Sanità Calabria: tutti zitti, M5S indica la via

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Stamani Il Quotidiano del Sud ha pubblicato un articolo in cui si parla, tra l’altro, anche del nostro ruolo per la sanità calabrese.

di Dalila NESCI

Nel silenzio e nella rassegnazione generale, abbiamo indicato una via d’uscita alla Regione Calabria, commissariata per il piano di rientro e dunque costretta a subire imposizioni e a sostenere spese improprie: per il revisore contabile Kpmg (3,6 milioni all’anno); per la mancanza del protocollo d’intesa rispetto all’attività del policlinico dell’Università di Catanzaro (circa 40 milioni); per consulenze fuori del mondo (attuatore – rinunciatario – all’Asp di Reggio Calabria; Sant’Anna di Pisa); per i nuovi budget privati (10 milioni) e per gli emolumenti del commissario e sub-commissario ad acta (oltre 350 mila euro annui).

Da due anni stiamo appresso alle questioni della sanità calabrese, per contribuire alla causa comune: assicurare ai cittadini il diritto alla salute. Ogni giorno abbiamo denunciato e proposto, senza risparmiare energie e al di là di ogni tornaconto elettorale e personale.

Spesso ci siamo sentiti dare giudizi estemporanei e prevenuti:

    1. «la Nesci non è concreta, fa solo parole»;

    2. «la Nesci è bulimica negli esposti alle procure»;

    3. «la Nesci difende esponenti del sistema Scopelliti»;

    4. «la Nesci è andata a confessarsi dal commissario alla sanità, Scura»;

    5. «la Nesci pensa solo agli scontrini»;

    6. «la Nesci non capisce nulla»;

    7. «la Nesci ha soltanto avuto la fortuna di entrare a palazzo»;

    8. «la Nesci, come Cappuccetto rosso, è caduta nella rete dei lupi cattivi».

Per me entrare a palazzo ha significato anzitutto l’assunzione di una responsabilità. Diventata deputato a 26 anni, ho capito che avevo due grandi opportunità, tra loro alternative: fare qualcosa di tangibile per la comunità calabrese o intascare un bel po’ di soldi e pensare ai fatti miei. Ho scelto la prima, mettendomi contro un intero sistema: dalle banche – contro cui ho lanciato strali, proposto una commissione parlamentare d’inchiesta e formalmente avversato il meccanismo dell’indebitamento pubblico – ai vari potentati, cioè vertici universitari, burocrati ammanicati, oligarchie sindacali, colletti rossi e colletti bianchi.

Per la sanità ho costretto il governo Renzi ad ammettere che il commissariamento della Calabria non può essere permanente né arbitrario. Nel rispondere a una mia recente interpellanza, il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha chiarito che la Regione non ha mai presentato un nuovo piano di rientro, che approvato consentirebbe l’uscita dal commissariamento governativo.

In proposito sono andata perfino sotto gli uffici della Regione Calabria a ribadire al governatore Oliverio il suo immobilismo e le chiacchiere. Ho osservato che non si può contrastare l’ingerenza del governo centrale nella sanità calabrese col suo mero rifiuto di concedere delle stanze ai delegati Scura e Urbani (sub-commissario). Servono, invece, azioni di peso; intanto un nuovo piano di rientro.

Oggi anche Il Quotidiano del Sud ha riconosciuto questo nostro ruolo: il Movimento 5 stelle non è una sigla di protesta sterile né un gruppo d’improvvisazione, ma è una forza politica che con rigore, autonomia e cognizione entra nel merito dei problemi, individua le singole responsabilità e propone soluzioni effettive.

Se dovesse cessare il commissariamento della Calabria nella sanità, al Movimento dovrebbero essere riconosciuti l’impulso e la pervicacia nella specifica battaglia. Uscire dal commissariamento significa riorganizzare i servizi sanitari con la responsabilità politica derivante dal mandato popolare, il che comporta l’obbligo di perseguire il bene comune. Nel caso contrario, sarà il popolo a bocciare per sempre i protagonisti politici di un eventuale disastro.

Noi siamo dalla parte della legalità, ed è per questo che stiamo avversando l’illegittimità della (tacita) proroga del commissariamento della sanità calabrese, che De Filippo ha difeso citando, con grave errore, la norma di cui al comma 88 dell’art. 1 della Legge n. 191/2009, per cui prosegue la gestione commissariale nelle regioni già commissariate. Questa norma non si applica al caso della Calabria, commissariata dopo, cioè nel luglio del 2010.

In conclusione, ha ricevuto il benservito chi finora ci ha insultato e ha cercato in ogni modo di negare, nascondere o sminuire la nostra attività politica nell’interesse del popolo calabrese.

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