Volontariato, un caso (certificato) di ritorsione

I soldi per il volontariato non si possono spendere in libertà. Oggi vi racconto una storia calabrese di cui mi sono occupata carte alla mano.

Le sentenze si eseguono, soprattutto se definitive. Lo affermo con riferimento a una vicenda che ha visto contrapposti il Centro di Servizio per il Volontariato (CSV) “Due Mari” di Reggio Calabria e l’ex direttore Giuseppe Iero, dipendente della struttura, vincitore in Cassazione di una causa contro il proprio licenziamento, che la stessa Corte ha nel 2016 confermato ritorsivo, stabilendo in suo favore ilmantenimento della qualifica di quadro direttivo e la corrispondente posizione economica. A riguardo ho dunque scritto al CSV reggino, al presidente del Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, al consigliere regionale delegato, Giovanni Nucera, e all’assessore regionale alle Politiche sociali, Federica Roccisano, in quanto competenti. Con la missiva ho chiesto il rispetto della sentenza in questione, epilogo di una lunga storia giudiziaria che ha visto l’accanimento legale del CSV di Reggio Calabria contro un suo dipendente, il quale nei giudizi precedenti aveva già avuto ragioneIn proposito va detto che il CSV reggino ha speso una montagna di soldi che potevano essere invece destinati al volontariato, evitando, per come risulta agli atti, di attuare quanto sentenziato dalla magistratura. Anche la Regione Calabria deve intervenire, avendo una funzione di controllo cui non deve rinunciare. Il volontariato è un settore prezioso, destinatario di cospicui e mirati finanziamenti che non possono sprecarsi. Questo caso ci induce ad approfondire il tema, fondamentale, dell’impiego dei fondi per il volontariato, che va tutelato dalle istituzioni ad evitare comportamenti od atteggiamenti contrastanti con la missione precipua dei Centri di Servizio.

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