Ospedali, M5S blocca favori ai privati

Intesa 5

 

 

 

 

 

 

 

Nella scorsa notte abbiamo soppresso l’articolo 27 del decreto-legge sulla pubblica amministrazione. Con una mia interrogazione – più sotto il testo – avevamo denunciato che la norma era una porcheria: favoriva i privati e, andando contro la Costituzione, impediva alle Regioni di organizzare la sanità sul territorio.

di Dalila NESCI

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin vuole chiudere una settantina di ospedali pubblici, con il Patto per la Salute. Se ieri non fossimo intervenuti alla Camera, Lorenzin avrebbe completato l’opera di distruzione consentendo ai privati di aprire cliniche e case di riposo a volontà, senza il consenso della Regione.

Con un emendamento, invece, noi M5S abbiamo proposto la soppressione dell’articolo 27, che forse ha già favorito l’imprenditore Massimo Marrelli, marito dell’attuale governatrice della Calabria Antonella Stasi, del Nuovo Centrodestra come il ministro della Salute Lorenzin (in foto, da sinistra, Lorenzin e Stasi, nda). A Crotone Marrelli sta aprendo una clinica oncologica, mentre la Regione Calabria ha affossato analoga struttura che finanziava, cioè la Fondazione Tommaso Campanella.

Tramite comunicato, stamani ho chiesto a Stasi di dire ai calabresi se il marito aprirà la clinica oncologica senza il consenso della Regione Calabria. La norma soppressa, infatti, potrebbe già aver prodotto i suoi effetti, favorendo l’apertura della clinica di Marrelli senza la verifica della Regione rispetto al fabbisogno nel territorio. Vedremo se Stasi chiarirà o sceglierà di tacere.

 

 

 

PER CHI VUOLE APPROFONDIRE, IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

NESCI, COLONNESE, GIORDANO e CECCONI. — Al Ministro della Sanità. — Per sapere – premesso che:

con il comma 2 dell’art. 27 del Decreto-legge 90/2014 è abrogato il comma 3 dell’art. 8-ter del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502;

il suddetto comma abrogato prevedeva che, per la realizzazione di strutture sanitarie e sociosanitarie, ogni comune acquisisse, nell’esercizio delle proprie competenze in materia di autorizzazioni e concessioni di cui all’art. 4 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398 (convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 493 e successive modificazioni), la verifica di compatibilità del progetto da parte della regione;

in ordine a tale verifica, lo stesso comma abrogato stabiliva che fosse effettuata in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale delle strutture presenti in ambito regionale, anche al fine di meglio garantire l’accessibilità ai servizi e valorizzare le aree di insediamento prioritario di nuove strutture;

la riferita abrogazione – che nel testo del Decreto-legge 90/2014, cosiddetto «sulla Pubblica Amministrazione», è definita nei termini della «semplificazione» nel titolo dell’articolo 27 che la dispone – realizza di fatto una piena liberalizzazione delle strutture sanitarie e sociosanitarie, poiché la regione non opera più la verifica di compatibilità del progetto e dunque possono aprire nuove strutture senza che la stessa debba considerare lo specifico fabbisogno complessivo in rapporto al territorio;

sulla scorta di quanto riassunto, con la disposizione abrogativa introdotta possono sorgere, in una stessa regione, in una certa area territoriale, n strutture con le medesime specificità sanitarie, in un regime di concorrenza pubblico-privato che nel medio-lungo periodo – a parere degl’interroganti – renderà non più competitivo il settore pubblico, ciò per via delle forti riduzioni di spesa già avvenute, della chiusura di piccoli ospedali pubblici prevista nel «Patto per la Salute» 2014-2016, dei futuri tagli imposti dall’aziendalizzazione della sanità come dal meccanismo primario di formazione del debito pubblico e, per ultimo, a causa della rimodulazione dei servizi legata ai rientri dal debito sanitario di Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Puglia e Sicilia;

per l’articolo 32 della Costituzione la Repubblica ha il compito di tutelare la salute  «come fondamentale diritto dell´individuo e interesse della collettività»;

la Legge n. 833 del 1978 istituì il Servizio sanitario nazionale, pubblico, universalistico, solidaristico, finanziato attraverso la fiscalità generale;

il Decreto legislativo 502/92, così come modificato ed integrato dal Decreto legislativo 517/93, nel confermare la tutela del diritto alla salute delineato dalla Legge 833/78, disegnò un modello organizzativo di aziende sanitarie, con una regionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, costituito dai Servizi sanitari regionali;

