Partiamo dalla lotta al voto di scambio

novotoscambio2Insieme agli amici del Movimento Cinquestelle mi sono candidata sapendo una cosa: il cambiamento, annunciato dai partiti con retorica e ipocrisia sconfinate, dipende da noi. Dipende da quanto sapremo lottare contro il maledetto interesse personale, che sta alla base del voto di scambio e costituisce il male di cui dobbiamo singolarmente liberarci.

di Dalila NESCI

L’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia) conferma l’allarme ‘ndrangheta. Un dato è tremendo: 8 i comuni calabresi sciolti per infiltrazioni, nel primo semestre del 2012. Nel rapporto, la Dia si concentra sul voto di scambio, spesso difficile da provare. Nel documento si legge: «Taluni potentati mafiosi tentano di imporre candidature per le consultazioni amministrative, ponendo un vulnus all’esercizio della funzione d’indirizzo politico».

Con l’addebito di affinità con la ‘ndrangheta, finirono in carcere, del Pdl, i consiglieri regionali calabresi Santi Zappalà, Franco Morelli e Antonio Rappoccio. La Procura di Milano considera Morelli la sponda politica dell’imprenditore Giulio Lampada, a sua volta ritenuto curatore d’affari del clan Condello. Il processo è in corso: tecnicamente si tratta d’imputazioni, ma è sconcertante il quadro di rapporti, interessi e metodi impiegati dal presunto sodalizio criminale.

Morelli è un amico politico di Gianni Alemanno, grazie al quale ottenne il finanziamento di misure d’assistenza per centinaia di disoccupati calabresi, da tempo appesi agli esiti elettorali. Il fatto è del 2005, Alemanno era ministro per le Politiche agricole e Morelli capo di gabinetto del governatore della Calabria Giuseppe Chiaravalloti, che in seguito fu nominato vicepresidente del Garante della Privacy. Morelli si buttò politica e nel 2010 conquistò l’elezione in Consiglio regionale con 13.671 preferenze. Diventò subito presidente della commissione consiliare «Bilancio, programmazione economica ed attività produttive».

Bisogna allora chiedersi che cosa è cambiato nella nostra terra. Dobbiamo domandarci quanto le parole dette e scritte, le manifestazioni e le testimonianze – intanto quelle di Lea Garofalo e di Pino Masciari – abbiano colpito il familismo e la paura della libertà che permettono alla ‘ndrangheta, armata o politica, di condizionare la nostra vita portandoci all’emigrazione o alla rassegnazione.

Che cosa è realmente il voto di scambio? Ci aiuta darne soltanto una definizione penalistica? Possiamo tirarci fuori da un discorso sulle nostre responsabilità?

Insieme agli amici del Movimento Cinquestelle mi sono candidata sapendo una cosa: il cambiamento, annunciato dai partiti con retorica e ipocrisia sconfinate, dipende da noi. Dipende da quanto sapremo lottare contro il maledetto interesse personale, che sta alla base del voto di scambio e costituisce il male di cui dobbiamo singolarmente liberarci.

Nella loro comunicazione pubblica, nei comizi, nei comunicati e sul web, i partiti si proclamano portatori di un’ideologia. Liberismo, comunismo, socialismo e altro. Appena conviene, però, gli stessi partiti calpestano questa ideologia di cui si professano eredi, questa tradizione culturale che darebbe loro una particolare nobiltà politica. Lo fanno, come sempre, con alleanze e passaggi di casacca vergognosi. Inoltre, i partiti nascondono la loro mancanza di orizzonti e di coerenza con feticci di berlusconiana introduzione (i filosofi e le ballerine del Cavaliere), ripresi dall’altra sponda: gli eroi «giovani e belli» stile De Magistris, per citare Francesco Guccini, o i «partigiani della Costituzione» alla Ingroia, perfetto per il gioco delle parti che finora ha animato l’entusiasmo popolare.

In ultimo contano sempre i fatti nudi e crudi. E il giudizio profondo, le scelte di ciascuno di noi.

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