Vibo Valentia e Massoneria, il cappio da sciogliere

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Ha suscitato eco l’intervista in tema di massoneria del giornalista Nello Trocchia al sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, proveniente dalla magistratura e sostenuto da forze di centrodestra. Trocchia ha sentito il primo cittadino di Vibo Valentia per un servizio poi andato in onda all’interno della trasmissione su Rai 2 “Nemo” (qui il link alla puntata dello scorso giovedì 6 aprile), condotta da Enrico Lucci e Valentina Petrini.

di Dalila NESCI

Il giornalista ha chiesto al sindaco se avesse conferma di un’appartenenza massonica dell’assessore comunale Domenico Console. «No, non mi risulta», ha risposto l’intervistato, che poi ha telefonato a Console e quindi riferito a Trocchia che l’interpellato «non ha ritenuto di» dare «alcuna risposta».

Su “Corriere della Calabria” il giornalista Sergio Pelaia ha osservato, con riferimento alla massoneria vibonese, che «a fronte di tante persone che sgomitano per entrare nell’“istituzione” e dunque operare per “l’elevazione morale e spirituale dell’uomo”, Vibo resta in preda al degrado ed è puntualmente ultima nelle classifiche nazionali sulla qualità della vita».

È tutto vero, quanto scritto da Pelaia. Ricordo la preoccupazione dell’allora procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, sulla pervasività della massoneria in città, che negli ultimi anni ha peraltro perduto servizi, attività produttive, occupazione e risorse per il bene pubblico.

Vibo Valentia, come ha ribadito il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, è la provincia a più alta densità massonica in Italia. In passato il capoluogo fu interessato, anche in sede parlamentare, da approfondimenti su vicende molto serie, poi finiti nel nulla.

Nel territorio in questione, a tanta capacità di influenza corrisponde un’arretratezza emblematica. La Provincia di Vibo Valentia non ha i soldi per manutenere le strade, per pagare i circa 130 dipendenti, per riscaldare le scuole e per le altre attività dell’ente. Il regresso generale è tangibile, l’emigrazione in crescita, la sanità paralizzata al punto che la Regione non riesce a inquadrare nella dirigenza medica, malgrado la legge lo imponga, diversi medici del 118.

Più volte mi sono rivolta formalmente ai vertici delle istituzioni nazionali. Al capo dello Stato raccontai con precisione fotografica lo smantellamento in atto del tessuto economico e sociale vibonese. Al governo centrale ho chiesto con insistenza l’invio di risorse aggiuntive per garantire le funzioni della Provincia di Vibo Valentia; con emendamenti, interrogazioni, interpellanze e interlocuzione politica. Ho sempre parlato di «questione vibonese», nella quale si mescolano potere e povertà, vantaggi per pochi e disagi per molti, spazi occulti di movimento e e risaputa prigionia degli individui.

Serve allora una reazione civile coraggiosa, forte, continua. I cittadini possono determinare il cambiamento partendo dall’attenzione ai rapporti tra massonerie e ambienti criminali, dal rifiuto delle imposizioni, dall’adesione a un progetto culturale e politico alternativo, che 5stelle sta proponendo con fatti, esempi, autonomia.

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