Sanità calabrese, eccovi le questioni che ho posto a Scura

Dalila salute 2

Premesso che l’organizzazione della sanità deve avvenire sotto la responsabilità diretta della politica, vi racconto il mio incontro di martedì 31 marzo scorso, a Catanzaro, con il commissario alla sanità calabrese, Massimo Scura, insieme al subcommissario Andrea Urbani, tecnici nominati dal governo Renzi.

di Dalila NESCI

Il punto da cui sono partita è il rispetto delle regole. La commissione Serra-Riccio, che in Calabria concluse un’inchiesta ad ampio raggio sulla sanità calabrese, indicò nel mancato rispetto delle leggi il grande male da sconfiggere. Per lungo tempo la politica ha fatto a meno delle norme, saltandole, aggirandole, ignorandole. Soprattutto nella sanità, ciò ha creato situazioni impossibili: sprechi, affarismo capillare, potentati interni a ospedali e ambulatori pubblici, favori ai privati – molto spesso governanti –, disservizi e ruberie.

La ragione dei tagli, che continuano a disumanizzare la sanità, subordinandola al pareggio di bilancio, non è da ricercare soltanto negli errori della politica calabrese, che ha speso in lungo e largo senza preoccuparsi del futuro. La causa prima della continua riduzione di risorse per la sanità pubblica è il sistema monetario, che non permette una redistribuzione del reddito ai cittadini, cui la Costituzione assegna, invece, una sovranità assoluta. Pochi si esprimeranno in questi stessi termini, annotatelo.

La verità è che il sistema dell’euro, controllato da organismi non elettivi e privati, fa perdere valore al denaro, diminuisce la capacità di acquisto e comporta sacrifici enormi per gli Stati, i cui parlamenti hanno accettato sotto ricatto, prima dell’avvento del Movimento cinque stelle, condizioni impossibili. Per tutte, cito l’obbligo di ridurre il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo sino al 60% in 20 anni. Questo significa che arriveranno tagli ancora più pesanti, che chiuderanno altri ospedali e uffici, mentre la scuola pubblica sarà ridotta all’osso, a vantaggio del privato.

Ora, la Calabria subisce più di ogni altra regione queste imposizioni, e il sistema sanitario regionale è al collasso. Qui, tra ‘ndrangheta e colletti bianchi, capaci perfino di condizionare in fondo delle strutture d’informazione, la democrazia come sistema di regole è un’utopia. Ma occorre cominciare la ricostruzione, partendo dal settore vitale della sanità pubblica. È esattamente ciò che sto cercando di fare, ascoltando gli operatori, gli addetti ai lavori, e facendomi un quadro delle priorità, sulla base delle scelte e degli atti adottati.

Il punto di partenza, dunque, è riportare le procedure all’interno delle regole nazionali e delle buone pratiche. In proposito, ho sottoposto a Scura e Urbani la questione delle recenti nomine dei vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere deliberate dalla giunta regionale, osservando che occorre un atto di recepimento da parte del commissario governativo; previa dichiarazione, resa dagli interessati, sull’assenza di cause d’incompatibilità o inconferibilità degli incarichi pubblici. Infatti, Santo Gioffrè, commissario nominato per dirigere l’Asp di Reggio Calabria, non può, per legge, ricevere l’incarico, poiché candidato due anni fa a sindaco. Scura e Urbani hanno dichiarato che il punto sulle nomine non è di loro competenza, dimostrando chiara leggerezza, dal momento che il riordino della sanità calabrese è affidato a loro due, che peraltro percepiscono lauti compensi.

Ho esposto, poi, la vicenda dei rapporti tra la Regione Calabria e l’Università di Catanzaro, che per l’Azienda ospedaliero-universitaria Mater Domini percepisce un finanziamento dalla prima sulla base di un protocollo d’intesa già scaduto e non fondato sulle prestazioni erogate, contrariamente alla logica della riforma dell’allora ministro della Salute Rosy Bindi. Ridefinendo come suggerito i rapporti, la Regione risparmierebbe circa 40 milioni, ma Scura e Urbani hanno difeso lo stato delle cose, sostenendo che l’Università debba avere un’integrazione. Scura e Urbani hanno concluso, nel merito, anticipando l’uscita di un nuovo protocollo tra Università catanzarese e Regione Calabria; protocollo che, però, non ridefinisce il finanziamento della seconda sulla base delle prestazioni rese dalla prima tramite l’ospedale Mater Domini.

Ho poi chiesto se la nuova rete dell’assistenza, la cui decretazione è prevista oggi, sia modellata sulla base del nuovo Patto per la salute, che ridefinisce gli standard ospedalieri. La risposta di Scura e Urbani è stata affermativa. Sono perplessa, in proposito, ma attenderò l’uscita delle nuova rete per verificare.

