Lsu, l’emendamento pacco dei partiti

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Ieri in commissione Bilancio della Camera è passato un emendamento sui lavoratori socialmente utili (Lsu) e di pubblica utilità (Lpu). Promosso da Nuovo Centrodestra, Pd e Sel, è stato venduto come risposta definitiva alla precarietà di lungo corso. Con comunicati stampa furbi e celebrativi, costoro hanno calato il pacco a tanti meridionali: bisognosi, giovani, studenti, laureati, anziani e disabili; tutti penalizzati da politiche clientelari, contrarie allo sviluppo e agli stessi socialmente utili.

di Dalila NESCI

Da oggi, alfaniani e finti comunisti hanno in pugno migliaia di voti del Sud più inginocchiato. Lì il disagio è profondo: colpa della disaffezione al lavoro causata dall’uso perverso dei sostegni al reddito. I vecchi marpioni della politica prometteranno stabilità e rinvieranno i fatti alla conclusione di ogni tornata elettorale. Come sempre.

Così produrranno consensi con la speranza, una volta eletti, di trattare i propri affari fottendosene della crescita, dei crediti d’imposta, dell’imprenditoria giovanile e della meritocrazia nella pubblica amministrazione. Poi l’Italia crollerà sotto i colpi dei boia di Bruxelles, Francoforte e Washington. Le solite facce di bronzo diranno che non sapevano nulla e punteranno, se non fuggiti all’estero, a riciclarsi nella schiera dei renziani o di altri pupazzi del sistema.

Riguardo a Lsu ed Lpu, il Movimento Cinque Stelle aveva invece presentato un suo emendamento alla Legge di stabilità: sia per pagare gli arretrati del 2013, sia per destinare fondi a concorsi con cui coprire posti vacanti negli enti pubblici. Ce lo hanno bocciato, era previsto. Tanto è vero che in Calabria stavano già preparando una leggina regionale, attuativa della legge D’Alia, allo scopo di stabilizzare i precari – udite, udite – per un periodo di tempo determinato. La D’Alia è, si badi, quel provvedimento che non fa scorrere le graduatorie delle Forze dell’Ordine, in cui si trovano migliaia di idonei e vincitori di concorso. In Sicilia dicono: «Ci sunnu ‘i sperti pi fissa».

La Regione Calabria sapeva che a Roma sarebbe passato un emendamento per tenere ancora appesi i già precari Lsu ed Lpu. Anzi, quell’emendamento l’aveva chiesto direttamente la giunta regionale, in combutta con i finti avversari di Sel e del Pd.

Nel Mezzogiorno, e soprattutto in Calabria, la politica ha raggiunto l’eccellenza dell’asservimento. Se uno non lavora, se uno ha bisogno ci casca. È normale.

Negli ultimi 30 anni lo Stato ha dispensato più di 2,5 miliardi di euro per gli Lsu, in particolare a Napoli e Palermo, le città dei Bassolino, dei Cammarata e degli Orlando. Soldi pubblici utilizzati per fini elettorali. Secondo il Ministero del Lavoro, gli Lsu sono calati da 100 mila (anno 1999) a 15 mila (anno 2012). Tuttavia, gli stanziamenti sono rimasti sempre uguali: circa 100-110 milioni di euro, restando a calcoli prudenti. Ciononostante, gli arretrati non sono stati pagati. Dove sono finiti? Chi li ha presi?

Ancora, bisogna chiedersi se è accettabile, anche da Lsu ed Lpu, che vengano stanziati milioni pubblici senza programmazione, senza sapere quali siano le necessità reali degli enti utilizzatori e quante le risorse umane di ogni singola amministrazione. E bisogna domandarsi se con diversi miliardi di euro, quelli dati in 30 anni, non si potevano creare possibilità di altro lavoro produttivo; tanto per i socialmente utili quanto per i più giovani, cui lo Stato sta negando una scuola degna di questo nome, l’accesso nella PA, la ricerca scientifica, l’esercizio d’impresa e la futura PENSIONE.

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