Calabria, navi dei veleni: il dossier Cunsky


Navi dei veleni grafico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo recente la notizia della morte per cause tossiche del capitano Natale De Grazia (qui il link), mi sembra utile proporre un dossier sulla questione della nave Cunsky, che si pensava la ‘ndrangheta avesse affondato nei pressi di Cetraro (Cosenza). Si tratta di un contributo per l’approfondimento. Il caso fu chiuso rapidamente nel 2009. Tuttavia, da poco si è saputo che il governo dell’India ha smentito che la Cunsky fu lì demolita. Sorgono, dunque, dei dubbi sulla versione ufficiale. In parlamento il Movimento Cinque Stelle si batterà per la verità sulla vicenda e perché s’indaghi ancora sulle altre navi dei veleni che starebbero nei fondali calabresi. Ringraziamo per le ricerche e le denunce il Comitato Civico Natale De Grazia e le altre associazioni impegnate sull’argomento.

di Dalila NESCI

“Non era la ’Cunski’ la nave affondata al largo di Cetraro in Calabria”, “caso chiuso”. Così, in una conferenza stampa del 29 ottobre 2009 presso la Direzione nazionale antimafia (Dna), l’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e l’allora procuratore capo della Dna Piero Grasso. Presenti i procuratori di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo e Giuseppe Borrelli, e l’allora procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone.

Prestigiacomo precisò: “Non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri ‘Catania’, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della Prima guerra mondiale il 16 marzo 1917».

Lo stabilirono le ricerche della nave “Mare oceano” (qui i dati sui registri navali), noleggiata (a 40.000 euro al giorno) dal governo per svelare l’identità del relitto (articolo sul ritrovamento avvenuto nel settembre 2009) e verificare, nei pressi, eventuale inquinamento radioattivo delle acque.

Nella conferenza stampa fu detto che la nave ispezionata col robot calato dalla “Mare Oceano” era lunga 103 metri. Secondo due siti specializzati, i link appena sotto, la lunghezza del piroscafo “Catania” era inferiore.

Non tornerebbe, fece rilevare “la Repubblica”, qui e in basso il link, l’attribuzione dell’identità del relitto.

Non si leggeva, secondo il quotidiano, la scritta “Catania” nelle foto mostrate in conferenza. Colpa di cime nuovissime, scrisse Repubblica, che nella conferenza del 29 ottobre 2009 vennero ritenute “probabilmente” calate dalla “Copernaut Franca”, la nave, di proprietà del fratello dell’allora assessore calabrese all’Ambiente Silvio Greco, con cui furono effettuate le prime indagini.

Anche il quotidiano “il manifesto” espresse delle perplessità collegate al divieto di pesca nella zona (nel 2007, con analisi che rivelarono tracce di cadmio, merculio e cobalto), che si possono leggere a questo link (corsivo sul numero del 30 ottobre 2009, a pag. 6).

Sul quotidiano dello stesso giorno, sempre a pag. 6 si legge, poi, che la nave “Catania” fu affondata in un altro punto.

Su “Strill.it”, le questioni poste dal giornalista Claudio Cordova a proposito del ritrovamento della “Catania” e non della “Cunski”. Scrisse Cordova:

“…il Procuratore di Paola, Bruno Giordano, il primo a indagare, con grande impegno, sul relitto di Cetraro, prima che il fascicolo fosse trasferito alla Dda di Catanzaro: ’Se sia davvero la nave di cui parla il pentito Fonti, questo lo dirò solo quando avremo tutte le prove. Certo, una serie di elementi lo fanno pensare: la lunghezza complessiva, tra i 110 e i 120 metri, la relativamente recente costruzione, perché non presenta bullonature ma le lamiere sono saldate, il fatto che non sia registrata come affondata, tutto ciò fa pensare che sia una delle tre navi indicate dal pentito’. Insomma, nei giorni successivi allo scorso 12 settembre, data in cui, per la prima volta, si sa qualcosa sul relitto di Cetraro, Giordano manteneva la giusta cautela, ma sembrava convinto della veridicità delle affermazioni di Fonti. Molto più esplicito era stato, per esempio, Nicola Maria Pace, attuale procuratore di Trieste che, nella sua carriera, si è occupato di navi dei veleni di concerto con il giudice Francesco Neri e il Capitano della Marina Militare, Natale De Grazia. Commentando il memoriale di Fonti, Pace aveva detto: ’…riproduce e si sovrappone, con una precisione addirittura impressionante, agli esiti di indagini che ho condotto proprio come procuratore di Matera, partendo dalla vicenda della Trisaia di Rotondella e proseguendo con la tematica dello smaltimento in mare di rifiuti radioattivi, su cui svolsi delle indagini in collegamento investigativo con la procura di Reggio Calabria’.

Sarebbe interessante sapere, oggi, cosa pensano dei risultati ottenuti dalla nave ’Oceano’ quella che il Ministero dell’Ambiente ha inviato in Calabria per gli accertamenti e che, secondo alcuni, non sarebbe attrezzata per una simile opera: ma Giordano e Pace sono magistrati competenti e responsabili, quindi difficilmente interverranno in indagini che non sono più sulle loro scrivanie.

