Premiata dal Roma Art Meeting per la questione del debito pubblico. Ecco i materiali

Dalila Nesci

Ieri ho ricevuto a Roma il premio nazionale del “Roma Art Meeting”, già conferito ai magistrati Nicola Gratteri e Ferdinando Imposimato, nonché al docente universitario Alberto Bagnai, per aver – si legge nella motivazione – «in atti parlamentari scritto, unica tra le cariche di vertice, la verità indelebile sul meccanismo di formazione del debito pubblico, causa reale della crisi».

Con il Roma Art Meeting condivido un punto di fondo: dipende dal meccanismo di formazione del debito pubblico la crisi in cui ci troviamo, a causa della quale non ci sono soldi per le scuole, per gli ospedali, per la giustizia, per le assunzioni nella pubblica amministrazione, per il sociale e per tutelare i diritti fondamentali.

Questo meccanismo diabolico genera debito all’infinito, in cambio di nulla.

Esso si basa sull’emissione di moneta da parte di un privato, la Banca centrale europea, che presta denaro agli Stati dell’euro, i quali emettono, come corrispettivo, dei certificati del debito pubblico. Dalla Banca centrale europea arrivano bigliettoni agli Stati nazionali, che vengono ripagati, in ultimo, al loro preciso valore nominale.

Così, la Banca centrale europea crea il denaro dal nulla, che si invera e produce reddito fuori misura per un gruppo ristretto di potere. Il popolo, intanto, muore di fame.

Da questa truffa mascherata in ogni modo, oscurata da media, accademie e palazzo, hanno origine i guai e le diseguaglianze che viviamo ogni giorno, le patologie sociali e del corpo, lo svuotamento della Costituzione e la fine dello Stato di diritto.

È vero, sono stata tra i parlamentari della storia repubblicana che negli atti di sindacato ispettivo ha scritto questa verità, con cognizione e con espresso riferimento alle blindature che il sistema ha creato: aziendalizzando e regionalizzando la sanità, modificando il titolo V della Costituzione, costringendo all’equilibrio della finanza pubblica, alla privatizzazione definitiva della Banca d’Italia, all’ingresso nel Sistema della Banca centrale europea, al Meccanismo europeo di stabilizzazione della finanza pubblica e al pareggio di bilancio.

Inoltre, ho presentato una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sui crimini bancari, nonché sul sistema di gestione del credito e sulla tutela del risparmio, su cui vi è l’esclusiva della privata Banca d’Italia. Ancora, sto presentando una proposta di legge per tutelare il diritto alla salute, indipendentemente dal pareggio di bilancio.

Dedico questo premio ai calabresi che sperano in un futuro migliore, che lottano per l’affermazione dei diritti, che non si piegano davanti alle minacce e ai ricatti dei potenti e che continuano a rappresentare esempi di bellezza, coraggio e solidarietà.

Il messaggio che qui voglio lanciare è che si può cambiare, partendo, credo, dall’intraprendenza femminile e dalla volontà di riprenderci ciò che ci è stato tolto e che vi viene tolto ogni giorno. Intanto la voglia di sognare, di credere nella politica onesta e di costruire per i nostri figli e per la nostra Italia.

Di seguito riporto gli atti parlamentari in cui ho affrontato l’argomento del debito pubblico, cruciale per il futuro dell’Italia. Segue il testo di un mio intervento politico che sottolinea la questione del debito pubblico, anche con una ricostruzione storica, e alcune sue gravi implicazioni.

