Nomine dei vertici sanitari: il pasticcio di Oliverio e Scura

oliverio scura

 

La nomina dei vertici della sanità calabrese era un problema con la giunta Scopelliti – Stasi ed è un problema con la giunta Oliverio. Sono intervenuta ancora una volta evidenziando il pasticcio compiuto dall’amministrazione regionale.

 

di Dalila NESCI

 

All’indomani del mio incontro con i commissari alla sanità della Calabria, sono tornata ancora una volta sulle recenti nomine dei vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione. E l’ho fatto con una doppia azione: ho presentato infatti un’interrogazione parlamentare ai ministri della Salute e dell’Economia e inviato una lettera al governatore regionale Mario Oliverio, alla commissione per il rientro sanitario presieduta da Massimo Scura, al dg del dipartimento Salute della Regione Calabria Bruno Zito e ai vecchi e nuovi nominati.

L’obiettivo è uno soltanto: il rispetto delle regole, essenziale per la prosecuzione del piano di rientro.

È necessario che ci sia la massima chiarezza e uniformità nelle procedure di assegnazione degli incarichi di vertice della sanità calabrese, il cui cammino per ripianare il debito non può avere ambiguità od opacità amministrative, perché ciò significherebbe che il rientro è in primo luogo funzionale a riprovevoli mire ed equilibri di potere, diametralmente opposte al diritto alla salute che si deve a chi vive o dimora in Calabria.

Ieri, come detto, ho incontrato a Catanzaro il commissario Massimo Scura e il subcommissario Andrea Urbani, cui aveva chiesto un atto di recepimento delle nuove nomine sanitarie deliberate dalla giunta regionale, anche sottolineando l’inconferibilità per legge dell’incarico di commissario dell’Asp di Reggio Calabria a Santo Gioffrè, in quanto già candidato a sindaco di Seminara (Reggio Calabria). Nella lettera ho precisato: “O per le nomine in questione la giunta può procedere in autonomia, e allora poteva farlo anche quando era guidata dal presidente facente funzioni Antonella Stasi, oppure occorre sempre un atto di recepimento del commissario governativo. Questa ultima ipotesi, risulta alla scrivente, era sostenuta dal dg del dipartimento regionale per la tutela della salute, Bruno Zito”.

Insomma, giocoforza occorre un atto della stessa specie giuridica per revocare le nomine a suo tempo effettuate dal commissario Luciano Pezzi, sicché l’ultima deliberazione della giunta regionale non produrrebbe, per sua natura, codesto effetto. Resterebbero in carica, dunque, i direttori generali facenti funzione incaricati da Pezzi, i quali potrebbero anche realizzare interruzione di pubblico servizio, se abbandonassero i loro uffici.

Le regole e i princìpi – ho specificato nella lettera, in cui peraltro ho anticipato che presenterò anche un esposto a procura e Corte dei conti in caso di inerzia dei destinatari – valgono sempre, non soltanto per l’avversario politico nel gioco della democrazia. Nella pubblica amministrazione, poi, come presupposto necessario vanno acquisite, nello specifico, dichiarazioni dei nominati sull’assenza di cause ostative, d’incompatibilità od inconferibilità.

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