Sanità Vibo Valentia: la mia replica al dg Antoniozzi sul taglio delle guardie mediche

asp vibo valentia

 

Oggi ho inviato una lettera di replica al direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia, Florindo Antoniozzi, che a sua volta ha risposto alla mia richiesta di chiarimenti, questa finalizzata a tutelare il diritto alla salute senza le restrizioni provocate dal debito pubblico, causato dalla banche col sistema di emissione della cartamoneta.

 

 

di Dalila NESCI

 

 

Qualche giorno fa avevo scritto al direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia, Florindo Antoniozzi, in merito a quanto denunciato dal Consiglio dell’Ordine dei Medici della Provincia di Vibo Valentia: si sarebbe sul punto di voler chiudere diverse postazioni di continuità assistenziale – cosiddette “guardie mediche” – presenti sul territorio vibonese, lasciandone soltanto una ventina. È evidente – sottolineavo nella lettera – come una scelta del genere possa comportare danni, se si considerano anche le risapute carenze, di mezzi e di personale, delle strutture sanitarie e ospedaliere dell’Azienda sanitaria vibonese.

Antoniozzi mi ha risposto precisando che una riorganizzazione delle stesse, senza tenere conto di possibili campanilismi, potrebbe consentire servizi sanitari h 24, invece che limitati alle attuali 12 ore notturne, che certamente sarebbero più graditi alle popolazioni, sentendosi così anche più tutelate.

Ecco perché ho chiesto, nella mia replica, in che modo Antoniozzi intenda procedere alla riferita riorganizzazione, e se ha in animo di farlo insieme ai medici interessati. Così l’ho spinto a considerare anzitutto le ragioni dei cittadini e degli operatori sanitari del Vibonese, piuttosto che i tagli operati dal governo tramite il commissario Scura e il suo vice Andrea Urbani, ormai diventati una coppia politica che sottomette a piacimento il governatore della Calabria, Mario Oliverio.

Perché bisogna innanzitutto chiarire un punto: se il taglio delle guardie mediche nel Vibonese, disposto dal commissario alla sanità calabrese, Massimo Scura, sia frutto di una concertazione con l’Asp di Vibo Valentia e gli addetti ai lavori, oppure se la decisione in parola è stata assunta, come per diversi altri servizi in Calabria, senza tenere conto delle esigenze concrete del territorio e dell’opinione del personale interessato. Delle due l’una. E il quadro, in un caso o nell’altro, cambia radicalmente.

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