Navi dei veleni: De Grazia morì per cause tossiche

«Fu conseguenza di una causa tossica». Così la commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti, a proposito della morte del capitano calabrese Natale De Grazia, che indagava sulle navi dei veleni. Si riapre dunque il caso e lo Stato dovrà tornare sulle navi dei veleni. In parlamento ci batteremo perché la famiglia del capitano abbia i risarcimenti dovuti e perché la giustizia faccia finalmente luce su un pericolo enorme, che forse giace silenzioso negli abissi del nostro mare.

di Dalila NESCI

«Fu conseguenza di una causa tossica». Così la commissione sul Ciclo dei rifiuti, a proposito della morte del capitano calabrese Natale De Grazia, che indagava sulle navi dei veleni. La perizia sulle cause del decesso è stata approvata dall’organo parlamentare. Firmata dal professor Giovanni Arcudi, l’indagine scientifica smonta le conclusioni della precedente, che attribuiva la morte di De Grazia a cause naturali. Il sito del comitato che porta il suo nome ne ricorda gli ultimi momenti: «Il comandante De Grazia muore il 13 dicembre 1995, improvvisamente a Nocera Inferiore, mentre si trasferiva da Reggio Calabria a La Spezia nell’ambito delle citate indagini».

Fatti inquietanti da ricostruire, anomalie, silenzi, complicità. Il militare della Marina investigò dal 1994, insieme al pool della Procura di Reggio Calabria. L’attenzione era su un vasto traffico di rifiuti tossici.

La vicenda di De Grazia è legata allo spiaggiamento presso Amantea (Cosenza) della Motonave Jolly rosso. Vi rientra l’omicidio in Somalia della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore di ripresa Miran Hrovatin. La verità non è mai emersa: quell’inchiesta fu insabbiata. Accadde lo stesso per la nave Cunsky, che il pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, deceduto da poche settimane, avrebbe ordinato di affondare vicino Cetraro (Amantea).

Questo lungo e controverso capitolo di storia italiana sarebbe finito nell’oblio, se non fosse stato per il lavoro di ricerca, denuncia e sensibilizzazione del comitato civico Natale De Grazia e di Legambiente.

Sempre il comitato De Grazia, precisa sul proprio sito che «il certificato di morte riporta quali cause del decesso le troppo generiche motivazioni “arresto cardio-circolatorio”. Il suo corpo fu sottoposto ad autopsia solo dopo una settimana dal decesso e presso l’ospedale di Reggio Calabria, anziché Nocera Inferiore dove era deceduto». «Agli esami autoptici – prosegue il comitato – non è stato concesso di assistere al consulente medico della famiglia che chiese di ripetere gli esami. La seconda autopsia fu assegnata allo stesso perito che condusse la prima e i risultati di questi ulteriori esami, che confermarono ovviamente i dati della prima, furono trasmessi alla famiglia dopo circa dieci anni».

Adesso, però, la novità è grossa: la nuova perizia certifica che De Grazia non morì naturalmente. Si riapre dunque il caso. Vuol dire che lo Stato dovrà tornare sulle navi dei veleni, che si troverebbero nei fondali calabresi.

In parlamento ci batteremo perché la famiglia del capitano abbia i risarcimenti dovuti, trattandosi di una triste morte per cause di servizio, e perché la giustizia faccia finalmente luce su un pericolo enorme, che forse giace silenzioso negli abissi del nostro mare.

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