Ministro SE risponde su rigassificatore a Gioia. Ecco il testo, commentato

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Di seguito vi riporto integralmente la risposta che, dopo il sollecito dello scorso giugno, il ministro Flavio Zanonato (in foto, ndr) ha dato alla mia interrogazione sul rigassificatore di Gioia Tauro, firmata da altri 36 deputati Cinque Stelle. Per capire che cosa c’è dietro il linguaggio burocratico, nel testo inserisco brevi commenti in corsivo, evidenziati in grassetto e posti tra parentesi.

LA RISPOSTA DEL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Con riferimento all’interrogazione in oggetto, si vuole rilevare quanto segue:

1. Circa la richiesta di sospensione della procedura amministrativa in attesa del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (da ora CSLLPP), si conferma quanto contenuto nel decreto interministeriale di autorizzazione del 14 febbraio 2012, ed in particolare si richiama il combinato disposto degli art. 7, punto 1 e 4 e art. 8 punto 3, del decreto di autorizzazione, dai quali si evince l’obbligo della società di ottemperare alle prescrizioni di tutti gli Enti ed Aamministrazioni intervenuti nel procedimento, nonché a quelle del CSLLPP.

Si evidenzia, inoltre, che la verifica di ottemperanza delle prescrizioni è di pertinenza di ciascuna Amministrazione o Ente interessato (art.7, punto 2) sulla base del progetto definitivo che la Società dovrà redigere (art. 7, punto 4), e che “l’inizio dei lavori è comunque subordinato alla verifica di ottemperanza delle specifiche prescrizioni” (art. 8, punto 3), comprese quelle, eventuali, di pertinenza del CSLLPP, che saranno confermate anche nell’atto di concessione demaniale di imminente rilascio da parte dell’AP, dopo il parere favorevole espresso dal Comitato Portuale riunitosi in data 20 marzo 2013;

(Intanto, il ministro annuncia che il procedimento non verrà sospeso, anche in assenza del parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. In pratica se il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non esprime parere – come purtroppo si teme, dovendo peraltro essere investito in tal senso – Lng Medgas può realizzare l’impianto anche con i problemi sismici a suo tempo rilevati dallo stesso Consiglio.)

2. Per quanto riguarda la richiesta di una nuova “consultazione della popolazione” per permettere alla stessa di essere sentita, si conferma che il diritto alla informazione è stato soddisfatto in applicazione alla normativa vigente sia rigiardo alla comunicazione nelle fasi di VIA e di NOF (legge 349/1986 e s. m. e i. di cui al D.lgs 152/2006 e 4/2008), sia alla consultazione della popolazione ai sensi del D.lgs 334/1999.

In particolare:

a) la procedura di comunicazione/pubblicità è stata esperita, ai sensi della normativa vigente, mediante “Avviso” pubblicato su un quotidiano a diffusione nazionale e sul quotidiano più diffuso della Regione Calabria, una prima volta in data 5 novembre 2005, in occasione dell’avvio della procedura di VIA, con il deposito della documentazione (Progetto preliminare, SIA e relativa sintesi non tecnica) presso gli appositi uffici della regione, ai fini della consultazione da parte degli interessati ed alla produzione di eventuali osservazioni nei termini previsti.

Succesisvamente, in occasione della presentazione della documentazione integrativa al Progetto preliminare e al SIA richiesta dalla Commissione designata dal Ministero dell’Ambiente, oltre che della presentazione al CTR Calabria del Rapporto preliminare di sicurezza per l’avvio della procedura di pertinenza, è stata fatta una seconda pubblicazione con le stesse modalità sopra citate in data 4 novembre 2006;

b) la procedura di consultazione  della popolazione, richiesta sia dal Ministero dell’Ambiente in sede di prima riunione di conferenza dei servizi (20 settembre 2005), sia dal CTR Calabria nell’ambito del nulla osta di fattibilità (NOF) del 7 agosto 2007, è stata esperita dalla Società d’intesa con il coordinatore delle Commissioni Prefettizie dei tre Comuni, che – in mancanza, all’epoca, di una norma strutturata che disciplinasse le modalità della consultazione (carenza attuativa delle modalità di cui al comma 2 dell’art.23 del D.lgs 334/1999 da parte del Ministero dell’Ambiente e delle Regioni) – ha elaborato una procedura (mutuata dall'”Inchiesta pubblica” di cui all’Allegato IV al DPCM 27 dicembre 1988, opportunamente integrata) che è stata svolta nei modi sotto riportati.

