Sanità devastata dalle regole Ue. Nesci propone una commissione d’inchiesta

Mia intervista rilasciata a -> http://www.lanotiziagiornale.it/sanita-in-codice-rosso-cosi-leuropa-strangola-la-nostra-salute/

 

La pasionaria del Movimento Cinque stelle, Dalila Nesci, non si è mai risparmiata, né nella passata legislatura né negli scampoli della nuova. Specie quando si parla di sanità, di cattivi servizi, di diritti negati e delle responsabilità politiche ed economiche di un quadro a tinte fosche, com’è quello della salute pubblica italiana. Non è un caso che, in questa come nella passata legislatura, la Nesci ha presentato una proposta di legge per istituire una commissione d’inchiesta parlamentare per far luce sugli errori sanitari, con un focus sui punti nascita. “Ho studiato a fondo commissariamenti e i piani di rientro partendo dalla mia Regione, la Calabria. E da questo studio è stato facile rintracciare i motivi che sono all’origine dei casi di malasanità e di carenza di servizi e di diritti per i cittadini”.

In che senso?
“Tutto ruota attorno ad un adeguato finanziamento del sistema sanitario nazionale, che manca ormai da anni”.

Per quale ragione?
“Soprattutto all’interno delle dinamiche dei piani di rientro, si comprende come per raggiungere gli equilibri di bilancio si è per legge costretti a tagliare servizi, posti letto, risorse. Così diventa a volte impossibile raggiungere i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea, ndr). Parliamo, cioè, di quelle tutele di salute minime che dovrebbero essere, queste sì, garantite per legge, siccome fanno riferimento a principi costituzionali”.

In un certo senso, dunque, la sanità è vittima della finanza?
“Esattamente. Non ho mai avuto paura di dire che il mancato finanziamento del servizio sanitario nazionale dipenda dalle folli regole della burocrazia europea, a partire dal tetto del 3%. Che è un vero e proprio cappio al collo per gli italiani. Ma c’è dell’altro”.

Ci dica.
“Accanto alla finanza ci sono la politica e l’incapacità spesso di gestione delle Aziende sanitarie. E qui sono centrali le nomine troppo discrezionali in ambito regionale. Penso ai Governatori della Regione Calabria e Campania (Mario Oliverio e Vincenzo De Luca, ndr) che non fanno mai riferimento all’albo nazionale dei direttori generali per queste nomine apicali. Spesso ricorrono per aggirare le regole all’istituto dei commissari a capo delle aziende sanitarie, nonostante la legge dica di far riferimento all’albo. Bisognerebbe scegliere per titoli e competenze; a volte invece si finisce con lo scegliere dirigenti in virtù di reti clientelari”.

Pensa che col nuovo Governo tali atteggiamenti possano cambiare?
“La speranza è adesso mettere un freno a queste regole assurde e cominciare a trovare risorse per ridare il maltolto alla sanità pubblica di modo da farla rivivere”.

Quale sarà il primo obiettivo alla ripresa dei lavori parlamentari?
“L’obiettivo è recuperare risorse, a partire già dalla prima legge di bilancio. Non basterà ovviamente solo quella, ma sarà l’inizio per avviare un cambiamento. Sarà necessario fare in modo che anche il ministero dell’Economia metta a disposizione le risorse necessarie per far respirare la sanità pubblica”.

Pensa che la sua proposta di commissione d’inchiesta possa veder la luce?
“L’obiettivo non è denigrare medici e personale sanitario, ma individuare le responsabilità politiche. C’è da dire che in questa nuova legislatura c’è già un focus sul tema e quindi io sarei già soddisfatta se si mettessero a disposizione da subito le risorse per assumere e per rimettere in sesto gli organici delle varie strutture”.

Si è partiti col piede giusto, insomma.
“Certamente è ottima la stretta, voluta dal ministro Grillo, su liste d’attesa e intramoenia, che a volte sono un business oscuro che ha generato sprechi e inefficienze, alimentando la sanità privata. Che è giusto ci sia, ma a integrazione del pubblico, non deve invece prenderne il posto”.

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