Tropea Festival, i silenzi di Mario Caligiuri

 Mario Caligiuri

Il Tropea Festival è stato molto rivisto. A fine luglio era stato presentato il programma ufficiale, a Tropea. Il relativo comunicato, ancora visibile sul sito dell’evento, precisava: «I primi ospiti confermati sono Marc Augé, Salvatore Settis, Giordano Bruno Guerri, Marcello Veneziani e Stefano D’Orazio».

di Dalila NESCI

L’annuncio anticipava un’importante offerta culturale, data la diversa formazione degli illustri ospiti. Tuttavia, il 6 settembre, quasi all’inizio del Festival, si leggeva la seguente comunicazione: «A causa di imponderabili inconvenienti tecnici e logistici, la Seconda Edizione del Tropea Festival Leggere&Scrivere 2013 e la Settima Edizione del Premio Letterario Tropea sono state rinviate. Ci scusiamo di questa inaspettata variazione, indipendente dalla nostra volontà di organizzatori».

Ieri Gilberto Floriani – direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, capofila del progetto culturale del Festival – ha replicato a una mia nota su una possibile politicizzazione dell’appuntamento, rilevando la presenza di figure come Maurice Aymard, Gian Arturo Ferrari, Curzio Maltese, Franco Arminio, Antonella Tarpino, Luigi Lombardi Satriani, Angela Bubba, Cesare De Michelis e Mario Fortunato. Si tratta di figure di spessore, ma il punto non riguarda i nomi, sia chiaro.

Non vorrei fraintendimenti, strumentalizzazioni o silenzi. Del Festival parlo con cognizione e interesse perché ci lavorai l’anno scorso. Che cosa furono quegli «imponderabili inconvenienti tecnici e logistici», «indipendenti dalla volontà degli organizzatori», che determinarono il rinvio del Tropea Festival e del suo Premio?

L’evento era già pronto, con un programma ufficialmente presentato e ospiti di prestigio che avevano confermato, come sopra scritto, la loro presenza. Nelle prime settimane di agosto, invece, fu convocata una riunione degli organizzatori. Seguì il ricordato rinvio del 6 settembre, che per il Tropea Festival, il cui Premio è presieduto dalla scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, è paradossale, inconcepibile; tanto più se si osserva che in proposito mancano ancora delle motivazioni e che l’iniziativa è finanziata con fondi pubblici.

Non è mia intenzione accusare qualcuno o far rumore per diletto. Da politico – e da giovane – voglio puntare l’attenzione su un aspetto, che non si può liquidare o ricondurre alla polemica, allo scontro. Occorre evitare che in Calabria la politica controlli tutto. Troppo spesso, infatti, essa non tollera la libertà e la verità, ideali che la cultura difende e promuove per definizione.

La storia della nostra regione ci ha mostrato il disperato bisogno, da parte di tanta politica, di mettere le mani sulla cultura. Per visibilità, per immagine e per trasmettere messaggi che si rivelano veri e propri spot, cui non corrisponde sostanza.

Siccome le nuove generazioni non possono permettersi il lusso di sorbire le fandonie di pezzi della politica, è bene che gli amministratori pubblici chiariscano, riferiscano, si mostrino realmente trasparenti.

È necessaria libertà nella costruzione degli eventi culturali, per cui la politica deve rimanere nel suo specifico.

Riguardo al Magna Graecia Teatro Festival, costato 2,3 milioni di euro e finanziato con risorse del Por Calabria-Fesr 2007/2013, ricordo che l’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri (nella foto in alto, nda), sostenne l’assenza di una «destinazione riservata alle compagnie teatrali calabresi», rispondendo a un’interrogazione del consigliere regionale Mimmo Talarico. Dal canto suo, questi aveva contestato, tra i soggetti coinvolti, la presenza di artisti con lo stesso «produttore del Direttore artistico del festival, Giorgio Albertazzi», scelti «dal Maestro Albertazzi sulla base di un assoluto criterio di discrezionalità». Talarico si disse insoddisfatto delle risposte di Caligiuri, evidenziando che «il bando prevedeva la conoscenza del territorio calabrese». È indispensabile, allora, abolire forme di discrezionalità che possano politicizzare i progetti culturali.

Non mi interessa accusare o difendere Caligiuri. Piuttosto, in merito al Tropea Festival è bene che risponda: perché il rinvio, perché lo stravolgimento del programma a ridosso dell’evento? Ci sono state azioni discrezionali?

 

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