I Cinque Stelle portano in procura e alla Corte dei conti il caso del direttore del Parco della Sila

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Siamo al Parco Nazionale della Sila. Lui potrebbe aver preso abusivamente 900mila euro in 9 anni: sarebbe inabile al lavoro ma messo a capo del Parco nazionale della Sila; lei, il commissario/presidente, finora tace. E allora il Movimento cinque stelle ha portato il caso alla Corte dei conti e alle procure di Roma e Cosenza.

 

di Dalila NESCI

 

Sulla nomina di Michele Laudati a direttore del Parco nazionale della Sila, con Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni abbiamo inviato un esposto alla Corte dei conti e alle procure di Roma e Cosenza, per l’accertamento di eventuali responsabilità penali e danni all’erario.

Nei giorni scorsi i 5 stelle avevamo presentato un’interrogazione parlamentare per sapere dal governo la verità sull’inabilità assoluta al lavoro che, stando al Corriere della Sera, Laudati avrebbe ricevuto ben prima di ottenere il ruolo di comando del Parco nazionale della Sila.

Se così fosse, Laudati avrebbe percepito circa 900 mila euro indebitamente, dal 2006 ad oggi, poiché riconfermato prima della nuova normativa sugli incarichi ai pensionati.

Tutto si potrebbe risolvere senza ricorso alla magistratura, se dai vertici dell’amministrazione pubblica ci fosse un senso di responsabilità e il dovuto rispetto per i cittadini.

Allo stesso Laudati e al commissario del Parco, Sonia Ferrari, avevamo chiesto pubblicamente di chiarire, di sapere se l’attuale direttore non è oppure è realmente inabile assoluto al lavoro, come scrisse Antonio Ricchio sul Corriere della Sera. Finora non abbiamo avuto risposta, come se la questione fosse trascurabile, come se non fossimo in tempi di ingiustizie e raggiri, in cui ai sacrifici e stenti dei più deboli corrispondono sprechi, abusi, privilegi e impunità dei piani alti.

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