Passa alla Camera “Elezioni pulite” – VIDEO dall’aula

Dalila Nesci

La Camera dei Deputati ha approvato con 334 voti favorevoli e 13 contrari il disegno di legge 5 stelle «Elezioni pulite», di cui sono stata stata prima firmataria e relatrice. Toccherà al Senato completarne l’iter. Il testo contiene norme per evitare brogli elettorali: divieto di assumere nelle società partecipate 60 giorni prima e dopo le elezioni, urne trasparenti, visibilità dell’elettore in cabina, riserva ai disoccupati del 50% dei posti da scrutatore, possibilità di votare fuori sede in caso di referendum e divieto, ai condannati dal primo grado per reati di mafia e contro la pubblica amministrazione, di presiedere seggi, esteso ai parenti dei candidati.

 

 

IL TESTO DELL’INTERVENTO ALLA CAMERA

 

Signor presidente, colleghi deputati,

eccoci alla prova del nove.

Oggi siamo chiamati a decidere su una proposta di legge che costituisce un primo argine alla possibile alterazione del voto all’interno dei seggi. Si tratta di uno strumento semplice quanto utile a sostegno della democrazia: per scoraggiare brogli, manovre e patti elettorali che appartengono, purtroppo, alla storia repubblicana.

Nella proposta di legge sono previste alcune norme importanti quanto ovvie: la trasparenza dell’urna, la visibilità dell’elettore nella cabina elettorale e il divieto che i presidenti di seggio siano parenti dei candidati oppure condannati per mafia o per reati contro la pubblica amministrazione.

All’elettore sarà comunque garantita la libertà e segretezza del voto. In ogni caso gli verrà più difficile compiere movimenti sospetti o illegali, perché la cabina non sarà – come invece è adesso – completamente coperta.

Naturalmente, si tratta di un inizio: non pensiamo d’aver risolto il problema dei condizionamenti elettorali o del voto di scambio, che impegnano la magistratura e le forze dell’ordine: con costi a carico della comunità e con gravami per la macchina giudiziaria, già ingolfata dalla questione morale interna alla politica.

Per onestà intellettuale, questo testo di legge ha avuto la collaborazione delle forze politiche di maggioranza. Siamo arrivati in velocità alla discussione in aula e quindi al voto della Camera, inviando un segnale positivo e incoraggiante. La politica deve riformarsi dando esempi reali.

Con altrettanta onestà intellettuale, nella versione originaria del Movimento 5 stelle era prevista la possibilità per i fuori sede di votare dai rispettivi luoghi di dimora, il che sarebbe stato civile e di certo avrebbe giovato alla democrazia. La maggioranza di governo ha invece optato per limitare questa possibilità al solo referendum.

Abbiamo previsto, poi, che gli scrutatori siano per il 50% scelti tra i disoccupati. Ciò rappresenta un piccolo sollievo per chi si trova in difficoltà economica. Ma bisognerà lavorare sullo Stato sociale e sull’occupazione: con misure – come il reddito di cittadinanza, del Movimento 5 stelle – che assicurino a tutti un’esistenza libera e dignitosa; con un aumento della spesa pubblica per creare posti di lavoro; con provvidenze specifiche per i più deboli; con il ripristino dei diritti dei lavoratori, cancellati grazie al dogma economico della produttività, imposto dal potere finanziario; con un abbassamento delle tasse e con agevolazioni fiscali; con, infine, una riflessione politica sul sistema monetario vigente, che prevede l’emissione di moneta a debito da parte della privata Bce e vari baluardi giuridici a protezione di questa truffa colossale, coperta col silenzio.

Oggi la Camera sta finalmente compiendo un passo serio. È merito della coscienza individuale dei deputati, a fronte di una proposta obiettiva – del Movimento 5 stelle – che apre un capitolo nuovo, nella direzione della pulizia del parlamento e più in generale dell’amministrazione pubblica.

Sappiamo bene che tra palazzo e piazza si è da tempo creata una voragine. La credibilità delle istituzioni è minata da un affarismo contagioso, che ha invaso i luoghi della responsabilità pubblica.

Spesso il momento elettorale rappresenta il punto di inizio di pratiche clientelari, dell’utilizzo del potere pubblico per fini privati e dell’inquinamento dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali.

Io vengo dalla Calabria, in cui la ‘ndrangheta è riuscita a conquistare ampi spazi di potere pubblico.

Ricordo, per esempio, la condanna dell’ex consigliere regionale Franco Morelli, che, pedina dell’associazione criminale, era riuscito a procurare perfino il titolo di Cavaliere dell’ordine di San Silvestro Papa a Giulio Lampada, poi condannato per associazione mafiosa.

Ricordo la cupola di ‘ndrangheta, politica e massoneria ipotizzata nell’operazione antimafia «Mammasantissima», in cui sono coinvolti il senatore della Repubblica Antonio Caridi e l’ex sottosegretario regionale della Calabria, Alberto Sarra. E voglio ricordare, sulla linea del ragionamento finora condotto, anche la vicenda – di riciclaggio e violazione della legge elettorale con aggravante mafiosa – che ha coinvolto un senatore della precedente legislatura, Nicola Di Girolamo. Infine, cito la vicenda, inquietante quanto vergognosa, che vede coinvolto il consigliere regionale della Calabria Nazzareno Salerno, che per l’accusa avrebbe favorito la ‘ndrangheta e sottratto fondi europei destinati ai bisognosi.

C’è la necessità che il parlamento fornisca delle risposte concrete, con la consapevolezza che vanno modificate le norme sul voto di scambio – mafioso o meno – per consentire alla magistratura di pervenire alla condanna dei responsabili. E c’è la necessità di intervenire sul finanziamento ai partiti, di aumentare i controlli, di impedire per legge la lottizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo e l’utilizzo dei media per la propaganda politica e la disinformazione. Ancora, c’è la necessità di bloccare con legge l’eventuale impiego di risorse pubbliche per comprare in altro modo il voto degli elettori.

Approvare alla Camera questa legge, che non a caso abbiamo chiamato «Elezioni pulite», è il primo passo di un lungo percorso di riappropriazione dello Stato da parte dei cittadini, di cui siamo meri rappresentanti. Votiamo sì a «Elezioni pulite», per iniziare un cammino, spero condiviso, di «derattizzazione» parafrasando un magistrato che lotta in trincea dell’intero apparato pubblico.

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