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/09972&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%20debito%20pubblico%203%205

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/08520&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=5%20NESCI%20Dalila%20debito%20pubblico%203

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/09850&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%20debito%20pubblico%203%205

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/04974&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=5%20NESCI%20Dalila%203%204%20pubblico%20debito%202

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/04971&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%202%20debito%20pubblico

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/11320&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%202%20debito%20pubblico

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/05204&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&risposta=4%20NESCI%20Dalila&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%20debito%20pubblico%202

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/05181&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%203%20pubblico%20debito%202

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/05709&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&eurovoc_descrizione=debito&testo=4%20NESCI%20Dalila%202%203%205%20pubblico%20debito

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/13788&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%202%20debito%20pubblico%203

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/07708&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%202%20pubblico%20debito%203%205

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/06471&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&eurovoc_descrizione=pubblico%20debito&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%20debito%20pubblico%203%202

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/06023&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%205%202%203%20pubblico%20debito

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=4/02193&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&primoFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppo=5&testo=4%20NESCI%20Dalila%203%202%20pubblico%20debito

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=5/04774&ramo=C&leg=17&parlamentare=NESCI%20DALILA&coFirmatario=NESCI%20DALILA&gruppoPartecipanti=5&gruppo=5&testo=5%20NESCI%203%20debito%20pubblico%202

Il testo dell’intervento politico

Il diritto alla salute è tutelato come fondamentale all’articolo 32 della Costituzione.

Questo significa che non possono esistere limitazioni di sorta, rispetto a tale obbligo. Ciononostante, pure in Italia è in vigore il pareggio di bilancio, inserito agli articoli 81 e 97 della Costituzione, che limitano in modo pesante e illegittimo la tutela del diritto alla salute.

Il pareggio di bilancio in Costituzione è l’ultimo atto di una lunga serie di abusi correlati alle politiche monetarie che i governi italiani hanno perseguito dal 1992 in avanti, cioè a partire dal Trattato di Maastricht, che d’imperio e in modo speculativo ha fissato i parametri del sistema monetario comune. L’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione consegue a una fase di crisi indotta, con l’innalzamento dello spread, la diffusione della paura collettiva della recessione e la parallela stesura del Trattato di Lisbona (sul funzionamento dell’Unione europea). Figlio della stessa cultura antidemocratica è il Fondo salva-Stati, divenuto poi Meccanismo europeo di stabilizzazione della finanza pubblica, che si lega al più remoto patto di stabilità e ai vari vincoli di bilancio introdotti dal ’92 in avanti per smembrare lo Stato inteso come entità di garanzia dei cittadini.

In questa cornice lunga un quarto di secolo va inserita l’introduzione del federalismo in Italia, avvenuta con legge costituzionale numero 3 del 2001, che ha modificato il titolo V della Carta costituzionale. Hanno accompagnato il cammino verso il federalismo italiano due processi ben individuabili: l’aziendalizzazione e la regionalizzazione della sanità, i quali hanno aumentato le distanze tra l’offerta e la qualità sanitaria del Sud e l’offerta e la qualità sanitaria del Nord.

Ora, con l’articolo 31 – che modifica l’art. 117 Cost. – della riforma costituzionale prossima al referendum consultivo, sarà potestà legislativa dello Stato non solo la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili da garantire su tutto il territorio nazionale, ma anche tutto quanto riguarda le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare. Questo importa una centralizzazione assoluta del potere in materia sanitaria, in modo da semplificare e accelerare i tagli alla spesa pubblica, riducendo al minimo la concertazione dello Stato con le Regioni. L’obiettivo finale sarà lo smantellamento del sistema sanitario pubblico e la privatizzazione definitiva del servizio.

L’articolo 31 della riforma, ancora, stabilisce che «le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive».

In realtà questa è una contraddizione abnorme, perché introduce un federalismo nel federalismo, dal momento che polverizza l’articolo 3 della Costituzione, per cui è «compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Non solo tale articolo 31 della riforma del governo disintegra il concetto di Repubblica previsto all’articolo 3 della Costituzione: lo stesso articolo della riforma pone a carico delle leggi regionali, e dunque delle Regioni, la rimozione di ostacoli che impediscano la parità degli uomini e delle donne, con questo lasciando immutato, per esempio, il problema della differenza esistente tra i vari servizi sanitari regionali.

