Sanità, lettera a Scura e Oliverio per ridefinire il ruolo dell’Università di Catanzaro

oliverio scura

 

Preg.mi Commissario alla sanità, Ing. Massimo Scura, e Governatore regionale, On. Mario Oliverio,

 

l’integrazione in fieri tra le aziende Mater Domini e Pugliese-Ciaccio ci preoccupa non poco, dati i precedenti. Il ruolo dell’Università di Catanzaro nella sanità calabrese va esaminato e discusso con oggettività; senza timori reverenziali e, soprattutto, con limpida onestà intellettuale.

In una regione come la Calabria, condizionata dallo spopolamento e da trasporti inadeguati o carenti, la formazione accademica è decisiva per contrastare la marginalità attuale, oggi più pesante di ieri.

In Calabria la sanità è stata una miniera d’oro per apparati di potere e consorterie criminali. È scritto nella storia di questa nostra terra, sta negli atti e nei fatti. Se, dunque, non ripensiamo i servizi sanitari secondo coscienza e logica, noi ripetiamo gli errori del passato, stavolta con effetti più devastanti per via dei tagli legati al fiscal compact e al pareggio di bilancio in Costituzione, illegittimi e disumani.

Attenzione, non siamo contro la suddetta integrazione a prescindere, ma vorremmo che nella vicenda in argomento si partisse dalle necessità pubbliche, per tutelare il diritto di ciascuno alla salute.

L’Aou Mater Domini non ha mai avuto il pronto soccorso, il che – di là dalle concrete ragioni, spesso ricondotte a privilegi del corpo docente – è un assurdo per la formazione dei futuri medici. Inoltre, è ormai risaputo il danno irreparabile alla sanità pubblica e ai lavoratori prodotto dal trasferimento di unità operative non oncologiche dal policlinico universitario alla Fondazione Campanella, che ne ha pagato tutti i costi.

Come di recente pure osservato dal dott. Gianluigi Scaffidi, consigliere nazionale di Anaao-Assomed, la cardiochirurgia dell’Università di Catanzaro – aggiungo grazie al traccheggiare della politica, ai sistematici rinvii burocratici e al perdurante silenzio del competente dipartimento e dell’assemblea legislativa regionale – ha operato per anni fuori delle previsioni del Piano di rientro in materia di posti letto, oggi accordati da una nuova rete dell’assistenza che, già nello specifico, appare platealmente irrazionale e ispirata da interessi di parte. Inoltre, l’Università – che, come abbiamo esposto alla procura, potrebbe avere al suo interno anche pesanti situazioni di conflitto d’interessi in merito alle sorti delle cardiochirurgie in Calabria – continua a percepire un finanziamento regionale al di fuori della normativa italiana; con il che vi è uno spreco di circa 30 mila euro al giorno, che si assomma all’enorme flusso di denaro pubblico del «caso Campanella», sottratto alla cura dei pazienti oncologici e poi disperso in altri rivoli, col beneplacito del potere.

Finora, insomma, l’Università di Catanzaro ha goduto di evidenti, lauti favori da parte dei governi regionali e potrebbe ottenerne altri nell’ambito del Piano di rientro, come rilevato sul versante tecnico dal summenzionato dott. Scaffidi, il quale, ricordando l’esistenza di criteri nazionali per la riduzione delle unità operative complesse, ha scritto: «La legge è stata applicata al Pugliese-Ciaccio e disattesa all’AOU Mater Domini». Al progetto di integrazione le due Aziende si presentano, per come riportato dal DCA n. 9/2015, la prima con 43 unità complesse e 487 posti letto, la seconda con 42 unità complesse e 259 posto letto, laddove il DCA n. 97/2013 ne stabiliva 22.

Occorre, dunque, invertire drasticamente la rotta e strutturare nel mero interesse dei calabresi la riferita integrazione e altre cui si dovesse poi pensare.

Dal canto suo, la Regione Calabria non può consentire che l’Università di Catanzaro s’imponga ancora al di fuori delle leggi e della ripartizione dei sacrifici conseguenti alle ricordate misure d’austerità, votate dall’intero parlamento fuorché dal Movimento cinque stelle.

Per quanto riguarda, invece, le responsabilità connesse all’attuazione del Piano di rientro, va tenuto conto che si tratta di strumento che deriva dal tirannico sistema monetario dell’euro e che non può mica trasformarsi in un affare – tramite accordi tra poteri forti – per società di revisione contabile, per agenzie ministeriali che fungono da collocamento della classe politica o per partiti familistici alla ricerca di consensi.

Ci auguriamo, per ultimo, che questi nostri moniti siano da Loro accolti e considerati. Scripta manent.

 

Coi migliori saluti.

Roma, 27 aprile 2015

 

Dalila Nesci

Deputato, M5S

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