Sindaco e Pastore legittimano violenza su Menichino

Sabatino e Pastore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Partiamo dal principio: a nessuno è permesso di risolvere le controversie usando violenza. Lo vieta la legge morale, lo punisce la legge positiva. Chi, per qualsiasi motivo, nuoce fisicamente a qualcuno o lo minaccia, agisce al di fuori delle regole, del contratto sociale, della democrazia, della civiltà degli uomini.

di Dalila NESCI

Nella tarda mattinata di ieri, dentro il municipio di Amantea (Cosenza), il vicesegretario generale Giuseppe Sabatino ha alzato le mani su Francesca Menichino, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, che aveva chiesto degli atti per il consiglio comunale di stasera, 8 agosto. Era presente Carlo Diana, del locale Meet Up.

Non c’era un solo motivo per cui il vicesegretario del Comune, che è il padre dell’attuale sindaco, Monica Sabatino, dovesse lanciarsi contro Menichino, colpendola e spaventandola. Questo atteggiamento è figlio di una cultura tribale, per cui i problemi si risolvono con la forza fisica; una cultura che poi la mafia ha ereditato e portato all’estremo. Questa prepotenza, questa prevaricazione non può essere tollerata né giustificata, specie in Calabria; salvo che non si voglia vivere di retorica e ipocrisia sulla legalità.

In tarda serata, ieri il sindaco Sabatino ha diramato un comunicato in cui – e con cui – ha  legittimato il gesto del padre, funzionario del Comune. «Uno scontro frutto di un inasprimento dei toni che contraddistingue da sempre il modo di fare politica del Movimento Cinque Stelle». Con queste parole Monica Sabatino ha ammesso la violenza di suo padre su Menichino, trovando una motivazione a suo avviso fondata, non già un’attenuante.

Attenzione, il passaggio è molto delicato: è un sindaco, una figura delle istituzioni, che sostiene tramite stampa che la violenza è lecita, se rivolta a rappresentanti del Movimento Cinque Stelle; che nel circuito dei media, si dice, è solito inasprire i toni della dialettica politica.

Nello specifico, poi, Francesca Menichino aveva fatto semplicemente il suo dovere istituzionale. Nei giorni precedenti, peraltro, con il Movimento Cinque Stelle aveva promosso in forma canonica un’azione legale, sostenuta anche in ambito parlamentare, per l’incompatibilità del sindaco Sabatino, ineleggibile per legge (articolo 61 del decreto legislativo n. 267 del 2000, il Tuel). Inoltre, senza alcuna violenza Menichino aveva rilevato la scarsa collaborazione del primo cittadino, dopo il recente sequestro del porto locale. A riguardo, lo stesso sindaco non aveva peraltro tollerato la cronaca rigorosa di una giornalista del tg regionale della Rai, con ciò smentendo la sua apertura al dialogo, ieri sbandierata alla stampa dopo il grave episodio accaduto in municipio.

Con il senatore Nicola Morra abbiamo denunciato tramite un comunicato stampa la violenza di Sabatino padre contro Francesca Menichino. Ieri stesso ho presentato sul caso un’interrogazione al ministro dell’Interno. Per ultimo, sono intervenuta alla Camera, alle ore 19,25, esponendo il fatto e le sue implicazioni in ambito istituzionale.

Abbiamo riportato tutto sui siti e sulle pagine Facebook personali. Ma non c’è una sola riga nella cronaca odierna del giornalista Ernesto Pastore, del quotidiano La Gazzetta del Sud, destinatario del nostro comunicato come il suo collega Rino Muoio, del Quotidiano del Sud, che invece ha dato notizia del nostro sdegno e dell’immediata interrogazione al ministro Alfano.

In particolare, Pastore ha aperto con le dichiarazioni del sindaco Sabatino, senza riflettere un momento sulla loro gravità. Di seguito, ha censurato la voce e le scelte di due parlamentari, scrivendo che l’accaduto è stato descritto da Diana sul proprio profilo Facebook. Leggendo l’articolo, non si capisce che cosa sia successo né si rende conto alcuno della portata della vicenda, anche oltre Amantea.

Con questi mezzi, scorrettissimi sul piano tecnico e deontologico, Pastore si è comportato come molti suoi colleghi giornalisti, che usano le parole, la punteggiatura e le immagini per presentare il Movimento Cinque Stelle come forza politica di soggetti violenti, nervosi e superficiali.

Il Movimento Cinque Stelle entra sempre nel merito delle cose, con atti formali e pubblici che tutti possono vedere, ma parte della stampa li oscura.

Ecco, questa vicenda di Amantea è un esempio di come viene distorta la verità, in diverse cronache giornalistiche, tutte le volte che c’è di mezzo il movimento Cinque Stelle, che evidentemente tocca nervi scoperti, a Roma come nei territori.

Al giornalista Ernesto Pastore chiediamo: chi, nella vicenda di ieri ha usato violenza? E, per finire: chi, nella vicenda di ieri, si è reso complice di una violenza arbitraria e di un potere pubblico che l’ha chiaramente legittimata?

Restiamo in serena attesa di una risposta, e possibilmente di scuse civili.

 

 

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