(Si noti con attenzione, appena sopra, la formula “Commissioni Prefettizie dei tre Comuni”. Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando erano stati sciolti, all’epoca, per infiltrazioni mafiose. Ditemi voi se la popolazione poteva effettuare una serena consultazione, sulla scorta del combinato disposto delle norme avocabili.)

La procedura in questione, svoltasi nell’arco di due mesi, è stata avviata in data 14 maggio 2009, con l'”Avviso pubblico” pubblicato su un quotidiano nazionale e tre quotidiani a diffusione regionale, ed il contestuale deposito della documentazione progettuale presso le segreterie dei tre Comuni. L’avviso informava i cittadini che nelle date del 16-17-18 giugno 2009 nelle sedi dei tre Comuni di Rosarno, Gioia Tauro e San Ferdinando, la Società avrebbe illustrato il progetto e risposto alle domande dei cittadini. Lo stesso Avviso indicava lo svolgimento di una Assemblea intercomunale in data 14 luglio 2009 presso il Comune di Gioia Tauro, aperta alla popolazione interessata, nel corso della quale sarebbero state acquisite anche le eventuali osservazioni di merito presentate dagli interessati. Per un maggiore coinvolgimento della cittadinanza i tre incontri e l’Assemblea intercomunale sono stati precesduti, anche, da “manifesti murali” affissi negli appositi spazi dedicati dai tre Municipi.

Nel corso dell’Assemblea intercomunale citata, il Notaio dott. Stefano Poeta, designato dal Prefetto Bagnato alla verbalizzazione dell’incontro ed alla raccolta delle osservazioni presentate dai soggetti interessati, ha poi inoltrato l’intera documentazione al Ministero procedente dello Sviluppo Economico unitamente alla registrazione dell’evento su supporto informatico;

Con riguardo, invece, al tema del referendum richiesto dal Comitato “Rigassificatore: Voce ai Cittadini” di San Ferdinando in data 21 dicembre 2009 e respinto dalla Commissione Straordinaria dello stesso Municipio con nota del 2 febbraio 2010 sul presupposto che l’istituto del referendum, secondo quanto previsto nell’articolo 8 del D.Lgs 267/2000 e nell’art. 20 dello Statuto comunale, è riservato alle sole materie di competenza locale, si aggiungono le considerazioni che seguono:

L’istituto referendario è previsto dalla normativa vigente (legge 142/1990 e D.lgs 267/2000), la quale se da una parte demanda espressamente agli Statuti dei Comuni e delle Provincie la competenza a prevedere e disciplinare tramite Regolamenti attuativi (il Comune di San Ferdinando all’epoca ne era sprovvisto) forme di consultazione della popolazione e referendum consultivi su richiesta di un adeguato numero di cittadini, dall’altra pero lo limita alle materie di “esclusiva competenza locale“.

Inoltre poiché le irnrastrutture energetiche strategiche attengono a materie di interesse dello Stato, queste non sono esclusivamente di “competenza locale”, come riconosciuto anche dai giudici amministrativi. Si riporta allo scopo la sentenza del Tribunale Amroinistrativo Regionale Toscana del 21 febbraio 2008 n. 181, che ha sancito che “devono ritenersi inammissibili i quesiti referendari locali consultivi relativi alle procedure autorizzative per la realizzazione di  un  impianto di rigassificazione di GNL, atteso che tale forma di consultazione è consentita dalle disposizioni vigenti per le sole materie di esclusiva competenza locale “.  Appare evidente che, in ragione delle diverse amministrazioni coinvolte nella pronuncia di compatibilità ambientale e in virtù dei diversi interessi incisi, la realizzazione di un impianto di rigassificazione non può considerarsi  di  esclusiva  competenza  del comune”.