il Decreto legislativo n. 229/99 completò il processo di regionalizzazione del sistema e aziendalizzazione delle strutture, anche potenziando il ruolo dei Comuni nella programmazione e nella valutazione dei servizi;

con il Decreto legislativo n. 56/2000 si affermò più compiutamente l’evoluzione in senso federalista del sistema di tutela della salute, le cui basi furono poste con il Decreto legislativo n. 112/98;

la riforma generale della sanità in senso federalistico fu apportata con la revisione del titolo V, parte II, della Costituzione, attuata con la Legge n. 3/2001, che reca i presupposti per la futura approvazione di nuove e distinte discipline regionali della sanità pubblica;

di fatto, con l’art. 27 del Decreto-legge 90/2014, le regioni sono state private di prerogative nell’organizzazione dei servizi della sanità in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale, dal momento che è stata (loro) tolta  la verifica del progetto circa la realizzazione di ogni nuova struttura sanitaria o sociosanitaria;

l’abrogazione di cui all’art. 27 del Decreto-legge 90/2014 potrebbe portare, a parere degli interroganti, a situazioni di conflitto tra regioni e Stato, oltre che – come più sopra accennato – a un’alterazione del regime di concorrenza vigente in ambito sanitario;

a pagina 14 del giornale Il Quotidiano della Calabria del 9 luglio 2014, in un articolo di Giacinto Carvelli è riportata la replica dell’imprenditore Massimo Marrelli, titolare di una clinica oncologica e ortopedica con 72 posti letto di prossima apertura a Crotone, alle diverse voci – tra cui il sito della testata Il Corriere della Calabria – per cui egli avrebbe tratto vantaggio dalla richiamata abrogazione, favorita dal fatto di essere il marito di Antonella Stasi, presidente facente funzioni della regione Calabria e – si legge nell’articolo – dello stesso partito dell’attuale ministro della Salute Beatrice Lorenzin, cioè il Nuovo Centrodestra;

la suddetta clinica del Marrelli non ha ancora ricevuto l’autorizzazione di cui all’art. 8-ter del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502;

la regione Calabria, soggetta a piano di rientro dal debito sanitario, si trova, per quanto concerne la concreta gestione della sanità, in una situazione molto delicata e anche bloccata, conseguente alla sospensione del governatore regionale Giuseppe Scopelliti, intervenuta per una condanna ricevuta in primo grado, con interdizione perpetua dai pubblici uffici;

la citata sospensione ha prodotto effetti anche in ordine all’incarico di commissario governativo per il rientro, tanto che l’Avvocatura dello Stato ha dovuto richiamare la regione Calabria per una serie di atti, in materia sanitaria, firmati dallo Scopelliti in qualità di commissario straordinario, pur dopo il provvedimento sospensivo;

allo stato attuale esiste nella regione Calabria, pertanto, una situazione di paralisi per l’amministrazione della sanità, per la complessità della quale, ove fosse rimasta in vigore la norma abrogata dall’art. 27 del Decreto-legge 90/2014, oggettivamente avrebbe potuto subire ritardi od altri esiti sfavorevoli la verifica – da parte della regione – di compatibilità del progetto di ogni nuova struttura sanitaria o sociosanitaria effettuata in rapporto al fabbisogno complessivo e alla localizzazione territoriale;

la “Fondazione Tommaso Campanella” è, come risulta sul sito Internet ufficiale, un istituto scientifico privato appartenente alla regione Calabria e alla facoltà di Medicina dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, con 80 posti letto per le principali attività mediche e chirurgiche, che vanno dalla Oncologia medica alla Chirurgia oncologica;

la suddetta fondazione – per quanto giuridicamente sia un ibrido (privato-pubblico) e la sua sorte, in bilico, dipenda da trattative economiche e transazioni in corso con la regione Calabria – rimane un riferimento sul territorio per le cure oncologiche, con evidente, oggettiva posizione di conflitto della presidente facente funzioni della regione Calabria, contemporaneamente moglie dell’imprenditore Marrelli che a Crotone, anche per via della nuova normativa (semplificata) in tema di autorizzazioni alla realizzazione di strutture e all’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie, si accinge ad aprire una struttura privata di analoghe specificità sanitaria e possibilità di ricovero –:

se con il governo non intenda disciplinare le autorizzazioni di cui all’art. 8-ter del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, reintroducendo la norma caduta con l’abrogazione della disposizione di cui al comma 3 del medesimo articolo, questa prescritta dal comma 2 dell’art. 27 del Decreto-legge 90/2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

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