Vaccini: La ragionevolezza della Raggi e (l’ennesima) imposizione di Lorenzin

Con una lettera ai genitori, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, ha evidenziato come «non tutti i minori di età compresa tra 0 e 16 anni sono obbligati alla vaccinazione: possono essere esonerati quelli che risultino immunizzati a seguito di malattia naturale. Così pure sarà possibile dichiarare di essere in attesa del rilascio di vaccini mono-componenti o combinati, in modo tale da tenere conto delle immunizzazioni esistenti».

La nuova legge sulle vaccinazioni prevede, all’articolo 1, che «l’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante o dagli esiti dell’analisi sierologica, esonera dall’obbligo della relativa vaccinazione. Conseguentemente il soggetto immunizzato adempie all’obbligo vaccinale di cui al presente articolo, di norma e comunque nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale, con vaccini in formulazione monocomponente o combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale sussiste immunizzazione».

Ora, il problema sta nella proposizione, contenuta nella legge in argomento, «comunque nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale», argomento utilizzato dal Ministero della Salute per contrastare l’autocertificazione integrativa, resa disponibile dal Comune di Roma, con cui è possibile dichiarare, prima della somministrazione dei vaccini obbligatori, «di essere in attesa del rilascio di vaccini mono-componenti o combinati, in modo tale da tenere conto delle immunizzazioni esistenti».

Dunque le posizioni sono due, distinte: per il Comune di Roma non va inoculato il vaccino a chi dimostra di essere già immunizzato contro una specifica malattia per cui è prevista vaccinazione; per il Ministero della Salute, invece, poiché in Italia non vi sono prodotti vaccinali monocomponenti contro difterite, pertosse, morbillo, rosolia e parotite, anche se un minore dovesse essere immunizzato, deve ricevere un vaccino polivalente che contenga anche il preparato contro la malattia per cui è già avvenuta l’immunizzazione.

Secondo il Ministero della Salute, «in ogni caso, effettuare una vaccinazione non comporta alcun rischio per un soggetto immunizzato, ma rafforza comunque le difese immunitarie».

Questo è l’ennesimo esempio,, a prescindere dagli aspetti medico-scientifici, in cui il diritto alla salute viene sacrificato per interessi puramente economici: i bambini sono ancora una volta obbligati a ricevere vaccini contenenti sostanze immunizzanti contro malattie per cui, invece, sono già stati immunizzati.

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