‘Ndrangheta: Cosco Confessa l’omicidio di Lea Garofalo. Ora proteggiamo Denise

Lea Garofalo 11

 

La confessione di Carlo Cosco, che al processo d’appello a Milano ha detto d’aver ucciso in un raptus Lea Garofalo, sua ex compagna e coraggiosa testimone di giustizia, porta a sperare che le ipotesi sulla premeditazione dell’assassinio trovino riscontro in sede giudiziaria. Nonostante la condanna di Cosco in primo grado, si sta verificando, ovviamente, se c’è un piano di ‘ndrangheta dietro all’omicidio di Lea.

Tuttavia, con le dichiarazioni del pentito Carmine Venturino e con la preziosa testimonianza di Denise, figlia di Lea, sta emergendo lo scenario dei fatti.

Si tratta di una storia di coraggio di donne, quello di Lea e Denise, e dall’altra parte di una viltà senza precedenti. Non si può usare violenza a nessuno, specie a una donna. In questo caso, poi, pare che si vogliano nascondere delle ragioni mafiose, considerato il ruolo che Lea ebbe, raccontando agli inquirenti vicende di sua conoscenza sui clan di ‘ndrangheta che a Milano si contendevano il primato della cocaina.

Come donna sono colpita dalla forza delle due donne, ma devo anche rilevare la solitudine e l’abbandono in cui fu lasciata Lea. Se lo Stato fosse stato più attento, più vigile e più vicino, forse Lea non sarebbe morta. Confido, comunque, nella giustizia e nell’impegno collettivo delle associazioni, dei giornalisti e delle istituzioni che lottano contro le mafie.

Ora il dovere di tutti, a partire dalla politica, è proteggere Denise.

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