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IL MIO INTERVENTO, OGGI A CATANZARO, ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO

Grazie per l’invito a partecipare e ad intervenire oggi.
E’ un momento istituzionale solenne questo, che utilizzo per esprimere sincero apprezzamento per l’operato della magistratura, delle forze dell’ordine e di tutti coloro che quotidianamente si impegnano nel contrasto di ogni forma di criminalità.

L’arretratezza della nostra regione è sicuramente imputabile alla rete soffocante della ‘ndrangheta: che impoverisce l’economia e che ferisce, traumatizzando famiglie ed intere generazioni.
La ‘ndrangheta con la sua capillarità strategica, a mio avviso, è uno dei volti più spietati dell’attuale sistema politico-economico neoliberista che annichilisce la dignità della persona e giustifica tutto in nome del profitto e dell’accaparramento di potere.
È chiaro ormai che non ci si può limitare ad osservare le mafie per le loro conformazioni e connotazioni territoriali, non possiamo pensarle slegate dal mercato globalizzato in cui si muovono.
Le mafie rappresentano un paradigma economico-sociale e subculturale che rinnegano il concetto di persona ed il valore inestimabile della vita.

Oggi sembra che tutto si possa acquistare e che ogni cosa abbia un prezzo, più o meno raggiungibile. Ecco che molti nostri giovani si lasciano irretire dal giogo delle mafie con l’illusione del facile guadagno.
Così la ‘ndrangheta ed apparati di potere collaterali sono riusciti -in alcuni casi- ad orientare carriere politiche, successi professionali ed economici individuali.
Queste informazioni e consapevolezze, responsabilizzano ciascuno di noi a fare la propria parte anche oltre il ruolo istituzionale, orientando i nostri comportamenti in famiglia, a lavoro e nella comunità secondo i valori della Carta Costituzionale.

In un mondo in cui aumentano le diseguaglianze e molti diritti e servizi essenziali vanno ancora difesi; la magistratura è di fatto intervenuta per ristabilire legalità e giustizia, ma non può supplire -in ogni caso- alle mancanze e alle inadeguatezze evidenti della rappresentanza politica. Su questo dovrebbero fare mea culpa tutti i partiti ed i movimenti politici.
Se le mafie cancellano la dignità delle persone. Le istituzioni assenti o compromesse, uccidono la speranza ed alimentano un’idea deresponsabilizzante rispetto alle azioni da compiere nella collettività.

Urge, a mio avviso, rinnovare un patto etico di collaborazione istituzionale, seria, pacifica e politicamente trasversale. C’è bisogno di tutti per elaborare idee originali, nuovi paradigmi sociali ed economico-culturali: più sostenibili per l’ambiente, che mettano al centro la dignità della persona, capaci di attivare sane relazioni di vita sociale.

Le condizioni degradanti in cui versa il nostro territorio Calabrese devono spingerci a fare di più: con la capacità di operare dei distinguo, delle scelte e mediare solo in favore e per il raggiungimento di interessi collettivi.

In questa sede, credo sia giusto ringraziare quei cittadini coraggiosi che fornendo informazioni utili alla magistratura e alle forze dell’ordine danno un contributo prezioso al nostro vivere civile. Li ringrazio, perché dall’altro lato, assistiamo ancora al cedimento morale -a vari livelli- di chi si compromette appellandosi in maniera ipocrita allo stato di bisogno.

Rinnovo qui, di fronte a Voi il mio impegno a starvi concretamente vicino, lavorando in Parlamento per un ulteriore rafforzamento in termini di uomini e mezzi.

Concludo, condividendo con voi questo pensiero.
Di recente sono rientrata da una missione negli Stati Uniti con la Commissione Parlamentare d’inchiesta Antimafia di cui faccio parte.
Mi ha colpito molto l’ammirazione che tutte le autorità e poliziotti americani nutrivano nei confronti della figura di Giovanni Falcone. Dopo così tanto tempo lo ricordano ancora commossi.
Ho pensato ai periodi bui della nostra Repubblica Italiana, in cui magistrati come Falcone sono stati lasciati soli, per poi diventare bersaglio della mafia.

Ecco questo non dovrà mai più accadere! Né a Catanzaro, né in Calabria né in alcuna parte d’Italia.
Non possiamo permettere alcuna delegittimazione istituzionale nei confronti di donne e uomini a servizio dello Stato.

L’impronta culturale che lasceremo alle future generazioni, dipenderà anche dal valore e dall’importanza che riconosceremo a coloro i quali -GIA’ OGGI- sono esempio e testimonianza di rettitudine. Rettitudine nel pensare, nel parlare e nell’agire.

Grazie per l’attenzione

Dep. Dalila Nesci
Commissione Parlamentare d’inchiesta Antimafia
Commissione Affari Sociali e Sanità