Ancora, l’articolo 33 della riforma, che modifica l’art. 119 Cost., prevede un fondo perequativo per il funzionamento delle Regioni – e dunque della sanità sui territori – aventi minore capacità fiscale per abitante. Si tratta dell’applicazione di un federalismo differenziato, in cui il fondo perequativo non compensa affatto, per esempio, i minori trasferimenti (attuali) dello Stato che dovrebbero garantire il diritto fondamentale alla salute nelle regioni del Sud. Nello specifico si può anche parlare dell’interpellanza della deputata Nesci per la modificazione dei criteri di ripartizione del fondo sanitario alle Regioni, nel senso di subordinarli ai dati effettivi su morbilità e co-morbilità.

Inoltre il citato articolo 33 della riforma dispone che «con legge dello Stato sono definiti indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza nell’esercizio delle medesime funzioni». Con questa disposizione si compendia l’accennato cortocircuito costituzionale, nel senso che toccherebbe allo Stato, se passasse la riforma, definire con propria legge gli indicatori del fabbisogno. Questo significa che lo Stato potrebbe benissimo – dal momento che la materia verrebbe così abbassata di rango, da quello costituzionale a quello legislativo – stabilire criteri di fabbisogno difformi per le singole Regioni, utilizzando le maglie larghe del nuovo impianto costituzionale complessivo.

Ancora, e per ultimo, l’attuale articolo 120 della Costituzione stabilisce che il «Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali». Attualmente le procedure dell’esercizio di questo potere sostitutivo sono previste per legge, come recita l’articolo 120 della Costituzione.

L’articolo 34 della riforma introduce, salvi i casi di motivata urgenza, il parere del Senato della Repubblica per l’esercizio di tale potere sostitutivo. Ciò conferma due aspetti:

  1. che il Senato avrà un potere enorme, nel senso che sarà interfaccia e appendice degli organismi non elettivi ma decisionali dell’Unione europea;

  2. che il Senato potrà esprimere parere favorevole in taluni casi di possibile commissariamento e parere sfavorevole in altri, magari addirittura analoghi. Questo sfasa completamente l’impianto democratico originario della Costituzione e introduce strumenti di controllo, soprattutto delle Regioni, in ultima analisi operato sulla base di appartenenze politico-partitiche ed elettorali.

Nei dibattiti politici non si parla più di direzioni, di prospettive, di princìpi, valori, idealità. Prevalgono, invece, i tecnicismi, l’articolazione di dati, dettagli burocratici, giuridici e di spesa.

Questo perché, detto in breve, lo Stato si è impegnato a rispettare parametri e vincoli correlati all’adesione – che nessuno ha votato – al sistema monetario dell’euro, imposto mentre nel Paese scoppiavano Tangentopoli, la svalutazione della lira, le bombe di Capaci, via D’Amelio, via dei Georgofili e le successive di Roma e Milano.

Col celebre arresto di Mario Chiesa cominciò una lunga parabola discendente della politica, propagandata dai media sino all’esasperazione. Nel corso del tempo fu aperto un varco per la tecnocrazia finanziaria. Intanto furono aboliti, giuridicamente e di fatto, la tutela del risparmio e il controllo del credito, i due pilastri su cui si fonda ogni economia sana controllata – nel suo dispiegarsi – dallo Stato.

Le riforme costituzionali necessarie e urgenti, allora, dovevano interessare l’articolo 47 della Costituzione, che preserva in via generale il risparmio e garantisce i rapporti di credito, nonché l’articolo 1, che sancisce la sovranità in capo al popolo, dunque anche quella monetaria.

