Reggio Calabria, 4000 in piazza per “La notte che spazza il sistema”: sintesi, zoom, video e il discorso che ho tenuto ieri

reggio

Come a Lamezia Terme, all’iniziativa pubblica sulla sanità del 26 giugno scorso, ho tracciato la prospettiva politica del Movimento 5 stelle per la Calabria. Ho ribadito la volontà del Movimento di andare al governo nazionale e regionale, significando che 5 stelle ha dato ampia prova di essere diverso dai partiti, di conoscere i problemi e di sapere individuare e praticare le soluzioni necessarie. Ecco com’è andata.

 

di Dalila NESCI

 

Inoltre, ho tirato fuori una contraddizione nel Comune di Reggio Calabria: la ditta AET, di Antonio Martino e Andrea Cuzzocrea, presidente degli industriali reggini, ha vinto l’appalto per i parcheggi del palazzo di giustizia con un ribasso del 26,451%, benché segnalata nella relazione della commissione d’accesso, che determinò lo scioglimento del municipio, avvenuto il 9 ottobre 2012. Ho posto il problema politico: il sindaco Giuseppe Falcomatà deve spiegazioni.

Nel corso dell’iniziativa, Federica Dieni ha parlato dell’isolamento dell’assessore Angela Marcianò e dell’interrogazione parlamentare (QUI IL LINK all’atto) con cui M5S ha chiesto al ministro dell’Interno una nuova commissione d’accesso al municipio.

Luigi Di Maio, in apertura del suo discorso, conclusivo della manifestazione, ha chiesto un applauso scrosciante per i magistrati reggini, ricordando le grandi difficoltà in cui sono costretti a lavorare, soprattutto per una carenza di organico voluta dal potere politico. Per Di Maio, “quando 5 stelle sarà tra un anno e mezzo al governo, questa situazione non ci sarà più“.

Il ruolo dei magistrati, non soltanto tecnico ma civile, è stato il tema ricorrente dei vari interventi, da Di Battista a Di Maio.

Di Maio ha parlato dell’inchiesta “Mammasantissima”, che rinvia all’immunità con cui si schermano gli infiltrati della ‘ndrangheta, con riferimento al senatore Gal Antonio Caridi. Ha detto che la ‘ndrangheta, come emerso dalle indagini, ha creato una sua scuola di partito.

Per Di Battista 5 stelle è la speranza dell’Italia e anche della Calabria. Il deputato del direttorio 5 stelle ha fatto chiaro riferimento alla riforma costituzionale, ritenendola funzionale a mantenere il sistema. Anche Di Maio ha parlato della riforma costituzionale in ponte, che a suo avviso di fatto protegge le cupole politiche piene di mafiosi.

La conduttrice, Francesca Menichino, ha ricordato che nell’ottobre 2013 5 stelle impedì l’ingresso nella commissione parlamentare Antimafia del senatore Antonio Caridi.

Al centro dell’attenzione anche il ruolo direttivo della massoneria deviata, di cui ha parlato pure il senatore Nicola Morra, oltre a me e alle deputate Federica Dieni e Giulia Sarti (commissione parlamentare Antimafia).

All’iniziativa c’erano circa 4 mila persone, tra quelle disposte al centro della piazza e quelle posizionate ai lati del palco.

Letto, durante la serata, il seguente contributo di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, accompagnato da un lungo applauso.”Mi scuso con tutti, non riesco a intervenire a tarda sera, essendo tornato a Palermo da poco, dalla consegna di un bene confiscato in Campania. Devo riposare, anche dopo le giornate intense dedicate alla memoria viva di mio fratello Paolo. Porto il mio saluto affettuoso all’iniziativa di oggi e a tutte le coscienze pulite che lottano contro ogni potere deviato, arrogante, violento e illegale. Anche la Calabria può ribellarsi. Deve farlo perché è l’unica possibilità per i giovani, per le nuove generazioni che non meritano di soffrire, non meritano la mancanza di certezze e non meritano l’oppressione mafiosa. Dobbiamo reagire per fermare l’emigrazione e le diseguaglianze provocate da una ‘ndrangheta politica priva di scrupoli, guidata da una massoneria ancora più pericolosa. Dobbiamo essere uniti e portare ovunque questo messaggio, iniziando dai più giovani. Soltanto così la Calabria, che è una terra meravigliosa, potrà finalmente respirare appieno la bellezza del fresco profumo di libertà, che è l’auspicio, l’eredità spirituale, morale e civile di mio fratello Paolo“.

 

PER GUARDARE IL VIDEO DELL’INIZIATIVA, ECCO IL LINK: https://www.facebook.com/MeetupGrillitauriTaurianova/?fref=ts

 

QUI IL DISCORSO DI DALILA NESCI IERI A “LA NOTTE CHE SPAZZA IL SISTEMA”

 

In Calabria comanda la ‘ndrangheta, che ormai è la politica. Non giriamoci attorno e non nascondiamo il punto con le accuse stampa tra Mario Occhiuto e Mario Oliverio.

