‘Ndrangheta, dopo “Jonny” la chiesa calabrese usa parole forti

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Apprezzo molto la posizione, conseguente all’inchiesta “Jonny”, di monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabrese, per cui tra Chiesa e ‘ndrangheta e non deve esserci possibilità di equivocare, ma al contrario netta e radicale antitesi. A prescindere dal credo di ciascuno, il messaggio dell’arcivescovo fa riflettere la politica, spesso debole e rassegnata, a volte collusa e perfino diretta da cupole mafiose. Prezioso il riferimento del religioso al Vangelo come baluardo contro la penetrazione di interessi criminali, come guida cristiana e sorgente morale, come eredità distintiva e simbolo di valori che non si possono tradire. Altro spunto di profonda riflessione è il riferimento di monsignor Bertolone alla figura profetica di padre Pino Puglisi, morto per difendere lo spirito di giustizia cristiano, proprio come l’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, don Peppe Diana e altri sacerdoti coraggiosi, che, al contrario di uomini della Chiesa calabrese, non si sono mai piegati alla violenza criminale. La guerra alla ‘ndrangheta condotta dal procuratore Gratteri e dai suoi collaboratori sta determinando anche significative reazioni civili e religiose, di cui in Calabria c’è bisogno come il pane. Ogni giorno la magistratura fornisce risultati ed esempi nell’intera regione. Tuttavia, ciascuno di noi è chiamato a fornire un contributo, non solo politico in senso stretto, per sconfiggere la diffusa cultura mafiosa, fatta di opportunismo, ambiguità, riverenze, atteggiamenti istituzionali morbidi o, peggio, silenzi inaccettabili.

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