RESTITUZIONI M5S: LA MONTATURA CHE NASCONDE LA MAFIA NEI PARTITI

Vi prego di leggere fino all’ultima riga di questa mia riflessione, oggettiva e puntuale. Noi 5stelle non ci stiamo a passare come tutti gli altri. La verità è un’altra, come sanno bene elettori e non elettori.

C’era da aspettarselo. Sotto elezioni i megafoni del regime hanno mistificato la realtà, con il preciso obiettivo di nascondere gli orrori nei vecchi partiti e di farci passare come «casta»; con l’intento, cioè, di mettere tutta la politica sullo stesso piano, in modo che gli elettori non vadano a votare e che centrodestra e centrosinistra mantengano i loro pacchetti di voti e raggiungano i numeri per l’inciucio di governo.

Andiamo ai fatti. Due parlamentari 5stelle hanno sbagliato e sono stati subito allontanati, come era giusto che fosse. Hanno comunque bonificato le quote non trasmesse al fondo ministeriale per il Microcredito. Costoro non hanno commesso reato penale. Hanno commesso, invece, un reato morale; hanno compiuto un’azione di incoerenza grave, senz’altro ingiustificabile e incompatibile con i princìpi e le scelte del Movimento, che li ha costretti a pagare gli importi non versati e li ha cacciati all’istante.

Il punto vero, però, è che questo reato morale non riguarda tutti i parlamentari uscenti del Movimento 5stelle, che, come me, hanno restituito ogni mese le eccedenze a vantaggio dei piccoli imprenditori e delle nuove attività d’impresa. Questo reato morale riguarda singoli, che non fanno più parte del Movimento. Luigi Di Maio è stato netto, rapido e deciso: niente sconti, niente scuse: fuori chi ha sbagliato. Negli altri partiti, invece, i compari delle mafie – badate, non i protagonisti di mancate restituzioni – entrano nel governo. Basti pensare, per tutti, all’esponente del Pdl Nicola Cosentino.

L’attenzione si concentrerà sul fatto in sé, cioè sul trucco dei bonifici revocati, ma infine inviati, che i media di regime stanno gonfiando.Resterà in secondo piano il dato oggettivo: i parlamentari 5stelle hanno aiutato e sostenuto l’economia e l’occupazione, versando in tutto milioni di euro del loro assegno mensile.

Oggi il potere uccide sovvertendo la verità, inducendo gli spettatori del grande circo mediatico a guardare esattamente dove vogliono i burattinai, a dimenticare atti, esempi, battaglie e sacrifici di chi si è opposto al sistema rischiando in prima persona.

In questo caos voluto e costruito scientificamente, può sfuggire alla massa che a Palermo si sta celebrando il processo sulla «Trattativa Stato-mafia», che vede imputato Marcello Dell’Utri, già condannato in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa e co-fondatore di Forza Italia, il partito di Berlusconi. Può sfuggire che Renzi e Boschi sono stati fulminei nel foraggiare le banche dei loro amici, le quali hanno distrutto miliardi di risparmi e investimenti e hanno avuto i soldi dello Stato, cioè di tutti noi. Può sfuggire, ancora, che l’imposizione del sistema dell’euro è frutto della strategia del sangue e della tensione che ha attraversato gli anni ’90, con protagonisti istituzionali che finora l’hanno fatta franca e che addirittura sono stati premiati, nonostante l’assassinio diGiovanni Falcone e Paolo Borsellino e i moniti dei due magistrati.

E infine: per la Calabria può sfuggire che, a parte candidati di Pd e Forza Italia rinviati giudizio per i rimborsi del Consiglio regionale o per presunti episodi di clientelismo, il procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Rahoin una recente intervista a Il Fatto Quotidiano ha dichiarato: «Credo che le situazioni equivoche continuano a determinare e a favorire quella confusione che è la prima forza delle mafie. Alla fine i soggetti che rappresentano la società, quelli che gestiscono il potere legale sono quegli stessi che provengono dal mondo dell’illegalità. Quando la politica non riesce a svolgere questa selezione, devono essere necessariamente gli elettori a farloI risultati ce lo diranno. Riusciremo a capire se, finalmente, gli elettori faranno quella selezione che non è stata in grado di fare la politica».

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