«La notte che spazza il sistema» è il titolo di questa serata.

Il sistema è dentro di noi, è un modo di pensare, di vivere e perfino di morire, se riandiamo al funerale del boss Vittorio Casamonica, dalle immagini eloquenti.

Il sistema è un’abitudine ricorrente, è l’idea che le regole si possano aggirare, scavalcare e calpestare a piacimento.

Il sistema è il bisogno patologico di trovare scorciatoie, di ingannare la comunità, violentare il diritto e seminare ingiustizia, dolore, distruzione.

La notte è invece il buio, l’oscurità, il segreto. La notte è la condizione che ci ha imposto il sistema, che ha un solo obiettivo: rubare le risorse pubbliche e spartirle tra capi, esecutori e manovali. Nel frattempo la Calabria si spopola: chi parte non torna più.

Per la Città Metropolitana di Reggio Calabria verranno spesi oltre 410 milioni di euro. Una torta enorme, un’occasione da non lasciarsi sfuggire, un malloppo su cui fiondarsi con la solita destrezza, solerzia e avidità.

Una firma, una foto, i patti di Renzi e Oliverio e poi via con la creatività locale, con cui trovare modi e mezzi per accaparrarsi quella montagna di soldi, tra forum e comitati pensanti, sotto l’ombrello nero di noti pregiudicati.

A Reggio Calabria la doppiezza è nella storia. In questo luogo meraviglioso e mitico hanno affondato radici la ‘ndrangheta imperiale, l’eversione nera e la massoneria sporca. Qui il profumo del bergamotto si mescola con la puzza di deviazioni, depistaggi e tripli giochi delle parti.

Ricorderete la latitanza record di Amedeo Matacena, ben introdotto in città, condannato in via definitiva come referente istituzionale dei Rosmini e indagato quale anello di congiunzione fra ‘ndrangheta e politica.

Di Matacena è nota l’astuzia, l’abilità di camuffare e la freddezza nell’azione. Il politico fece coppia col famoso Paolo Romeo, che lo sostenne per drenare fondi pubblici dal Parlamento europeo, per la ristrutturazione del lido comunale e altri lavori.

Dopo le ordinanze di “Reghion” e “Mammasantissima” non possiamo più girarci dall’altra parte. E non possiamo ignorare il problema.

In Calabria c’è un’intera classe politica impastata sino al collo, che vive di complicità, diretta o mediata. C’è una classe politica che tace, riceve utili dall’amministrazione pubblica e poi alimenta un equilibrio di decenni, per cui nulla si muove, i giovani partono, la gente invecchia e non c’è traccia di sviluppo.

Il voto è orientato dall’imprenditoria criminale, che accorpa centrodestra e centrosinistra, mercanti e servi, sciacalli e tirapiedi.

Non c’è stato alcun miglioramento, nonostante i fondi europei, che nel complesso oltrepassano i venti miliardi di euro.

Provate ad andare sulla jonica, a traversare la regione da una parte all’altra, a collegarvi alla rete, ad accedere al credito, a guardare gli indicatori economici e sociali. Tutto è concepito, compresso e bloccato per gli affari della mafia di palazzo.

Le scuole cadono a pezzi; gli ospedali sembrano lebbrosari, non c’è personale, quello in servizio rischia di crepare e mancano i soldi per rimpiazzare medici, infermieri e operatori.

Intanto il Pd si congratula con le Procure di Reggio Calabria e Catanzaro, osanna i magistrati ma un suo parlamentare scorazza in macchina con un imprenditore che per la Dda potrebbe prestare il nome al clan Muto, che spadroneggiava perfino in ospedale.

E il Pd tace, finge di non essere al governo, dimentica la sostituzione del segretario comunale di Reggio Calabria; fatto che avrebbe accontentato la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, risparmiando la poltrona in municipio a Marcello Càmmera, il faccendiere di Romeo. Siamo nel campo delle responsabilità politiche, che il Partito democratico rifiuta d’ufficio. Ogni volta.

Quell’ex segretario, aggiungo, fu posto a capo del personale dell’Asp di Reggio Calabria da Santo Gioffrè, commissario aziendale voluto dal governatore Oliverio, che per l’Autorità nazionale anticorruzione lo nominò fuori legge.

In Calabria il fuori legge è legale. Pensate alla vicenda del pensionato Giulio Carpentieri, piazzato alla direzione amministrativa dell’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria per tre anni, benché la legge lo consenta per un solo anno. Avete sentito un qualche bisbiglio dal Consiglio regionale?

