Sanità in Calabria, Renzi non ceda ai ricatti di Ncd

 ricatti Ncd

Il governo deve nominare il commissario per il rientro dal debito della sanità calabrese. Il generale Luciano Pezzi è infatti decaduto dall’incarico, con la proclamazione del nuovo governatore della Calabria, Mario Oliverio. Nelle prossime ore Matteo Renzi deve dunque decidere tra le due sole opzioni possibili: o dà il timone della sanità a Oliverio, eletto il 23 novembre scorso nonostante la bassa affluenza alle urne, oppure si piega ai ricatti di Ncd, che per la riorganizzazione della rete ospedaliera calabrese sta già curando il proprio orto, tramite il sub-commissario Andrea Urbani, referente del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

di Dalila NESCI

A Roma, dovete sapere, c’è un problema politico evidente. Ncd, partito del 2%, minaccia di togliere al governo i voti al Senato, se Renzi non ne impone l’ingresso nella maggioranza della Regione Calabria. L’obiettivo di Ncd è spingere alla presidenza del Consiglio regionale il vecchio Pino Gentile, fratello del senatore Antonio, dimessosi da sottosegretario ai Trasporti per la nota vicenda del quotidiano L’Ora della Calabria.

A Renzi abbiamo ricordato, allora, che la sanità calabrese è in rientro. Non permetteremo che sia terreno di conquista della politica, a danno dei cittadini. Il presidente del Consiglio ha il dovere politico e morale di considerare la scelta dei calabresi, che hanno affidato a Oliverio la responsabilità di guidare la Regione, quindi anche la sanità. Conti e burocrazia del Rientro siano invece affidati a un tecnico, di nomina governativa. Questa è la nostra posizione, che ribadiamo da settimane; intanto perché se le scelte sulla sanità calabrese fossero date a un tecnico del governo, non ci sarebbero, poi, responsabili politici con cui prendersela.

Sfidiamo Renzi sui princìpi della democrazia. Per rispetto del voto in Calabria, rompa la maggioranza al Senato, se necessario. Con nuove elezioni politiche, i senatori calabresi di Ncd Aiello, Bilardi e Caridi tornerebbero a casa, come i loro compari di partito incollati alla poltrona; da Alfano alla Lorenzin.

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