Sanità, trasfuso morto a Cosenza: dimissioni sanitari e Scopelliti

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Succede nel 2013 a Cosenza. Un anziano trasfuso muore in ospedale per un batterio. I familiari denunciano che la struttura non ha riferito all’autorità giudiziaria. Sui giornali si leggono le spiegazioni del direttore Paolo Maria Gangemi, francamente incomprensibili. Ci fu un precedente simile, infatti, ma senza tragedia finale. Allora partì l’ordine di non usare sangue della stessa provenienza. In Calabria le disposizioni sono tante volte carta straccia: si scontrano con la libertà dei destinatari, che nessuno obbliga al proprio dovere. È schifo noto, accompagnato da un silenzio ancora più lurido e perfino assassino.

di Dalila NESCI

Non di rado i posti nel pubblico sono un controvalore o il mezzo con cui tanta politica paralizza i servizi, sul presupposto che l’inefficienza aumenta il clientelismo e dunque le possibilità di rielezione.

Intanto c’è un fatto, incontrovertibile: nella sanità i dirigenti sono di nomina politica, scelti fra sodali di partito. Lo sa bene il governatore regionale Scopelliti, che nel profondo della coscienza dovrebbe avvertire la responsabilità politica dell’assurdo accaduto a Cosenza. Chi ha nominato i vertici dell’ospedale civile e dell’azienda sanitaria? Ci sarà qualche primario che risponderà, che pagherà per il proprio ruolo? Sarà la solita storia nazional-popolare in salsa calabrese, in cui una mano lava l’altra, tutti complici e nessun colpevole? Possibile che dopo le morti di Flavio Scutellà e Federica Monteleone in Calabria non sia cambiato nulla?

Siamo di fronte a un problema molto più grosso della dignità calpestata in vari luoghi della sanità calabrese. Certi decessi negli ospedali calabresi danno l’immagine di un’organizzazione senza criteri e potenzialmente omicida; tranquilla, sicura di protezione e impunità.

Si accertino i fatti, ma una morte per trasfusione è oggi inconcepibile in Europa. Per la Calabria è un danno irreparabile. È la riprova che qui la sanità è da Terzo mondo: salvo felici eccezioni, non sai di chi fidarti e non hai la certezza di uscirne vivo.

Per rispetto dell’amministrazione pubblica, si dimettano tutti i dirigenti che a Cosenza avevano il dovere di vigilare, di verificare procedure e risultati. E Scopelliti lasci l’incarico di commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, divenuto ormai incompatibile con la realtà.

già su Il Quotidiano della Calabria del primo agosto 2013, pagg. 1-17

 

 

 

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