Reggio Calabria: finito il modello Scopelliti, il futuro lo facciamo noi studenti

Giuseppe Scopelliti, governatore calabrese, è l'artefice politico della distruzione di Reggio Calabria.

Giuseppe Scopelliti, governatore calabrese, è tra gli artefici politici della distruzione di Reggio Calabria.

Il punto vero, allora, è chiarire come Reggio Calabria, che è la città più popolata della regione, possa realmente risollevarsi. Quali possibilità per i futuri laureati da una classe politica che ha sperperato il denaro pubblico, in un contesto fortemente segnato dalla ‘ndrangheta? Da studenti, il nostro primo passo, poiché siamo sulla stessa barca, è di non dare più fiducia ai protagonisti della distruzione. Di loro conosciamo i nomi, le opere, le omissioni. E la grandissima faccia tosta.

di Dalila NESCI

L’Università di Reggio Calabria, dove studio, ha circa 10 mila studenti. Per molti di noi, dopo la laurea c’è la valigia: bisogna partire.

In Calabria il lavoro non può essere una sfida: le capacità individuali si scontrano con il sistema. Spesso le imprese sono minacciate, le professioni chiuse, i concorsi pubblici truccati. Ripeterlo può sembrare banale, ma all’ovvio ci si abitua facilmente. Così, accettiamo con passività e rassegnazione la legge della ‘ndrangheta, delle affiliazioni politiche e del clientelismo. I boss di partito nominano primari, dirigenti e consulenti. Li paghiamo noi, che ormai sappiamo quanto ci costano all’anno, cioè da 70mila euro in su.

Con ritardi di mesi, invece, sono retribuiti gli operai della forestazione, gli addetti ai trasporti e i tanti precari dei lavori socialmente utili o interinali. Ognuno di loro ha famiglia, spese, bisogni e desideri che non può soddisfare. La disperazione sale, i commercianti non vendono e i disoccupati aumentano.

Noi giovani non abbiamo prospettive e ai licenziati non è garantito il reinserimento. Ci mantengono i genitori, i parenti: stipendiati o pensionati che non hanno assistenza né sgravi fiscali. Non scordiamo l’Imu di Mario Monti, benedetta da Silvio Berlusconi e da Pierluigi Bersani. Se fossero stati veramente responsabili, come invece hanno stradetto in televisione, avrebbero spinto per l’introduzione di una tassa sul patrimonio. Ma sappiamo che cane non morde cane, per cui la crisi l’hanno pagata e continuano a pagarla i deboli. La povertà cresce, mentre il Cavaliere ha i soldi per passare 3 milioni di euro mensili a Veronica Lario, ex moglie.

Non c’è limite all’indecenza: chi ha sbagliato non prova vergogna e vuole ancora mangiare e affamare.

La sanità calabrese è allo sfascio: in concreto il piano di rientro non risponde alle emergenze, se non tagliando alla cieca. Nella Piana di Gioia Tauro gli ospedali sono fatiscenti e scarsamente attrezzati. A Cosenza i familiari dei pazienti sono costretti a spingere le barelle in pronto soccorso: il personale paramedico è insufficiente. Di Vibo Valentia si ricordano gli orrori e le condanne. A Catanzaro la Fondazione Campanella becca milioni di euro per ricerche di cui non si sa bene; tra indagini, cambi dei vertici e silenzi dell’amministrazione regionale. A Crotone, invece, i dializzati hanno dovuto occupare il reparto di Nefrologia, per evitarne la chiusura. La loro determinazione ha spaventato il potere.

«Emergenza» è la parola chiave con cui i governi nazionali hanno perennemente affidato poteri straordinari ai vari presidenti della Regione, i quali hanno peggiorato la situazione e non hanno mai risolto nulla. Soprattutto riguardo a sanità e rifiuti: troppi interessi, legami, affari.

La questione dello scioglimento per contiguità mafiose del Comune di Reggio Calabria sta impegnando legali, istituzioni e parti politiche. Sembra la partita della vita. Il governatore regionale Giuseppe Scopelliti è passato al contrattacco, accusando l’ex sindaco, deceduto, Italo Falcomatà. Il «modello Reggio» di Scopelliti sta miseramente cadendo, anzitutto per i debiti del Comune. Se il Tar del Lazio confermerà lo scioglimento disposto dal ministro dell’Interno, ci sarà ancora spazio per un ricorso al Consiglio di Stato. Diversamente, il centrodestra canterà vittoria, ma sarà una vittoria di Pirro, visto che i debiti, rilevati dalla Corte dei conti, non si cancellano.

Il punto vero, allora, è chiarire come Reggio Calabria, che è la città più popolata della regione, possa realmente risollevarsi. Quali possibilità per i futuri laureati da una classe politica che ha sperperato il denaro pubblico, in un contesto fortemente segnato dalla ‘ndrangheta?

Da studenti, il nostro primo passo, poiché siamo sulla stessa barca, è di non dare più fiducia ai protagonisti della distruzione. Di loro conosciamo i nomi, le opere, le omissioni. E la grandissima faccia tosta.

One comment

  1. Questo è l’articolo più bello che tu abbia scritto fino ad ora. Complimenti!!
    E adesso che anche il simbolo del MoVimento è stato accettato… “provino a fermarci, noi andiamo come un treno”!!!

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