Sant’antonio di Padova e la lotta M5S ai crimini bancari

Oggi, 13 giugno, si festeggia Sant’Antonio di Padova, protettore degli usurati. Di origine portoghese, il religioso, vissuto tra il 1195 e il 1231, condannò con fermezza la pratica dell’usura. Riservò parole di fuoco agli strozzini e condusse una battaglia fortissima sull’argomento, che non può essere dimenticata.

Da deputata ho dato un ampio contributo sul tema dei crimini bancari, anche con una proposta di legge, presentata nel 2015, per istituire una specifica commissione parlamentare d’inchiesta.

In Italia non c’è tutela vera del risparmio né una vigilanza credibile sul prestito di denaro. Alla Camera ho denunciato senza mezzi termini la vicenda dell’imprenditore calabrese Antonino De Masi, vittima di usura riconosciuta in Cassazione.

Vi ripropongo, sembrandomi utile, il video di una mia interpellanza nel merito, in cui osservavo che«il risparmio ed il lavoro sono le basi del futuro di tutte le generazioni e di tutte le categorie».«Ciononostante, diverse banche – aggiungevo – hanno intaccato l’uno ed offeso l’altro, decurtando somme di denaro ai correntisti con motivazioni illegittime, prima che furbe». «L’aspetto più grave – evidenziavo – è che vari istituti di credito hanno compiuto in libertà dei reati molti gravi, come truffa e usura, nonostante gli organi di controllo».

«Dov’era – chiedevo nell’interpellanza – la Banca d’Italia, sulla cui autonomia si fonda la tutela del valore monetario di fatiche, sacrifici e rinunce individuali? Che cosa sapeva la Banca d’Italia di pesanti distorsioni del credito, contrarie al bene pubblico? E, soprattutto, è sufficiente tale autonomia, se la Banca d’Italia è, per oltre il 90 per cento, di proprietà delle banche su cui la medesima ha il compito di vigilare?»

«Mentre noi siamo qui – ammonivo – a interpretare i rispettivi ruoli di opposizione e di maggioranza, ci sono imprenditori che rischiano di chiudere, famiglie che potrebbero precipitare nello sconforto e nella disperazione, attività e redditi che si perdono per l’assenza di uno Stato realmente pronto ed efficace».
  «Tutti i discorsi sulla crescita e sull’economia sono vuoti – rimarcavo – se la Repubblica non protegge il risparmio privato, se lo lascia all’arbitrio e all’appetito di poteri che sfruttano vecchi rapporti di forza, certi che la sanzione non sarà pari al reato e ai suoi più pesanti effetti, o magari non arriverà mai».

«Occorre – incalzavo – fermare definitivamente abusi, irregolarità, arbitri e alterazioni, rendendo presto giustizia alle vittime».

Il governo diede una risposta inutile, cui replicai: «Essa non tiene conto delle tante persone truffate, usurate e costrette a subire. In secondo luogo, non considera a modo l’impunità di chi ha rubato denaro sfruttando commissioni bancarie equivoche, tassi da usura ben nascosti, giochi sulla data delle valute e altri raggiri d’alta scuola. Per ultimo, la risposta lascia aperto il libro bianco delle vittime, che da oggi hanno una certezza in più, oltre alla perdita dei loro averi e risparmi; questa ennesima, dolorosa certezza è che lo Stato è forte con i deboli ed è debole con i forti».

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