Restituzioni M5S, risposta alle polemiche

Foto M5S

Sul giornale di ieri (22 settembre 2013, nda) Adriano Mollo ha raccontato del dibattito in rete circa le spese di deputati e senatori calabresi del Movimento Cinque Stelle.

Se non avessimo pubblicato il resoconto economico dei primi 75 giorni da parlamentari, non ci sarebbero stati i commenti di cui l’articolista ha riferito. La discussione è preziosa: aiuta la democrazia e, anche se polemica, serve a capire che cosa succede nelle istituzioni. Voglio dare il mio contributo in proposito, consapevole che quanto sostengo è riscontrabile su Internet e nelle sedi ufficiali.

Parto dal fatto che noi parlamentari del Movimento abbiamo fatto risparmiare allo Stato oltre 40 milioni di euro rifiutando i rimborsi elettorali e oltre un milione e mezzo di euro restituendo la diaria non utilizzata. Questo è un fatto reale.

Naturalmente siamo agli inizi, il che significa che nei prossimi mesi continueremo ad accantonare altri milioni: soldi che il resto della politica sta tenendo per sé e di cui non sappiamo la destinazione.

Gli attivisti del M5S hanno il diritto e il dovere di dire la loro, perché è con il confronto che si cresce. Finora, però, poiché girano sfoghi e congetture immediate, sta passando un’informazione non corretta. Infatti, il dato effettivo sul risparmio pubblico è stato sostituito da sparuti rigurgiti, come se noi parlamentari Cinque Stelle avessimo trattenuto cifre ingenti per comprare beni di lusso.

Sulla mia restituzione è stato commesso un errore, avendo restituito 9 mila euro nell’arco di due mesi, piuttosto che – come riportato nel pezzo di Mollo – 7 mila euro. Si può verificare al sito www.parlamentari5stelle.it, sezione “Trasparenza”; è semplice, il quadro è molto chiaro.

Ho letto, inoltre, di lamentele per i compensi dei collaboratori. In proposito, chiarisco che circa il 50% dell’importo complessivo è trattenuto dallo Stato per ragioni previdenziali. È il costo del lavoro. Noi Cinque Stelle abbiamo preferito garantire tutti i diritti agli assistenti. Al contrario, in passato diversi parlamentari tenevano il proprio personale a nero, come noto alle cronache. Se la nostra scelta è un demerito, si assuma la responsabilità di scandirlo chi parla con ardore di legalità. Personalmente, non credo più all’ingenuità nei comportamenti, specie in questo momento storico.

La questione più importante, poi, è che cosa fa un parlamentare con i soldi che riceve. I parlamentari Cinque Stelle calabresi hanno lavorato sodo e hanno cercato di coprire ogni porzione di territorio, non avendo noi consiglieri in Regione. Io sono stata molte volte nei comuni della provincia di Vibo Valentia, che purtroppo è l’ultima d’Europa per occupazione, reddito e sicurezza. Sono andata anche in altre zone calde, per denunciare la mafia tradizionale e di alcune banche; per difendere il lavoro e i lavoratori onesti. Nonostante la sospensione per la protesta – insieme ad altri 11 deputati Cinque Stelle – contro la modifica autoritaria dell’articolo 138 della Costituzione, fin qui ho prodotto 319 atti parlamentari, con l’85,22% delle presenze in aula, in cui con i colleghi del Movimento ho trascorso le notti per onorare il mio mandato. Ricordo che solo noi deputati Cinque Stelle abbiamo denunciato lo scandalo dei rifiuti in Calabria, interrogando il governo sui costi dell’emergenza: più di un miliardo di euro, cui oggi s’aggiunge la beffa di una Tares alle stelle.

Mi auguro che da qui in avanti si giudichi dai fatti l’attività dei parlamentari Cinque Stelle. Spero, poi, che si riconoscano subito le strumentalizzazioni, anche quando interne. Noi rappresentanti calabresi abbiamo un compito ancora più difficile, perché il Movimento fa gola a chi, infiltrandosi, vuole entrare nelle istituzioni. Sia per il proprio utile che per l’interesse delle cosche.

già su Il Quotidiano della Calabria del 23 settembre 2013, pagg. 1-5

 

 

 

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