Le riforme costituzionali necessarie e urgenti dovevano introdurre concreti meccanismi di salvaguardia del risparmio e di vigilanza sul credito da parte dello Stato, precisando che la sovranità monetaria – e dunque la moneta – appartiene al popolo. Inoltre le stesse riforme dovevano cancellare il pareggio di bilancio dalla Costituzione e riformare il titolo V in modo da eliminare le disparità e diseguaglianze che esistono tra i diversi territori italiani; a partire dall’assistenza sanitaria, dalla formazione scolastica e universitaria.

Il rapporto di filiazione e affiliazione delle rappresentanze politiche rispetto ai poteri bancari – a livello più semplice visibile nel caso Boschi-Banca Etruria – ha cancellato la dialettica e la contrapposizione tra maggioranze e minoranze, con un radicale cambiamento del linguaggio della politica, oggi costruito e declinato in modo da suggestionare, impressionare, suscitare impulsi momentanei e corroborare la pura apparenza mediatica del soggetto politico.

Nel contesto, alle nostre latitudini è successo di peggio, riguardo alla degenerazione della politica. Ognuno, nell’attuale Consiglio regionale, si tiene stretto e caro il suo posto, accetta gli ordini dei piani alti, non fiata e non risponde al corpo sociale che rappresenta.

Di più, l’operazione «Mammasantissima», della Dda di Reggio Calabria, ha dimostrato l’esistenza di un laboratorio politico organizzato da colletti bianchi insieme a consorterie occulte e criminali, al fine di condizionare il consenso, drenare fondi pubblici e gestire gli uffici – ‘ndranghetizzati in largo – a proprio uso e consumo.

L’humus di questo nuovo – o finalmente svelato – sistema di potere si rinviene nelle logiche classiche di formazione del consenso, che in Calabria riducono al minimo l’autonomia elettorale e la possibilità di cambiamento. Sotto la presidenza di Oliverio, lo riporto con franchezza, abbiamo assistito al dilagare di pratiche clientelari, di liquidazioni di debiti elettorali e di pervicace controllo partitico-politico dell’amministrazione pubblica. Lo dimostrano la nomina illegittima di Santo Gioffrè al vertice dell’Asp di Reggio Calabria e l’improvvida legge sull’allungamento della durata dei commissari delle aziende sanitarie.

In pillole, la politica regionale si è concentrata su se stessa, sul proprio presente e sul proprio destino: ha puntato ad alimentare ed estendere il bacino elettorale di riferimento, ignorando il bene comune e l’onere di politiche, mirate, di salvaguardia ambientale, di valorizzazione della natura, del patrimonio storico, artistico e culturale; di valorizzazione delle intelligenze, delle capacità diffuse e delle preziose realtà imprenditoriali, cooperative, associative e sociali nella regione.

Non c’è stata alcuna direzione di sviluppo. La Regione di Oliverio si è resa sorda rispetto agli incentivi per il lavoro produttivo nelle aree interne, per cui non ha considerato la necessità di uno sviluppo dei trasporti e delle reti, in senso lato, di comunicazione. La Regione di Oliverio non ha badato ai collegamenti interni né alle direttrici per il centro-nord. Ha chiuso gli occhi sulla babele continua del piano di rientro dal disavanzo sanitario, ignorando l’aumento delle uscite, le consulenze gratuite dispensate agli amici degli amici, i favori resi a destra e a manca, le anomalie, le situazioni di crisi, i bisogni effettivi della popolazione e l’abnegazione di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e famiglie dei pazienti.

In campo culturale la Regione di Oliverio ha promosso, come abbiamo letto, pratiche di arbitraria ingerenza nell’amministrazione del settore, favorendo spazi per operazioni clientelari grottesche, da regime sudamericano o addirittura peggio. Perfino il Centro internazionale di studi gioachimiti, tra le poche istituzioni culturali della Calabria riconosciute a livello ministeriale, ha subito la mortificazione di una bocciatura sonora, a vantaggio di sagre, feste popolari e abbuffate collettive nelle varie piazze. Il Centro, che ha sede a San Giovanni in Fiore, cioè la città di Oliverio, non riceverà più finanziamenti, almeno per adesso; pur avendo proposto 8 congressi con studiosi di grande calibro e pur avendo quasi terminato la traduzione delle complesse opere di Gioacchino da Fiore, figura di enorme importanza per la storia del pensiero.

