Proposta “Lazzati” doc alla Camera: rivoluzione Cinque Stelle

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Quattro articoli per impedire l’inquinamento della politica e della vita democratica. Stamani Sebastiano Barbanti, cittadino deputato Cinque Stelle, ha depositato alla Camera il disegno di legge cd. «Lazzati», Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

di Dalila NESCI

Io ho firmato la proposta di legge presentata da Sebastiano, che arriva a Montecitorio, nella sua formulazione originaria, dopo 20 anni. Si tratta di un punto programmatico del Movimento, immediata l’attuazione: dai programmi ai fatti.

Il 6 ottobre 2010, a 17 anni dalla prima presentazione alla Camera, era stato approvato dal Senato, diventando quindi legge (n. 175 del 13 ottobre 2010), il divieto di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misura di prevenzione per reati di mafia. Ciononostante, quel provvedimento non ha mai trovato applicazione per una serie di criticità tecniche, rilevate in varie sedi.

Con l’iniziativa di Sebastiano Barbanti, che, maturata anche nel Meet Up di Cosenza, concretizza un lavoro di scambio con il Centro Studi Lazzati e il suo fondatore (il giudice calabrese Romano De Grazia, già magistrato di Cassazione), si può finalmente infliggere un duro colpo alle mafie, sempre più interessate a contrattare con la politica, a barattare voti per realizzare i loro progetti.

Ideato da De Grazia (che lo intitolò alla memoria del padre costituente Giuseppe Lazzati, letterato cattolico in via di beatificazione) e giudicato positivamente da grandi giuristi come Federico Stella, Vittorio Grevi e Cesare Ruperto, il testo seguirà il suo iter parlamentare. Di fatto, potrà consentire di evitare lo scioglimento degli organi democratici per infiltrazioni mafiose. Noi Cinque Stelle lo abbiamo portato in parlamento, sicché andrà votato. Vedremo come si comporteranno le altre forze politiche.

Ecco i quattro, semplici articoli di cui si compone.

 

Art. 1.

Alle persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, alla ‘ndrangheta o ad altre associazioni comunque localmente denominate che perseguono finalità o agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso, sottoposte alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, è fatto divieto di svolgere propaganda elettorale in favore o in pregiudizio di candidati o simboli, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente.

Ai fini della presente legge è da intendersi per propaganda elettorale qualsiasi attività diretta alla raccolta del consenso svolta in occasione di competizioni elettorali e caratterizzata da molteplicità di atti, coinvolgimento di più persone, impiego di mezzi economici e predisposizione all’uopo di una sia pur minima struttura organizzativa.

Art. 2.

Salvo che il fatto non costituisca più grave reato ai sensi degli artt. 416 bis e 416 ter cod. pen., il sottoposto a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza che, trovandosi nelle condizioni dì cui all’art. 1, propone o accetta di svolgere attività di propaganda elettorale, e il candidato che la richiede o in qualsiasi modo la  sollecita sono puniti con la reclusione da uno a sei anni.

Art. 3.

Con la sentenza di condanna il Giudice dichiara il candidato ineleggibile per un tempo non inferiore a cinque anni e non superiore a dieci e, se eletto, ne dichiara la decadenza.

Nel caso in cui il candidato sia un membro del Parlamento, la Camera di appartenenza adotta le conseguenti determinazioni secondo le norme del proprio regolamento.

Dette sanzioni si applicano anche in caso di patteggiamento di pena a sensi dell’art. 444 cod. proc. pen. o di concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena a sensi dell’art. 163 cod. pen.

Il Giudice ordina, in ogni caso, la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell’art. 36, commi 2, 3 e 4, cod. pen. e la trasmissione della sentenza passata in giudicato all’Ufficio Elettorale del Comune di residenza del candidato per le relative annotazioni.

Art. 4.

È abrogata la legge n. 175 del 13 ottobre 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 27 ottobre 2010, n. 252 ed è sostituita dalla presente legge.

 

 

3 commenti

  1. Non credo che si possa discriminare chi è solamente indiziato, serve condanna.

  2. Ottima iniziativa, occorre iniziare a spezzare tutti quei legami che hanno determinato la corruzione del sistema e attivare un modello organizzativo della Pubblica Amministrazione che sia tale da prevenire qualsiasi commissione di reati. A tal fine mi sento di suggerire e di sollecitare lo studio di una compatibilità e conseguente applicazione del D. Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa degli enti prevista per i gruppi societari. La normativa in questione, a mio modestissimo avviso, potrebbe rappresentare uno dei molteplici sistemi volti ad una implementazione di un corretto svolgimento dell’attività amministrativa dello Stato in tutte le sue articolazioni con la possibilità di affrontare il problema delle infiltrazioni mafiose nell’ambito sopratutto degli appalti pubblici. Preciso, infine, che non mi riferisco a mere norme di comportamento, ma a norme che dovrebbero identificare con esattezza “chi fa che cosa” ed identificandone con precisione i tempi necessari ed immodificabili entro cui tutte le amministrazioni devono prendere le decisioni e garantire in assoluto il risultato della propria decisione senza possibilità di dilazioni temporali di sorta.

  3. Ma non c’è il rischio che la norma sia dichiarata incostituzionale perchè contrastante con gli artt. 3 e 21 cost.? La libertà di pensiero, tra cui rientrerebbe anche la libertà di esprimere il proprio pensiero politico, è inderogabile anche per chi si è macchiato dei crimini più efferati. Cosa ne pensano al riguardo i giuristi che hanno elaborato la proposta ? Grazie.

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