Trattativa: verso il processo, il candidato Ingroia mina l’inchiesta

Antonio Ingroia, ex pm dell'inchiesta sulla Trattativa, oggi leader del listone di Di Pietro, Diliberto e De Magistris.

Antonio Ingroia, ex pm dell’inchiesta sulla Trattativa, oggi leader del listone di Di Pietro, Diliberto e De Magistris.

Ieri Ingroia ha dichiarato d’essere stato spiato insieme al resto del pool palermitano. L’affermazione è molto pericolosa, evidentemente inopportuna: la campagna elettorale è in corso e lui è in corsa. Caro Ingroia, sei disposto a compromettere l’inchiesta sulla Trattativa, adesso condotta solo dai tuoi colleghi, pur di portare seggi ai tuoi alleati e di contemplarti sui giornali? Di Pietro deve salvarsi da un’indecorosa scomparsa dopo gli insuccessi personali (candidature di voltagabbana più gestione monarchica dei rimborsi) e gli allori dei suoi sodali di valore (De Gregorio, Scilipoti, Razzi, Maruccio, Fusco, Paladini, Mura e Barbato, per non essere generici)…

di Dalila NESCI

La Procura di Palermo ha chiesto ieri il processo per gli imputati nell’inchiesta sulla Trattativa. I loro nomi: l’ex ministro Dc Calogero Mannino (che avrà l’incompleto rito abbreviato), il fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, l’ex ministro Dc Nicola Mancino (che per l’accusa avrebbe compiuto falsa testimonianza), i generali dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni, il colonnello dell’Arma Giuseppe De Donno e Massimo Ciancimino, figlio del sindaco palermitano Vito. Poi ci sono i boss Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà e Giovanni Brusca. Accantonata, invece, la posizione del capomafia Bernardo Provenzano, per accertata «incapacità processuale».

L’ipotesi è che pezzi dello Stato abbiano negoziato con boss della mafia, «per far prevalere all’interno di Cosa nostra la componente più moderata». Lo ha spiegato il pm Nino Di Matteo, che con gli altri magistrati sta cercando di ricostruire la verità su quegli anni bui.

Dagli accordi e dalle stragi dell’epoca deriverebbero profonde alterazioni degli equilibri istituzionali, politici e democratici, con effetti ancora vigenti.

Si tratta di un capitolo delicatissimo e interminabile della storia italiana: sangue, sospetti, depistaggi, strategie e assurdità.

Recenti, sgomentano le barricate del Colle, la sentenza della Consulta sulle intercettazioni di Mancino e l’irresponsabile candidatura di Antonio Ingroia, che mette gravemente a rischio il lavoro dei colleghi; soprattutto l’esercizio compiuto della giustizia.

Il procedimento sulla Trattativa seguirà il suo corso, ma è ovvio che tutto può succedere, con il clima attuale; perfino l’ennesimo affossamento, che manderebbe in fumo l’impegno civile e culturale legato all’eredità di Paolo Borsellino.

Ieri Ingroia ha dichiarato d’essere stato spiato insieme al resto del pool palermitano. L’affermazione è molto pericolosa, evidentemente inopportuna: la campagna elettorale è in corso e lui è in corsa. Ingroia si è mostrato impulsivo, non ci ha pensato un secondo: non ha resistito alla tentazione del riverbero mediatico, alla brama della ribalta. Perciò ha colto al volo l’occasione per intervenire, dimenticandosi del suo nuovo, diverso ruolo.

L’obiettivo di Arancioni, dipietristi, dilibertiani ed ex accoliti di Pecoraro Scanio è superare lo sbarramento. Vogliono entrare a palazzo a tutti i costi. Alcuni inseguono da anni il sogno di ritornare alla Camera o al Senato. Di Pietro deve salvarsi da un’indecorosa scomparsa dopo gli insuccessi personali (candidature di voltagabbana più gestione monarchica dei rimborsi) e gli allori dei suoi sodali di valore (De Gregorio, Scilipoti, Razzi, Maruccio, Fusco, Paladini, Mura e Barbato, per non essere generici). Inoltre De Magistris ha da prepararsi il futuro, visto che l’Italia dei Valori, che ne ha pagato le campagne elettorali, è vicina alla liquidazione politica.

Caro Ingroia, sei disposto a compromettere l’inchiesta sulla Trattativa, adesso condotta solo dai tuoi colleghi, pur di portare seggi ai tuoi alleati e di contemplarti sui giornali?

Seconda e più importante domanda: non sarebbe il caso che rispettassi con il silenzio il lavoro della Procura di Palermo, che fu anche tuo?

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