Pareggio di bilancio, primo risultato nella lotta contro l’infernale istituto

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A proposito di pareggio di bilancio, la recente sentenza n. 275/2016 della Corte costituzionale segna un punto importante per la tutela dei diritti. Nello specifico la materia della decisione riguarda il servizio di trasporto scolastico dei disabili (della provincia di Pescara). Per legge ne è prevista la garanzia «nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa». I giudici costituzionali hanno invece stabilito che è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione.

di Dalila NESCI
Come deputato della Repubblica ho profuso un impegno costante nella lotta contro il pareggio di bilancio, vigente dal 2014 e introdotto con la precedente modifica degli articoli 81 e 97 della Costituzione. In proposito ho scritto atti parlamentari specifici e svolto in Aula interventi articolati e duri. Intanto a difesa del diritto fondamentale alla salute.
Sono stata tra i pochi parlamentari a sostenere con insistenza l’incostituzionalità del pareggio di bilancio, tassello chiave di una trama molto complessa. Alludo al piano di una oligarchia finanziaria che, partendo dal Trattato di Maastricht, ha imposto una moneta non più controllata dallo Stato, stampata da privati e divenuta arma per ricattare le rappresentanze elette.
Il pareggio di bilancio è il sigillo di piombo per impedire che una maggioranza alternativa possa, col sostegno del popolo, rivoluzionare il sistema attuale dei poteri reali.
La citata sentenza della Corte costituzionale obbliga la politica a una riflessione di prospettiva e incoraggia l’iniziativa parlamentare contro la riduzione della persona a numero, contro la gestione ragionieristica della cosa pubblica e contro la cancellazione dei diritti in nome della diminuzione del debito pubblico, in realtà creato dalla truffa dell’emissione di moneta da parte di banche private.
Andrò avanti consapevole che il primo problema è culturale e politico: bisogna divulgare il più possibile il motivo reale della crisi; occorre spiegare l’infondatezza del pareggio di bilancio, oggi censurato dalla magistratura costituzionale italiana; serve un’azione più incisiva nelle sedi istituzionali, per riaffermare la sovranità popolare e ristabilire la democrazia, calpestata da un capitalismo liberistico onnivoro e bugiardo.

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