SCIOLTO IL COMUNE DI TROPEA, ORA FACCIAMO LA RIVOLUZIONE DALLA NOSTRA TERRA

Sì è conclusa la vicenda dello scioglimento degli organi elettivi del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose. Il Consiglio di Stato ha deciso in via definitiva.

​Resta la terna commissariale  e si chiude una brutta parentesi politica che peserà ancora sulla comunità locale.

A farne le spese i cittadini, in un contesto, la provincia vibonese, di ricchezza e disoccupazione, risorse e disparità, meraviglie e spopolamento, splendore e disservizi, accoglienza e speculazioni.

È arrivato il momento del riscatto collettivo; i partiti hanno fallito, non hanno dato risposte né hanno creato occasioni e possibilità di sviluppo. La conseguenza, ancora ignorata, è l’emigrazione progressiva di giovani e intere famiglie.

In Italia non ci sono ​molto altri ​ luoghi così incantevoli e magici come Tropea, lo scrivo lontana da ogni retorica. Tuttavia, non bastano più le consolazioni né l’orgoglio identitario. Dobbiamo prendere coscienza della realtà, che indica un’inadeguatezza politica costante, mentre l’Italia sprofonda nel caos della corruzione, lo Stato non riesce a garantire diritti e servizi, l’indebitamento aumenta e l’economia è strozzata dal sistema monetario e dall’avidità delle cupole bancarie, che hanno tolto risparmi e speranze al ceto medio, a piccoli imprenditori, alla nuova generazione e agli anziani.

Serve una coscienza individuale e collettiva, sul presupposto che non si può più andare avanti fingendo, pensando al proprio utile e voltandosi dall’altra parte. Adesso c’è una possibilità di cambiamento vero: il Movimento 5stelle si propone per la guida del Paese, forte di un’esperienza parlamentare di opposizione intransigente, di vigilanza sui territori, di denuncia e di proposte rivoluzionarie come il reddito universale di cittadinanza.

È l’ora di liberare i cittadini dalla morsa delle associazioni criminali e dei colletti bianchi, dalla diffusa subordinazione a una politica rapace, abile a svuotare le casse pubbliche e a curare affari e interessi di comitati di potere.

Mi sono rimessa in gioco, la partita è troppo importante; intanto per i miei coetanei e le loro famiglie, per i miei conterranei. Mi sono occupata di lavoro e lavoratori, per cui mi sono battuta utilizzando tutti gli strumenti parlamentari della minoranza. Ho lottato per una sanità efficiente e sicura, pretendendo l’assunzione delle migliaia di medici, infermieri e operatori che servono negli ospedali. Altrettanto ho fatto per aumentare l’organico delle forze dell’ordine e dei tribunali, per gli stipendi dei dipendenti della Provincia di Vibo Valentia, per la salvaguardia dell’ambiente, per l’acqua pubblica e pulita, per la tutela del territorio, dei disabili e dei beni culturali, per la viabilità, i trasporti e i diritti sociali, per le donne, la maternità, i pensionati e lo Stato di diritto.

Non possiamo più restare indietro né permettere che la nostra terra si svuoti a causa delle ingiustizie e diseguaglianze. Voltiamo pagina, insieme, iniziando dalle parole e dalle azioni guerriere. Davanti a noi l’obiettivo primario: la libertà e la dignità di un popolo, quello calabrese, da sempre sottomesso e obbligato al silenzio, alla fuga, alla rassegnazione.

 

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