Letta e soci riprecarizzano i giovani

Letta Enrico

Il governo Letta ha promesso 100 mila posti di lavoro per i giovani. Secondo il ministro di competenza Enrico Giovannini, la disoccupazione giovanile scenderà dell’8% e ci saranno avvicendamenti con chi è vicino alla pensione; proprio come nelle sostituzioni del calcio. È il meccanismo che l’esecutivo annuncia per rilanciare il Paese: incentivare il ricambio del personale, persino nella pubblica amministrazione.

La parola chiave dell’intero impianto è «flessibilità», che, abbiamo imparato a nostre spese, significa precarietà con sfruttamento permanente. Il ministro Giovannini usa il termine «flessibilità» ad effetto, con l’obiettivo di suscitare speranze occupazionali nella nostra generazione, che vede l’orizzonte sempre più nero.

Ma vediamo bene che cosa succederà in settimana, stando alle notizie di stampa e ai corridoi del palazzo. Dunque, per decreto legge il governo modificherà la riforma del lavoro Fornero, nella parte in cui essa prevede, per il rinnovo contrattuale, un’astensione obbligatoria del lavoratore di 60 o 90 giorni, a seconda che il rapporto a termine sia di sei mesi o di un anno. Per la precisione, Giovannini vorrebbe ridurre il predetto periodo, rispettivamente a 20 e 30 giorni. Il risultato sarebbe l’aumento di contratti a progetto fittizi, che nascondono veri e propri vincoli di subordinazione, servendo ai datori a risparmiare una serie di costi che incidono sui diritti dell’assunto.

Riassumiamo con un esempio piuttosto crudo, per visualizzare come il governo intende il lavoro e che cosa invece lo stesso deve essere.

Uno che porta cocaina dalla Colombia affronta dei rischi, ingoia ovuli riempiti di droga e, se va bene, incassa diverse migliaia di euro. Questo lavoro, illegale ma sacrificato, gli frutta. Ci sono mestieri leciti che fanno arricchire: basta una firma e il professionista prende 500-600 euro come niente. C’è poi il grande mondo dell’impresa, che oggi usa materie prime o materiali scadenti per risparmiare e guadagnare oltremodo. Soprattutto, molto spesso considera i lavoratori come numeri, e li spreme e sottopaga grazie al beneplacito del potere politico. Pensiamo agli operai dell’Ilva e a quanti fumi tossici hanno respirato finora, oppure ai metalmeccanici di Termini Imerese. Il lavoro comporta una produzione che genera ricchezze, di cui, con il sistema attuale, beneficiano solo pochi privilegiati; secondo proporzioni, in Italia, di assoluta iniquità.

Solo qualche settimana fa, il professor Stefano Rodotà ci ha ricordato, in un suo discorso, che il lavoro è il fondamento della Repubblica. Ciò significa che il governo e il legislatore devono adoperarsi, al di là di ogni retorica, per restituire dignità di vita e possibilità ai lavoratori, combattendo la precarietà e assicurando i diritti acquisiti nelle lunghe, memorabili battaglie per il benessere sociale.

Io e tutti gli altri parlamentari del Movimento Cinque Stelle ci impegneremo per il lavoro vero, consapevoli che Letta junior e sodali hanno già dato segnali totalmente contrari.

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