M5S, attacco parlamentare al rigassificatore di Gioia Tauro

Firme 660

Attacco parlamentare di noi Cinque Stelle al rigassificatore di Gioia Tauro (Reggio Calabria). Oggi, 37 deputati abbiamo firmato e presentato un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, di mia iniziativa. L’atto mira alla sospensione della procedura amministrativa, in attesa del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che pretendiamo a tutti i costi.

di Dalila NESCI

Nelle scorse settimane, avevamo partecipato a un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, sottolineando l’esigenza di sicurezza e salubrità dei territori. In quella sede avevamo insistito sul fatto che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici deve avere sempre, in quanto organo terzo, l’ultima parola. Segnalo, infatti, che il parere del Consiglio è stato reso eventuale con il Decreto Sviluppo 2012.

Finora stiamo lavorando uniti con i comitati della Piana di Gioia Tauro e con le tante associazioni in campo. Così, abbiamo capito che il progetto del rigassificatore non fornisce garanzie di sicurezza. Grazie all’approfondimento dei comitati civici, sono emersi una serie di punti molto critici, a partire dalla mancanza della Valutazione ambientale strategica e di una polizza fideiussoria che garantisca l’impegno della società LNG. Per quanto abbiamo ricostruito, si tratta di un’opera inutile, che procurerebbe danni all’ecosistema e non darebbe quell’occupazione e quello sbocco industriale promessi sulle carte.

Soprattutto, la popolazione fu esclusa, come spesso, troppo spesso avviene in Italia. Nello specifico, la richiesta di referendum presentata dal Comitato di San Ferdinando fu rigettata sulla base di un presupposto giuridico sbagliato.

Nell’interrogazione appena presentata, oltre alla sospensione della procedura amministrativa fino al pronunciamento del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, come deputati Cinque Stelle abbiamo chiesto ai ministri dello Sviluppo e dell’Ambiente se non ritengano “necessaria una consultazione delle popolazioni interessate, finora esclusa per il Comune di San Ferdinando”.

Abbiamo poi domandato ai ministri di rispondere sulla mancanza di “garanzie fideiussorie previste dall’art. 18 punto 6 della Legge 84/94”. Inoltre, vogliamo che i ministri riferiscano sull’assenza, all’atto della concessione demaniale, “di certificazione antimafia”, questo proprio “in un territorio a forte condizionamento come la Calabria”.

Continuamo con gli interventi parlamentari, al di là delle sigle politiche, e lavoriamo per mantenere l’unità, necessaria, del fronte del NO.

5 commenti

  1. forza Dalila! Ma solo 37 ?!

  2. ottima iniziativa, ma resto perplesso: perchè hanno firmato solo 37 deputati dei circa cento 5 stelle che sono alla camera ? i 37 sono per caso del sud e gli altri non sono interessati ?

  3. Ciao Dalila,
    fate bene a curare attentamente gli aspetti procedurali, ma credo ci sia dell’altro dietro il rigassificatore di Gioia Tauro. Intanto le maggiori compagnie interessate all’affare sono per la stragrande maggioranza inglesi, shell in testa, ed è naturale che la Gran Bretagnaabbia interesse a crearsi un hub gassifero di approviggionamento in terra calabra per due ordini di motivi: il primo è che è conveniente degassificare e non costruire metanodotti, visto che la spesa l’hanno già fatta gli altri, il secondo è che Lloyd’s of London, il mercato di assicurazioni del Regno Unito che tratta grandi rischi, sta già ragionando sull’ipotesi di attivare polizze particolarmente alte per chi si avvicina con le proprie navi a questi siti, con il duplice scopo di guadagnarci, da una parte, ma sopratutto di costringere le grandi compagnie di trascipment ad abbandonare definitivmente Gioia Tauro per convergere su Malta (Protettorato inglese naturalmente) e rubandoci (unità d’italia docet) una reziosa fonte di sviluppo per la calbria

  4. Scusa per qualche strafalcione ma scrivendo in fretta capita, volevo aggiungere che sta occupandosi seriamente della cosa Antonio Mazzeo, un giornalista free lance.
    Probabilmente hai già letto qualche suo libro sul ponte o su altre inchieste e sarebbe il caso di prendere contatti anche con WWF e Legambiente che hanno aperto vertenze importanti sulla questione. Oltretutto in caso di incidente il raggio di temuto impatto si estende ad oltre 52 Kilometri, comprendendo anche lo Stretto di Messina ed il solo rischio sismico o terroristico dovrebbe caldamente sconsigliare simili impianti in terra Calabra e non solo

  5. Carissima On- Dalila Nesci: Questa e una storia infinita, a cominciare dalla centrale a carbone che volevano rifilarci con il ricatto dei posti di lavoro ora ci provano ancora con il rigasificatore, senza pensare ai cittadini di San Ferdinando. e tutti gli altri comuni della piana di G.T. Ma da come siamo rappresentati da questi parlamentari che fanno la fila per entrare nelle liste dei corrotti. cara Dalila la lotta e dura, quindi bisogna munirsi di scudi resistenti per ottenere un minimo di responsabilità civica della politica.

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