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CORONAVIRUS: RINFORZIAMO IL SISTEMA SANITARIO ITALIANO

 

 

Oggi in aula ho replicato al Ministro Boccia che rispondeva ad un nostro quesito sull’azione delle Regioni nella gestione dell’emergenza da Coronavirus. In particolare, le Regioni devono procedere all’emanazione  dell’ordinanza tipo predisposta dal Governo, in raccordo con la Conferenza delle Regioni, l’Istituto Superiore di Sanità e la Protezione Civile, per coordinare le azioni nei territori fuori dall’area del contagio da Coronavirus. La risposta ricevuta è rincuorante perché già sono state emanate le ordinanze di: Lazio, Puglia, Abruzzo, Molise, Sicilia, Campania, Toscana, Sardegna, Calabria, Basilicata, Umbria e della Provincia autonoma di Bolzano e via via anche le altre Regioni stanno provvedendo.

L’emergenza in atto ha messo in luce la necessità di garantire in maniera uniforme all’intero Servizio Sanitario Nazionale le risorse, i mezzi e il personale idoneo a far fronte ad una calamità sanitaria che non ha probabilmente precedenti nella storia unitaria del Paese.

I problemi che stiamo affrontando in queste settimane ci mostrano i limiti di un approccio “regionalistico”ad una emergenza di così vasta portata.

È un’evidenza di cui dobbiamo fare tesoro.

Riteniamo che la sinergia tra le Regioni sia l’unica strada per garantire la salute e l’accesso alle cure a tutti i cittadini, senza distinzione di provenienza geografica e tipo di patologia.

Certo, non avremmo mai voluto avere un’occasione del genere. Ma riteniamo sia doveroso, ora, cogliere questa opportunità per convogliare su un unico binario il nostro sistema sanitario e, in tal modo, tentare di rimediare all’evidente sperequazione tra le diverse Regioni italiane.
Doverosa è inoltre una riflessione di ordine generale: la Storia dell’Umanità ha conosciuto epidemie e pandemie in ogni epoca ma questa specifica emergenza sanitaria, diffusasi così rapidamente, è il frutto – amaro – della globalizzazione.

 

Se perciò siamo costretti a ritenere tale processo ormai ineluttabile dobbiamo, con la stessa lucidità, relegare al passato soluzioni emergenziali di tipo localistico. Si rivelerebbero assolutamente inefficaci, se non addirittura ridicole, di fronte a sfide planetarie.

 

In ragione di questa considerazione, non possiamo escludere che nell’immediato futuro saremo chiamati ad affrontare altre emergenze sanitarie della medesima portata.

Sarebbe miope, oltre che irresponsabile, lasciare che a rispondere siano ventuno servizi sanitari regionali, privi di coordinazione e con risorse non adeguatamente ripartite.

 

Lo Stato è e dovrà essere garante di un Servizio Sanitario Nazionale, universale, accessibile per ogni cittadino.

 

Questo è un tratto distintivo del livello della nostra civiltà.

E’ patrimonio della democrazia.

E’ fondamento della Repubblica.