Raicomandati: Magorno, Renzi e Anna Maria

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I vertici Rai sono a volte formidabili. Per lume, fantasia e argomentazione. Stavolta, però, si sono superati rispondendo alla mia interrogazione in Vigilanza sulla censura al quotidiano calabrese L’Ora della Calabria, che in prima pagina aveva riportato una lettera – del segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno (in foto con Matteo Renzi, nda) – di chiara promozione della linea della Tgr Rai calabrese. Nella lettera, occultata con un movimento kubrickiano di telecamera durante la trasmissione Buongiorno regione, il politico sottolineava che il tg Rai aveva puntualmente seguito le iniziative del partito, dando particolare risalto alla visita a Scalea (Cosenza) del presidente del Consiglio Matteo Renzi, capo del Pd nazionale.

di Dalila NESCI

Il caporedattore della Tgr della Calabria è la giornalista Anna Maria Terremoto, cui manca poco per la pensione. Nei giorni della famosa lettera, in cui Magorno ha precisato a Renzi d’aver saputo – da chi, alla Rai Calabria? – dell’imminente messa in onda di uno speciale sulla memorabile giornata a Scalea, erano in ponte nomine dirigenziali in Rai. Ma non fatevi cattivi pensieri sulla lettera: è normale dialogo istituzionale, che segue una prassi di garbo consolidatasi in anni di aperta collaborazione fra politica e servizio pubblico.

Rispetto alla mia interrogazione, la Rai ha scritto alla Vigilanza d’aver inviato «immediatamente a Cosenza il Vicedirettore delegato per l’area sud» (cioè l’ex segretario Usigrai Carlo Verna). Fin qui tutto bene; uno pensa a una verifica doverosa. Poi, direbbe Andrea Camilleri, «la mossa del cavallo»: la Rai, non citando il Pd Franco Laratta, ripetutamente e a ragione critico verso la Terremoto, ha ricordato che «prima della lettera del Segretario del Pd calabrese Magorno al Presidente del Consiglio Renzi, c’erano state dure polemiche di altri esponenti locali dello stesso partito verso la gestione della redazione Rai». Quindi la giustificazione giornalistica di mamma Rai, che, piuttosto che rispondere della censura della Tgr calabrese, si è lanciata in ipotesi a metà strada tra le profezie del Mago Otelma e la storia della nipote di Mubarak: «Probabilmente l’Onorevole Magorno ha ritenuto di voler chiudere quella pagina di contrapposizione, riconoscendo una sostanziale correttezza professionale, anche in occasione della visita del Premier». Commento secco: a logica, «la sostanziale correttezza professionale» di cui alla risposta della Rai è, usando le parole di Magorno, «il seguire puntualmente le iniziative del partito».

Vi giuro che è tutto scritto: non si tratta di uno spettacolo comico, di uno scherzo, di un errore. Contenti loro, contenti tutti.

Il passaggio più curioso, però, è nel finale della nota di risposta alla mia interrogazione. La Rai obietta la pubblicazione della lettera di Magorno sul quotidiano L’Ora della Calabria, che sarebbe un «tentativo di delegittimazione del ruolo dei giornalisti del servizio pubblico». Poi aggiunge: «Un quotidiano con poche migliaia di copie vendute (e ciò nonostante mai trascurato) ritiene di voler mettere in discussione la professionalità di chi guida la redazione calabrese del servizio pubblico radiotelevisivo, su cui comunque la Direzione vigila».

La domanda nasce spontanea: su che cosa vigila la Direzione della Tgr Rai? Lo chiedo intanto al vicedirettore Verna, che è stato personalmente a Cosenza.

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