Sul caso De Masi Oliverio ci scopiazza. E noi allora rilanciamo

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Caso De Masi. Il 5 novembre (qui il link) io e i capigruppo di Camera e Senato Andrea Cecconi e Alberto Airola mandavamo un comunicato di forte vicinanza all’imprenditore Antonino De Masi.

di Dalila NESCI

In quel comunicato – occhio alle parole – si denunciava la “concreta possibilità che chiuda per sempre il gruppo industriale di De Masi, che con un centinaio di dipendenti produce macchine agricole nell’area del porto di Gioia Tauro e resiste quotidianamente alle pressioni della ‘ndrangheta, che nell’aprile del 2013 scaricò contro un capannone 44 proiettili di Kalashnikov. Da allora De Masi è sotto scorta. Nonostante la condanna in Cassazione di Bnl, Antonveneta e Banca di Roma, dal 2011 l’azienda di De Masi non ha ancora ricevuto risarcimenti, per i quali è aperto un tavolo al ministero dello Sviluppo Economico, al momento non risolutivo”.

Passano esattamente cinque giorni. E sui giornali di stamattina si leggono paginoni che riprendono il comunicato di Mario Oliverio, ancora sul caso De Masi. E cosa dice l’originalissimo candidato del Pd? Che l’azienda di De Masi non ha “ancora ricevuto i risarcimenti per i quali è aperto un tavolo al ministero dello Sviluppo Economico, al momento non risolutivo, nonostante la condanna in Cassazione di tre banche per usura e per le minacce della criminalità che nell’aprile del 2013 scaricò contro un capannone dell’azienda 44 proiettili di kalashnikov e che fecero assegnare ad Antonino De Masi la scorta”.

Copia e incolla. Vedere due per credere:

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Perché due sono le possibilità. O Oliverio è dotato di una qualche arte divinatoria per la quale riesce a pensare le stesse e identiche cose che pensiamo (e denunciamo) noi; oppure, molto più semplicemente, ha preferito scopiazzare la nostra nota stampa. Tesi assolutamente plausibile, dato che prima di adesso il Partito Democratico non ha mai detto nulla. Silenzio assoluto. E poi, guarda caso, proprio in piena campagna elettorale Mario Oliverio in persona parla, denuncia, fa la voce grossa.

Esattamente il contrario di quanto invece abbia fatto il Movimento Cinque Stelle che già in tempi non sospetti denunciava le vessazioni a cui era sottoposto De Masi e i crimini bancari di cui era stato vittima. Tanto che ho anche presentato una proposta di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare ad hoc. Ovviamente davanti alla mia proposta Renzi e compagni non hanno mai risposto. Ma d’altronde il “cuor di leone” il Partito Democratico già l’aveva dimostrato con il governo Letta quando, sulla questione, presentai un’interpellanza (era il 5 novembre 2013!). A rispondere, nonostante l’atto fosse ovviamente diretto al ministero dell’Economia, si presentò un imbarazzatissimo Paolo Fadda, sottosegretario alla Salute. Pensate un po’ l’attinenza! Un governo temerario, non c’è che dire. Più che Partito Democratico, Pavidi Democratici.

Ecco perché ora rilanciamo.

Caro Oliverio, sei davvero interessato al caso De Masi perché come tu stesso dici “il governo, le Regioni, le istituzioni locali e nazionali hanno il dovere di mobilitarsi”? E allora ti diciamo noi cosa devi fare, sic et simpliciter. Se il Pd vuole davvero aiutare De Masi deve telefonare al sottosegretario dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, come lui del Pd, e chiedergli di battere i pugni contro le banche che non vogliono risarcire De Masi.

E dato che ci sei, caro Oliverio, telefona anche a Renzi e convincilo a sostenere la commissione parlamentare sui crimini bancari che io ho proposto alla Camera e a far votare un nostro emendamento per revocare l’autorizzazione all’esercizio dell’attività alle banche responsabili di indebito arricchimento a danno dei clienti.

Le proposte ci sono. Non serve reinventarsele. O copiarle e spacciarle per proprie. Ma solo appoggiarle. Qui non conta chi sia stato il primo ad avanzarle. L’importante è giungere a risultati concreti. Per questo, ripeto, invito Mario Oliverio ad attivarsi concretamente. Come ha fatto e sta facendo il Movimento Cinque Stelle.

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