Porto di Gioia Tauro, la sfida dello Stato si chiama ‘ndrangheta

Porto Gioia 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Congratulazioni ai finanzieri, alla Dda di Reggio Calabria e a tutti gli uomini dello Stato che hanno portato avanti l’operazione Puerto Liberado sul porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria), la quale ha confermato che lo scalo calabrese è purtroppo base stabile e sicura per l’importazione della cocaina in Europa. Si tratta di un’operazione di riferimento, poiché gli inquirenti hanno svelato i meccanismi e gli uomini che permettono logisticamente l’importazione della cocaina. La ‘ndrangheta subisce un duro colpo.

di Dalila NESCI

La politica e l’opinione pubblica tengano presente che il territorio e l’economia della piana di Gioia Tauro sono in larga parte in mano alla ‘ndrangheta; a partire dal porto. Lo Stato, perciò, deve indirizzare molte più risorse nella repressione, intensificando i controlli e fornendo più mezzi alle forze dell’ordine e alla giustizia, anche trasformando con legge l’organizzazione criminale in terroristica. Soprattutto, lo Stato deve decidere una volta per tutte che cosa vuol fare del porto di Gioia Tauro, passato il trasbordo delle armi chimiche siriane.

Adesso è il momento di considerare la Calabria sotto altra luce. La realtà chiama il governo all’assunzione di una sfida netta. La Calabria non può mai svilupparsi, se non c’è un contrasto imponente della ‘ndrangheta, soprattutto nella piana di Gioia Tauro.

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