Pensate ai 400 milioni usciti senza tracce dall’Asp di Reggio Calabria; alla legge regionale che ha allungato la durata dei commissari delle aziende sanitarie; agli imbrogli sulla verifica dei punti nascita; agli incarichi dirigenziali affidati con caparbia a protagonisti di disavanzi di bilancio; alla mecca delle strutture speciali del Consiglio regionale della Calabria, bosco fitto per politicanti ed ex assessori; alle finzioni sulla terapia intensiva nella Cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro; all’impiccio della costituzione della Regione Calabria contro i Comuni che hanno impugnato la rete ospedaliera o all’umiliazione disumana riservata ai ragazzi di «Programma stage», diventato strumento per intimorire gli individui, piegarli alle lune di una politica assente e di una burocrazia infetta, disorganizzata e da licenziare.

Il boss Pantaleone Mancuso, detto «Vetrinetta», spiegò che la ‘ndrangheta «non esiste più», è roba da paese e che la ‘ndrangheta vera sta «sotto la massoneria». Ed è questo che dobbiamo fissare bene in mente, per concludere che qui la democrazia è una pura farsa di carnevale.

Secondo quanto emerso da alcune indagini, il potere in Calabria si è concentrato sull’asse Reggio-Gioia Tauro-Vibo Valentia, con togati che avrebbero agito a protezione del “sistema” quando le inchieste si avvicinavano alla cabina di comando criminale.

Dal materiale sequestrato dal pm Pierpaolo Bruni, nei locali di una loggia massonica sono saltate fuori le schede di valutazione e i curricula di adepti da segnalare per l’ingresso nei consigli d’amministrazione di 15 enti pubblici.

E non va meglio nell’ambito politico. Vi leggo un estratto, dalla pagina 1399, dell’ordinanza del procedimento penale n. 9339/2009, in mano alla Dda di Reggio Calabria. Ci aiuterà a capire perché vengono delegittimate le coscienze politiche che rovistano negli atti e ne fatti delle strutture pubbliche, sanitarie e d’altra specie. Ci servirà ad avere un quadro più preciso.

«In data 17.04.2010, alle ore 09.46 circa, grazie al sistema di video ripresa installato nella via Borrello di Bovalino (RC), veniva documentato il sopraggiungere di (…) TALARICO Antonio e CITRARO Leonardo, che poco dopo accedevano a casa del capo mafia PELLE Giuseppe.

I soggetti presenti – si legge nell’ordinanza – avevano orientato il loro interesse verso i candidati neoeletti (…). Uno di essi era proprio Antonio Stefano CARIDI.

Successivamente sempre TALARICO citava l’assessore regionale al personale della Regione Calabria indicandolo – è scritto nell’ordinanza – come il personaggio politico di riferimento a cui, egli e le persone a lui vicine, avevano fornito un sostanziale appoggio elettorale».

L’uomo in questione è Domenico Tallini. A pagina 1401 del citato procedimento penale, ilo stesso soggetto viene indicato «come persona che avrebbe rispettato quanto promessogli in cambio del sostegno elettorale».

Ecco perché Tallini, oggi nella minoranza del Consiglio regionale, si sente sempre meno, non ostacola le iniziative della maggioranza, non parla, non incalza, non morde.

Ecco perché Tallini ripiega, invece, nell’attacco contro i parlamentari del Movimento 5 stelle; per esempio alzando il muro del campanilismo rispetto alla grave mancanza della terapia intensiva di legge nella Cardiochirurgia universitaria di Catanzaro, denunciata dalla sottoscritta e dal collega Paolo Parentela.

Ecco perché questa opposizione posticcia e solidale non serve a nulla. Centrodestra e centrosinistra sono uguali. Sono una cosa sola. Ecco perché con un’interrogazione abbiamo chiesto la commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria, nel grande silenzio dei megafoni del potere.

Né il Comune né la Regione hanno avviato approfondimenti interni dopo le ordinanze dell’ultimo periodo, di fatto perpetuando l’ordine dei rapporti.

A Reggio Calabria l’appalto per i parcheggi del Palazzo della Giustizia è di recente andato alla ditta “Ambiente Edilizia e Territorio”, già ben segnalata nella relazione della commissione d’accesso al municipio. Parliamo di un lavoro da 20 milioni di euro, Iva compresa. Della ditta è socio il presidente degli industriali reggini, Andrea Cuzzocrea, il patron del Garantista, quotidiano che sappiamo bene come è andato a finire. Ora il sindaco Falcomatà, e poi magari il ministro Alfano, devono spiegarci come è possibile che una ditta sia segnalata nella relazione della commissione d’accesso che determina lo scioglimento del Comune e poi prenda appalti milionari per opere dello stesso Comune. O quella relazione è vecchia come i bronzi di Riace, oppure c’è qualcosa che al Comune va controllato molto a fondo.

È compito delle forze sane e delle intelligenze critiche spazzare via il sistema; a partire da questa notte di consapevolezza, aggregazione, coraggio e libertà. Ecco perché ci siamo e ci saremo.

E se ci vorrete al governo costruiremo un’altra Calabria, segnata dalla trasparenza, dall’onestà e dalla bellezza.

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