Vibo, emergenza lavoro: ho incontrato il ministro Giovannini

Giovannini

Nonostante il Decreto del fare alla Camera, ho fatto una corsa per parlare con il ministro del Lavoro Enrico Giovannini (nella foto, nda). Gli avevo scritto una lettera-racconto sull’emergenza lavoro a Vibo Valentia, a partire dalla vicenda Italcementi. Nel testo, evidenziavo il pericolo di espansione della criminalità, per aumento della disoccupazione. Chiedevo poi la massima attenzione dei vertici dello Stato sulla provincia vibonese, la più disagiata in Italia.

di Dalila NESCI

Da qui le ragioni dell’incontro pomeridiano con il ministro del Lavoro, che ha assentito alla mia proposta di coinvolgere Eni: sia per la bonifica del sito Italcementi in caso di dismissione, sia per l’assunzione di operai del cementificio adeguatamente formati.

È l’idea più logica, la prima cui pensare, vista la specificità di Vibo Valentia, ha significato il ministro del Lavoro, che ha chiarito: «È giusto che si riattivi presto il tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo economico, dove si possono valutare tutte le prospettive per ricollocare gli operai Italcementi».

Secondo il ministro Giovannini, bisogna che partecipi anche l’Agenzia per lo sviluppo regionale della Calabria.

Dopo ho chiesto al ministro quali fossero gli aggiornamenti rispetto ai lavoratori socialmente utili e ai lavoratori di pubblica utilità. A riguardo, ho sottolineato che non si possono abbandonare, dato che per politiche sbagliate la situazione ha raggiunto livelli drammatici in Calabria, soprattutto a Vibo Valentia.

Il ministro ha garantito lo sblocco dei fondi necessari, rammaricandosi per l’impossibilità di incentivi al pensionamento dei lavoratori di utilità sociale, alla luce della riforma del predecessore, Elsa Fornero.

In conclusione, mi dichiaro soddisfatta della collaborazione con il ministro Giovannini, che proseguirà, perché non si può perdere un solo minuto per sostenere il lavoro e lo sviluppo dell’intera provincia di Vibo Valentia.

Ecco come ho affrontato le questioni dell’EMERGENZA LAVORO

 

Fotografia di Vibo e dintorni

La provincia di Vibo Valentia è in una situazione drammatica, disperata. Secondo i dati forniti al forum di Unioncamere tenuto a Lamezia Terme (Catanzaro) lo scorso 7 luglio, il quadro economico dell’area vibonese è il peggiore della Calabria, a sua volta indietro rispetto a tutte le regioni europee.

Il territorio è gravato da disoccupazione, riduzione delle attività d’impresa, difficoltà di accesso al credito, inquinamento criminale del mercato, penetrazione della ‘ndrangheta nelle amministrazioni pubbliche; per l’Anci il 24% dei comuni ha subito scioglimento. Vi sono, poi, trasporti ferroviari e stradali in gran parte inefficienti o inadatti.

Il porto di Vibo Valentia non è adeguato per il traffico di merci, il che ha comportato inconvenienti nella produzione di Italcementi, lì presente da 73 anni. Sono circa 80 gli operai assunti, oggi cassintegrati.

A Vibo Marina esistono due realtà di rilievo per l’economia: Italcementi ed Eni, che ha un deposito di idrocarburi con circa 15 addetti. Con l’indotto, nel complesso superano abbondantemente le 500 unità di forza lavoro, e quindi di reddito.

 

L’uscita di Italcementi

Italcementi ha espresso la volontà di lasciare lo stabilimento di Vibo Marina. A Nomisma ha commissionato uno studio che indichi un’attività alternativa sostenibile, i cui risultati si avranno per metà settembre, benché a un tavolo tecnico in prefettura abbia chiesto l’anticipo di due settimane. Ancora, Italcementi è disposta a versare incentivi per il prepensionamento di alcuni dipendenti. Inoltre, verificherà eventuali volontà di trasferimento in altra sede, aiutando gli interessati a trovare un’abitazione.

 

La vicenda Eni

Eni deve fare i conti con un’ordinanza commissariale (emergenza ambientale successiva all’alluvione del luglio 2006), la quale dispone che delocalizzi la produzione in altro sito, per motivi di rischio idrogeologico. Per questo, Eni ha presentato un progetto di messa in sicurezza, ma al momento non ha ricevuto le previste autorizzazioni del Comune, che rinvia al vincolo dell’ordinanza. Regione Calabria e Comune di Vibo Valentia manifestano indecisione su chi debba intervenire per superare la predetta ordinanza.

Di fatto, se a Eni s’imponesse di delocalizzare, piuttosto che consentirle la messa in sicurezza, l’azienda lascerebbe Vibo Marina. Ciò avrebbe un peso enorme per i relativi trasferimenti, per l’indotto e per le accise, di decine di milioni di euro, oggi versate alla Regione.

 

Le azioni da deputato su Italcementi ed Eni, viste in connessione

Dopo aver scritto al Presidente della Repubblica e al Ministro del Lavoro, ho discusso del caso Italcementi e della sua riconversione con il viceministro dello Sviluppo economico Stefano Fassina e con il sottosegretario al Lavoro Jole Santelli. Successivamente ho proposto di pensare ad Eni come soggetto per l’eventuale bonifica del sito Italcementi di Vibo Marina e per la bonifica delle altre aree industriali calabresi dismesse. Ho quindi proposto di utilizzare alcuni operai Italcementi per la bonifica del cementificio vibonese e altri, all’occorrenza, per il previsto aumento dell’offerta da parte di Eni, pronta a investire risorse per la sicurezza e per l’aumento della produzione.

 

Formazione e lavoratori di utilità sociale

Per tale soluzione, occorrono investimenti nella formazione.

Approfitto dell’occasione per chiedere all’Ill.mo Sig. Ministro aggiornamenti rispetto all’incontro tenuto lo scorso 21 maggio con i colleghi deputati Ferdinando Aiello, Demetrio Battaglia, Enza Bruno Bossio e Bruno Censore, in cui il Ministro – secondo quanto comunicato da Bossio – ha dato  la disponibilità a verificare se vi siano le condizioni per:

1)   la contrattualizzazione dei lavoratori socialmente utili in servizio presso gli enti pubblici;

2)   la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili tramite lo stanziamento di fondi che consentano loro di uscire dalla precarietà e dall’assenza di tutele piene.

 

LSU ed LPU da equiparare

Di mio, chiedo, come già avanzato in più sedi sindacali e istituzionali, se c’è modo di avviare un percorso per l’effettiva equiparazione dei lavoratori di pubblica utilità (LPU) ai lavoratori socialmente utili (LSU).

In questo senso, sollecito il Ministro del Lavoro a valutare la problematica di entrambe le categorie, gravate da instabilità di posizione e da una contribuzione insufficiente (LSU) o nulla (LPU). Consapevole che il problema non è solo calabrese, evidenzio al Ministro che incentivando il pensionamento degli ultrasessantenni si avrebbe una riduzione del 50% del numero dei lavoratori, che potrebbero essere stabilizzati. In Calabria ci sono circa 5000 unità, fra LSU ed LPU. Ciascuno percepisce circa 800 euro mensili. Certamente il caso calabrese fa eccezione, e quello di Vibo Valentia ancora di più. Parliamo, infatti, di lavoratori con un’età media di circa 50 anni, che peraltro finora sarebbero a nero nell’amministrazione pubblica, detto con rispetto.

 

 

 

 

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