(Bene, si ripara dietro il fatto che la materia in oggetto non è di esclusiva competenza locale. Tuttavia, pur essendo molto seria e delicata, la consultazione avviene con i tre Comuni commissariati, privi, cioè, di un governo locale eletto dai cittadini.)

3. Per quanto attiene alla lamentata mancanza di garanzie fideiussorie, si precisa che il contenuto dell’intero art. 18 della legge 84/1994 e quindi anche del relativo art. 18, punto 6, lettera a, è riferito alle imprese portuali già autorizzate ai sensi dell’art. 16 alle operazioni e servizi portuali con occupazione di banchine, mentre le specifiche attività della LNG Medgas Terminal, con previsione di occupazione di specchi acquei esterni al porto e servitù di passaggio per una fascia interna al porto, sono regolate dal Cod. Nav. (R.D. 327/1942, artt. 36 e 52) e dal Regolamento per l’Esecuzione del Cod. Nav. (DPR 327/1952), che all’art. 17, prevede il pagamento di una cauzione la cui entità è determinata dall’Autorità Portuale, e costituirà uno degli adempimenti che la Società sarà chiamata a breve ad ottemperare, dalla stessa Autorità Portuale, unitamente all’accettazione della proposta di atto concessorio.

(Questo significa che, grazie al combinato disposto delle norme richiamate, Lng Medgas potrà agire tranquillamente, senza garanzie sugli impegni presi; anche quelli di natura occupazionale. La società aveva indicato nel proprio piano, depositato ufficialmente, 900 posti di lavoro complessivi, con tanto di proprio commento, a margine, sull’esagerazione della cifra. Rilevo, poi, che il ministro non ha risposto alla domanda, contenuta nella mia interrogazione, circa la presunta carenza, nel piano di fattibilità tecnico-economico, delle informazioni sul know how dell’azienda).

4. Con riferimento all’assenza  della certificazione antimafia, si precisa che la nuova normativa in materia di cui al D.lgs 159/2001 prevede che per importi di canone superiore a 150.000,00 euro, quale è il caso dell’impianto di rigassificazione di GNL di Gioia Tauro, la richiesta alla Prefettura della sede legale della Società (attualmente Roma), del certificato antimafia è di competenza dell’Autorità Portuale; pertanto la stessa Autorità dovrà provvedere a presentare detta richiesta in concomitanza all’inoltro, per accettazione, alla società dell’atto concessorio, ai fini del completamento della procedura di rilascio della concessione demaniale.

5  Con riferimento alla mancanza della valutazione ambientale strategica (VAS) si precisa che la normativa ambientale vigente (D.lgs N.152 del 3 aprile 2004 e s. m. e i. di cui al D.lgs N.4 del 16 gennaio 2008) prevede:

• la VAS quando la valutazione ambientale riguarda piani e programmi di intervento sul territorio, e quindi è attinente ai provvedimenti di pianificazione e programmazione di livello comunitario, nazionale e regionale;

•  la VIA quando la valutazione ambientale riguarda singoli progetti, come è caso dell’impianto di rigassificazione di Gioa Tauro.

In particolare con l’avvio del procedimento unico di cui all’art. 8 della legge 340/2000, la Società, d’intesa con il Ministero dell’Ambiente, ha accettato di presentare la documentazione per una VIA attinente all’intero impianto ed alle opere connesse, come verbalizzato nel corso della prima Conferenza dei servizi del 20 settembre 2005 presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La procedura di VIA è stata poi esperita dalla Commissione designata nel corso dei tre anni (novembre 2005-settembre 2008), sulla base del progetto preliminare e successive integrazioni ed approfondimenti prodotti dalla Società, che hanno portato alla emissione del Decreto di compatibilità ambientale con prescrizioni del 17 settembre 2008.

(Con questo espediente, essendo eventuale il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si scavalcano i problemi sismici, sulla cui importanza anche Asi Reggio Calabria ha recentemente lanciato l’allarme.)

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