Oggi i 25 anni dalla strage di via d’amelio

L’eredità culturale e morale di Paolo Borsellino è viva: non ha confini, non si perde nell’ipocrisia e nell’apparenza del potere politico. Vi posto una mia riflessione diretta.

Oggi ricorrono i 25 anni dall’assassinio di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Pezzi dello Stato hanno provato a seppellire la verità, a nascondere che quella strage fu permessa, come altre impunite, dal potere pubblico.

Negli anni la memoria dell’opera di Borsellino è stata divulgata da una società civile sana e reattiva, che ha saputo contrastare l’opportunismo politico, l’ipocrisia del potere e la sfacciataggine di chi si è presentato in via d’Amelio con corone di fiori e lacrime finte, probabilmente per assicurarsi che il magistrato fosse morto per davvero.

Borsellino è più vivo che mai. Ci scuote, ci sprona, ci spinge a lottare per la giustizia e la democrazia: a Sud come a Nord, dove ministri, presidenti, sindaci e assessori hanno fatto piazza pulita dei diritti e delle leggi, distruggendo la sanità, il lavoro, la scuola, l’economia, l’ambiente, i trasporti, le pensioni e i servizi pubblici.

Lasciatemi dire che non mi spaventa affatto subire ogni giorno l’odio e i veleni di soggetti asserviti al sistema. Vuol dire soltanto che compio il mio dovere; lo faccio grazie all’esempio di eroi come Borsellino e Giovanni Falcone, i quali, pure offesi all’inverosimile e abbandonati dallo Stato, non hanno mai smesso di combattere e di credere in un futuro migliore. In primo luogo per i più giovani.

Perciò non ha senso ricordare il sacrificio di questi santi laici, se poi nel quotidiano si tace, ci si volta dall’altra parte per ricevere un favore, un incarico, una copertura. Basta con le doppiezze, con l’apparenza, con le parole facili: siamo chiamati alla coerenza, che ha un prezzo alto ma ci restituisce la dignità umana che ci ha tolto la mafia di palazzo.

Vengo dall’antimafia civile, che mi ha insegnato a distinguere, a dubitare, a pormi delle domande, a rifiutare il compromesso, a metterci la faccia, a denunciare e a costruire l’alternativa nella condivisione, con l’impegno, lo studio e il coraggio.

Grazie a Paolo Borsellino e a quanti, con umiltà e fiducia, in ogni luogo d’Italia contrastano la prepotenza nelle pubbliche amministrazioni e alimentano la solidarietà e la speranza.

Photo credit: Cover Morganti

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