Sarebbe altresì interessante capire perché, circa un anno e mezzo fa, il Dipartimento di Reggio Calabria dell’Arpacal abbia evidenziato nelle acque di Cetraro, esaminando le specie ittiche per i radionuclidi appartenenti alle famiglie dell’uranio, del torio e del cesio, la presenza di tracce di Cesio 137“.


Le perplessità, il dossier

-  Il dossier di “L’espresso”. Testimonianze e notizie

-  La “Mare Oceano” è di Diego Attanasio, armatore coinvolto nel caso Mills-Berlusconi

-  Quattro navi, il documento segreto della Commissione d’inchiesta

-   I dubbi di Legambiente


Per approfondimenti sulla vicenda

Il comunicato ufficiale sul sito del Ministero dell’Ambiente

Il caso Cetraro è chiuso. Il relitto a largo delle coste della Calabria «non è la nave dei veleni ma è la nave passeggeri “Catania”, costruita a Palermo nel 1906 e silurata nel corso della Prima guerra mondiale il 16 marzo 1917». Lo ha affermato il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nel corso di una conferenza stampa organizzata con il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso nella sede della Direzione nazionale antimafia di via Giulia, a Roma. Nell’incontro con la stampa si è anche sottolineato che nella zona non c’è traccia di inquinamento radioattivo.

La conferenza stampa prevista per domani «è stata anticipata ad oggi per rassicurare la popolazione calabrese e tutta l’opinione pubblica», ha aggiunto il ministro.

Si chiude così un caso che ha destato profondo allarme e polemiche roventi sull’utilizzo che si è fatto delle notizie sull’inchiesta in corso in Calabria sulla base delle affermazioni di un pentito di mafia. Timori sparsi a piene mani, ma dimostratisi ingiustificati, che hanno portato molta paura tra i cittadini, hanno inibito l’attività di pesca e creato allarme tra gli operatori turistici. Un aspetto, questo, sottolineato con forza dal ministro Prestigiacomo, che ha detto: «Vicende come queste vanno seguite con più prudenza e responsabilità. Abbiamo registrato un tentativo di soffiare su questa vicenda da parte di chi, amministratori e sindaci, avrebbero dovuto agire con più cautela». «Abbiamo registrato – ha sottolineato ancora il ministro – ostilità a tutti costi delle autorità regionali verso il governo. Oggi è giusto rassicurare al più presto l’opinione pubblica e la popolazione calabrese».

D’altronde i primi rilievi della nave “Mare Oceano”, appositamente inviata dal ministero sul luogo del ritrovamento, avevano già escluso zone di contaminazione radioattiva. Il procuratore Grasso ha spiegato che «Fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri sono da escludere tracce di contaminazione radioattiva». Per Grasso, insomma, «Il caso è chiuso» anche se non bisogna abbassare la guardia.


I dati del piroscafo Catania, tra cui lunghezza e coordinate del punto di affondamento

I dati del piroscafo “Catania”, affondato nel 1917 – a circa cinque chilometri dal luogo del relitto di Cetraro, secondo “il manifesto”

Dati del “Catania” su Miramar Ship Index. L’imbarcazione risulta lunga 95,8 metri, e non 103 metri, come dichiarato dal governo nella conferenza di ieri


Come i quotidiani riportarono sul web le notizie date nella conferenza stampa

Le coordinate non coincidono, apparve su “il manifesto” del 31 ottobre 2009

Pagina web di “Repubblica” sulla conferenza del 29 ottobre 2009

Pagina web di “Il Giornale”

Pagina web di “Il Corriere della sera”

Pagina web di “L’Unità”

Pagina web di “La Stampa”

Pagina web di “Il Quotidiano della Calabria”

Pagina web di “Il Mattino”


Il problema delle coordinate

Coordinate della “Catania”, secondo i dati dei registri navali: 39.32N, 15.42E

Coordinate punto da cui è stato calato il robot della “Copernaut Franca”, che ha individuato il relitto al largo di Cetraro: 39 gradi 28.50 primi nord, 15gradi 41.57 primi est

 


Contributi multimediali

L’intervista del pentito di ’ndrangheta Francesco Fonti a “L’Espresso”

Le immagini del 12 settembre del relitto al largo di Cetraro

Le proteste di cittadini calabresi dopo le dichiarazioni del governo nella conferenza stampa del 29 ottobre 2009. “Non credibile esame sulla radioattività”, dicono. Parla anche un malato di linfoma di Hodgkin

Il giornalista calabrese Arcangelo Badolati sulle dichiarazioni del pentito Francesco Fonti, che lo stesso non ritiene attendibile

“La nave ’Catania’ era segnalata su tutte le carte nautiche”, dice un pescatore calabrese


Il quadro generale

La ricostruzione di Fonti in un’intervista a Riccardo Bocca, giornalista di “L’Espresso”

I veleni in Calabria

Calabria al veleno, articolo di Riccardo Bocca


Che cosa chiesero i cittadini dopo le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente

Il Comitato Natale De Grazia


Le mobilitazioni

La manifestazione nazionale del 24 ottobre 2009 ad Amantea (Cosenza)

La petizione promossa da “Il Quotidiano della Calabria”

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