Ministro Saccomanni, rispondi sui crimini bancari?

Ministro Saccomanni

La storia di Antonino De Masi, vittima di usura bancaria, sembra dimenticata. L’imprenditore calabrese deve ancora essere risarcito dalle banche che lo trattarono peggio degli strozzini. Per ora niente si muove, c’è un silenzio assurdo e pericoloso. Intanto, le aziende di De Masi faticano, nell’indifferenza delle istituzioni per il lavoro e i lavoratori di questa importante realtà produttiva.

di Dalila NESCI

Nel luglio scorso presentai un’interrogazione parlamentare sui crimini bancari, scritta a partire dal caso ricordato. Oggi denuncio che da mesi non riesco a svolgere un successivo question time sulla vicenda, poiché ogni mercoledì il ministro dell’Economia (in foto, nda) non è presente, disponibile per rispondere. Né ci sono, purtroppo, i sottosegretari.

Nel question time, redatto a luglio dopo una conferenza stampa alla Camera insieme a De Masi, noi Cinque Stelle abbiamo chiesto al ministro dell’Economia se ritiene di agire per la revoca, nei confronti delle banche responsabili di reati e violazioni di legge, delle licenze e dei permessi necessari all’esercizio dell’attività, disponendo il tempestivo risarcimento dei clienti raggirati.

È infatti un assurdo che alle banche sia permesso di agire illecitamente e di far chiudere le aziende da cui hanno ricavato enormi profitti, come documentano ogni giorno anche i quotidiani nazionali. Continueremo a premere e a vigilare perché De Masi venga risarcito, come ha stabilito la Cassazione, e perché sia tutelato in pieno il risparmio privato, senza alcuna possibilità di speculazione da parte delle banche.

Sottolinea Nicola Morra, capogruppo M5S al Senato: «Sulla vicenda di De Masi, un eroe nell’Italia odierna, vogliamo chiarezza e sopratutto tempestività da parte dello Stato». «Dopo aver ottenuto ragione, per De Masi sarebbe gravissimo – prosegue il capogruppo dei senatori Cinque Stelle – vedere che anche la burocrazia è capace di abbattere la sana imprenditoria, vedere che concorre al danno anche una gestione politicamente distratta dell’azione risarcitoria che si deve all’imprenditore. Sarebbe gravissimo anche per tutti i cittadini che, in Calabria e fuori, attendono lavoro e si battono per conservarlo».

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