Sanità Calabria, i commissari e la spartizione della torta

scura urbani

 

Sembra scontata la nomina, nel Consiglio dei Ministri (CdM) di oggi, del commissario per il rientro sanitario della Calabria. Stamani i giornali hanno anticipato che il posto verrà affidato a Massimo Scura, manager fermo da anni, affiancato da un solo subcommissario, cioè Andrea Urbani, contabile in rapporto col ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

 

di Dalila NESCI

 

La montagna partorirebbe il topolino. Dal 10 dicembre scorso si trascina tra pretesti e proclami la nomina del commissario, di fronte a una sanità calabrese sempre più morente e abbandonata. Insomma, dopo tre mesi di menefreghismo del governo, colpevole d’una grave omissione per cui soltanto M5s ha investito la Procura di Roma, si compirebbe un accordo meramente politico, di potere, lontano anni luce dagli interessi dei calabresi.

L’accordo sarebbe una spartizione in vecchio stile: il commissario, magari sgravato di proprie incombenze, garantirebbe il Pd di Renzi, diviso e sempre più ostile al governatore della Calabria, Mario Oliverio, mentre il piano di rientro sarebbe in pratica gestito da Urbani per conto della Lorenzin.

Attendiamo le prossime ore per capire se la verità sarà questa o se, al contrario, il governo centrale avrà all’ultimo meditato, provando a ricucire lo strappo con Oliverio, cui Renzi aveva spesso promesso e assicurato la nomina in questione.

Da parte nostra possiamo dire con chiarezza che:

 

  • siamo stati i primi e più ardui difensori del principio della responsabilità politica del rientro sanitario in capo al governatore eletto;
  • abbiamo lungamente strigliato il governo, riprendendolo, marcandolo, denunciandolo e costringendolo a scoprirsi, perfino interessando il capo dello Stato;
  • abbiamo denunciato alla Procura di Catanzaro il presunto assenteismo di Urbani raccontato dalla stampa calabrese, che riceve un mensile da quasi 10 mila euro dalla Regione e dunque dai calabresi;
  • abbiamo interrogato a raffica il governo, rilevando tutti gli errori, gli abusi e i danni prodotti dal rinvio perpetuo della nomina del commissario, peraltro sottolineando la mancanza dei requisiti, in capo a Urbani, per l’ufficio di subcommissario;
  • formalmente abbiamo chiesto, noi soltanto, la rimozione di Urbani dall’incarico di subcommissario;
  • abbiamo avvertito anzitempo la collettività rispetto ai propositi del governo, che vuole tenere sotto scacco la Calabria e utilizzarla per foraggiare i vari Agenas e Kpmg, che sarebbero stati ridimensionati, invece, con la nomina del governatore Oliverio;
  • abbiamo difeso l’operato da subcommissario del generale Luciano Pezzi, inviso al centrodestra cangiante dei Tallini e Orsomarso, i quali, emuli di Matteo Salvini, hanno ieri inscenato la pagliacciata della presa del dipartimento regionale Salute, che il primo occupò di fatto nelle notti delle nomine sanitarie abusive della giunta regionale Stasi;
  • abbiamo rilevato l’incongruenza del governo, che prima nominò Pezzi commissario, per l’esattezza il 23 settembre scorso, poi lo accantonò, inspiegabilmente, come giostra in disuso.

Nell’attesa di notizie sulla fumata del CdM di oggi, diciamo che se fossero confermate queste anticipazioni, il governo dimostrerebbe:

 

  • di essere chiuso nel suo palazzo;
  • di ignorare i bisogni della sanità e dei cittadini della Calabria;
  • di sbeffeggiare con gusto il governatore regionale, della sua stessa parte;
  • di procedere indipendentemente dai rilievi formali sul conto di Urbani;
  • di rinnegare se stesso col siluramento di Pezzi;
  • di considerare la Calabria come terra di conquista, subordinazione e affarismo politico;
  • di guardare al rientro dal debito sanitario della Calabria come si può guardare a una qualsiasi pratica che riguarda gli altri.

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