Ancora, ho chiesto maggiore attenzione per gli ospedali di aree disagiate e di zone turistiche. La nuova rete dell’assistenza manterrà gli ospedali montani di San Giovanni in Fiore e Serra San Bruno (Vibo Valentia), con un impegno a potenziare il trasporto con ambulanza e l’elisoccorso. Sarà mantenuto l’ospedale di Tropea (Vibo Valentia), pare fino alla realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, che dovrebbe “inglobarlo”. Presterò la massima attenzione per l’ospedale di Tropea, che coi turisti moltiplica la popolazione, specie in estate. Verificherò, anche alla luce delle mie richieste formalizzate, come si comporterà l’Asp di Vibo Valentia: se lascerà morire il presidio o se, come ho suggerito, vorrà potenziarlo nella Chirurgia, nel Consultorio, nell’Oncologia e nella Radiologia.

Non dovrebbe essere riattivato, invece, l’ospedale di Praia a Mare (Cosenza), nonostante ci sia una sentenza specifica del Consiglio di Stato. Se fosse confermata la volontà della commissione per il rientro di non riattivarlo, sarebbe gravissimo e ci porterebbe a dura battaglia con tutti gli strumenti parlamentari e civili a nostra disposizione. Le sentenze si rispettano, punto.

L’idea che mi sono fatta è che l’intenzione dei piani alti – parlo del governo – sia quella di continuare coi tagli micidiali e con le imposizioni di sacrifici ai cittadini e pazienti. È vero – come ha detto Scura – che sono cambiati i tempi e che la salute non dipende principalmente dalla sanità, ma dalla cultura, dagli stili e dalle possibilità di vita. Tuttavia, per la Calabria va fatto un ragionamento a parte, anzitutto per via del suo territorio, per cui – come ho chiesto a Scura e Urbani – è più che opportuno attivare un punto di primo intervento all’ospedale Santa Barbara di Rogliano (Cosenza), visto che è riferimento per l’intera Valle del Savuto, non sempre vicinissima a Cosenza. Anzi.

Sono rimasta male per la mancata considerazione della mia proposta, che continuerò a presentare, di una Stoke Unit di secondo livello a Vibo Valentia, dove c’è già un primario di grande esperienza, autore di numerose importanti pubblicazioni sul trattamento dell’ictus.

La «filosofia» – come l’ha chiamata Urbani – della nuova rete dell’assistenza si basa sulla concentrazione delle specialità nei tre ospedali principali (hub) di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, sul presupposto che la loro maggiore casistica sia garanzia di successo terapeutico. In realtà, questo principio generale va poi calato nel territorio calabrese ed è opportuno creare un sistema per alleggerire l’interventistica negli ospedali maggiori, di modo che lì si eseguano solo le operazioni chirurgiche più complesse. Non credo che questa soluzione di buon senso troverà d’accordo la commissione per il rientro, ma continuerò con la ricognizione dei servizi che servono nei territori, chiedendoli con precisione alla struttura commissariale e ai vertici delle aziende sanitarie.

Per quanto concerne la proposta, del governatore regionale, di un’azienda sanitaria per tutta la regione, Scura pensa che i tempi non siano maturi. In ogni caso, ho illustrato la mia proposta alternativa: tre aziende ospedaliere (nord, centro e sud Calabria) solo per la gestione degli ospedali e altrettante aziende sanitarie (nord, centro e sud Calabria) per gestire tutti i servizi non ospedalieri. Questo impianto garantirebbe corrispondenza coi territori, risparmi ed efficienza, tagliando molti costi inutili, a partire dagli stipendi dei massimi dirigenti.

Per quanto riguarda, invece, i dubbi sul terreno di costruzione dell’ospedale nuovo della Piana di Gioia Tauro e la necessità di chiarire gli aspetti tecnici e amministrativi dei 4 nuovi ospedali calabresi, sia Scura che Urbani hanno riferito che l’argomento non li tocca da vicino, ma io non sono d’accordo. O il rientro si lega alla rete dell’assistenza sempre, oppure è un lavoro di facciata.

Ho chiesto poi il potenziamento dei piccoli ospedali con il raddoppio, almeno, delle ore per i cardiologi e ortopedici nei servizi. Nel merito, non c’è stato il tempo per un approfondimento, ma da Scura e Urbani mi è parso di capire che la logica sia sempre quella della concentrazione negli ospedali-hub.

Per ultimo, ho affrontato il punto sulle nuove assunzioni del turn over, parte delle quali già deliberate dalla giunta regionale e, da quanto ho saputo, non sulla scorta di una ricognizione effettiva delle reali necessità, ma, piuttosto, sulla base di accordi politici. Spero che non sia così. Verificherò e interverrò nel merito, anche perché ho proposto da tempo di accertare, prima di assumere, quale sia la disponibilità di medici e infermieri nelle varie aziende e il loro effettivo utilizzo.

Proseguirò il mio giro negli ospedali, subito dopo la Pasqua. Prossimamente sarò nel Cosentino a Paola, a Praia a Mare e a Castrovillari; nel Reggino a Locri e a Melito Porto Salvo; nel Crotonese a Crotone e nel Catanzarese al Pugliese-Ciaccio. In ogni caso, sappiate, visiterò tutti gli ospedali calabresi.

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