Io non sono venuta qui per gettare discredito nei confronti dell’attuale governo regionale, che per questo provvede da sé. Sono venuta per ascoltare, per capire l’attività della Cgil, per imparare e per cogliere eventuali possibilità di convergenza su obiettivi prioritari.

In primo luogo occorre, perciò, unire le forze nella difesa della Costituzione repubblicana, che l’élite finanziaria ha imposto a una maggioranza voluta e sorretta da Francoforte. La riforma costituzionale è il frutto di un abuso, di una violenza, di una scelta specifica per coprire una minuscola parte del debito pubblico.

Con questa riforma lo smantellamento delle strutture di servizio pubblico verrà completato. Contestualmente, le privatizzazioni – dalle compagnie di forniture ai servizi comunali – avranno, metaforicamente parlando, autostrade dritte e senza pedaggio. Non ci sarà alcuna crescita, il debito pubblico aumenterà per statuto e i cittadini avranno stipendi sempre più bassi, pensioni e tutele ridotte a nulla, tasse insostenibili ed esborsi a dismisura per le cure, l’istruzione e le utenze.

Naturalmente, noi dobbiamo divulgare il «no» alla riforma e preoccuparci anche della Calabria, che subirà con maggiore impatto il tracollo annunciato. Calabria Verde si avvia a non reggere, gli enti pubblici ridurranno il personale, non ci sarà il turn over e l’accesso al credito sarà sempre più difficile e insicuro.

Ecco perché è giusto, doveroso e utile mettere insieme le nostre reciproche esperienze, ricuperare il dialogo costruttivo finora abolito nell’ambito politico, rafforzare il senso critico e provare, con il rispetto delle identità, a modificare il diffuso modo di pensare e di vivere lo spazio pubblico.

Accolgo molto favorevolmente questa occasione fornitaci da Massimo Covello, segretario generale della Fiom Calabria, che ringrazio come tutti i presenti. Da questo seminario in convento, in questo luogo antico e silenzioso, pieno di fascino e di storia, potenzialità e suggestioni, può nascere una collaborazione di prospettiva tra politica e sindacato; una collaborazione che non voglio colorare, marchiare o classificare, sia per un fatto di sensibilità, sia perché non ci servirebbe definirla in termini canonici, partitici o, passatemi la metafora, militari.

Dobbiamo guardare al futuro comune uscendo dai singoli recinti, dagli schemi della dipendenza che hanno troppo spesso condizionato popolazioni e destini dell’umanità e che, nel nostro Sud di aspra emigrazione e sofferenza, hanno permesso ai soliti baroni e a vecchi camaleonti un inganno perpetuo e rovinoso.

Lasciatemi esprimere, infine, una sensazione tutta personale. Come Movimento 5 stelle abbiamo inviato oltre trecento esposti alla magistratura penale e contabile, mai rinunciando al tentativo – preliminare e reiterato – di comporre le singole controversie e pervenire a soluzioni efficaci per via politica. Purtroppo il palazzo non ci ha ascoltato, non ci ha voluto ascoltare. Perché il potere a un certo punto si compiace delle proprie stanze, senza più guardare fuori della finestra.

Ecco, io penso che non sia inutile questo nostro lavoro di proposta, di denuncia, di approfondimento e di tematizzazione dei problemi; di confronto e ricupero della dimensione politica in Calabria. Io credo che possa servire, insieme all’esempio tangibile di ogni collettivo sociale e civile, a superare la paura che questa regione, questa nostra terra ha di crescere culturalmente, di respirare l’aria della libertà, di desiderare la bellezza e di vivere in maniera più giusta, più sana e più solidale.

 

 

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